Lo scrittore graziato
Boualem Sansal: “Gli altri detenuti mi chiamavano Leggenda, sogno di accompagnare il Presidente della Francia in Algeria”
Liberato dopo 361 giorni di carcere, lo scrittore fermato per la contesa sul Sahara Occidentale. "Milioni di algerini sono fuggiti e hanno paura di tornare, è una dittatura islamista"
Esteri - di Antonio Lamorte
Boualem Sansal sogna di potere accompagnare, prima o poi, il Presidente della Francia a Parigi per “una grande riconciliazione” tra i due Paesi. “Milioni di algerini sono fuggiti in Francia, Spagna, Germania, Italia, Canada, ovunque, e hanno paura di tornare in patria, perché quando arrivi all’aeroporto di Algeri basta un timbro ‘sbagliato’ sul passaporto e ti mettono in prigione. È una dittatura islamista”, ha raccontato lo scrittore in una lunga intervista al quotidiano Il Foglio dopo esser stato graziato e liberato: ha passato 361 giorni in carcere a Koléa, la “prigione dei dissidenti del regime di Algeri”, anche se malato di cancro alla prostata. Accusato di attentato all’unità nazionale, era stato condannato a cinque anni di carcere dalla Corte d’Appello prima di esser graziato dal precidente dell’Algeria Abdelmadjid Tebboune anche grazie mediazione del Presidente tedesco Frank-Walter Steinmeir.
Sansal era stato incarcerato il 16 novembre 2024, dopo esser stato fermato all’aeroporto di Algeri al rientro dalla Francia. È nato nel 1949 in Algeria e viveva a Boumerdès, vicino alla capitale. È stato alto funzionario del ministero dell’Industria algerino fino al 2003, ha vinto il Prix du premier Roman e il Prix Tropiques 1999 con il suo primo romanzo Le serment des barbares, il Grand Prix RTL-Lire 2008 con Le Village de l’Allemand, e il Grand Prix du roman 2015 de l’Académie française con 2084. La fine del mondo. È stato anche candidato al Premio Nobel per la Letteratura. In Italia è stato tradotto e pubblicato dalla casa editrice Neri Pozza.
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È noto, oltre che per le sue opere, per le sue posizioni contro il fondamentalismo islamico e anti governative, “per il suo coraggio e il suo impegno, è sempre stato una voce critica contro l’oppressione, l’ingiustizia e il totalitarismo islamico” come si leggeva nella descrizione allegata all’appello pubblicato sul quotidiano belga Le Point. A inizio luglio era stata confermata anche in appello la condanna a cinque anni di carcere per l’accusa di aver “minato l’unità nazionale, aver insultato un organismo costituito, pratiche che potrebbero danneggiare l’economia nazionale e possesso di video e pubblicazioni che minacciano la sicurezza e la stabilità del Paese”. Sansal aveva espresso posizioni critiche verso il regime algerino in un’intervista. L’arresto aveva aggravato la crisi diplomatica tra Algeria e Francia, le cui relazioni si erano deteriorate nel 2024 dopo che le autorità transalpine avevano deciso di riconoscere la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale, un territorio governato dal Marocco dove però opera un movimento indipendentista sostenuto da Algeri.
Sansal in un’intervista alla rivista di estrema destra francese, Frontières, aveva sostenuto che l’Algeria aveva ereditato territori in passato posseduti dal Marocco. “Per la prima volta nella mia vita ho scoperto la prigione, dopo il mio arresto il 16 novembre 2024 e cinque giorni di interrogatori. Mi sono ritrovato in un edificio gigantesco, costruito dai cinesi, a Koléa. Lì ti fotografano, ti spogliano, ti rasano a zero. Tagliarmi i capelli è stata la prima violenza del regime algerino nei miei confronti. Senza la mia coda di cavallo mi sentivo strano, senza forma”.
Aveva già criticato la corruzione, gli islamisti e l’arabizzazione dell’istruzione nella sua opera. Venne licenziato dal ministero dell’Industria. “Ero diventato l’uomo da abbattere, ho subito insulti e fatwe da parte degli islamisti”. Altri suoi libri sono stati censurati, è stato accusato di essere “amico di Israele”. Già quando era bambino, nel quartiere popolare di Belcourt, lo chiamavano “Rabbinet” per il suo rapporto con un rabbino e la frequentazione della sinagoga. “In carcere altri detenuti mi hanno soprannominato ‘La Leggenda’, perché ero un oppositore che aveva il sostegno della Francia, dell’Europa, del mondo libero. ‘Se si sono mobilitati per lui forse presto si mobiliteranno per schiacciare il regime algerino e saremo liberi’, dicevano alcuni. Mi vedevano come un simbolo di libertà, oltre a sostenermi psicologicamente, perché sapevano che ero malato”. Sansal ha ricevuto la Legion d’Onore dal presidente francese Emmanuel Macron. Potrebbe essere eletto all’Académie Française.