I contiani si sottraggono alla risoluzione

Il “campo largo” si sfalda sull’Iran, i 5 Stelle si sfilano sulla risoluzione unitaria contro le violenze

“Volevamo nero su bianco il no ad azioni militari contro Teheran”, dice il leader grillino. Oggi al Senato la risoluzione su Kiev: la Lega si allinea

Politica - di David Romoli

15 Gennaio 2026 alle 09:00

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Foto Mauro Scrobogna / LaPresse
Foto Mauro Scrobogna / LaPresse

A palazzo Madama, stamattina, il ministro Crosetto informerà il Senato su riarmo e aiuti all’Ucraina. A partire naturalmente dal dl sugli aiuti all’Ucraina incardinato ieri nelle commissioni Esteri e Difesa della Camera per la conversione. Al Senato, dopo l’informativa, si voteranno le risoluzioni sull’Ucraina e la maggioranza sarà compatta, nonostante gli appelli a favore del pollice verso del generale Vannacci, caduti nel vuoto. “Non ci sono dubbi sul voto favorevole della Lega sia sul dl che sulla Risoluzione. La ho letta ed è molto equilibrata. Si parla di difesa, non di offesa e di guerra”. Borghi, fedelissimo del capo ma tentato dal voto in dissenso conferma che appoggerà la risoluzione mentre rinvia sul Dl: “Vedremo”.

In realtà, nella sostanza, il testo non si scosta dal decreto varato da Draghi nel 2022 e poi prorogato senza modifiche nei due anni seguenti. Si parla esplicitamente di aiuti militari, la proroga è annuale, fino al prossimo 31 dicembre, resta, salvo emendamenti, la secretazione rigida sui contenuti dei pacchetti inviati a Kiev, dodici sinora. Qualche concessione semantica a Salvini però stavolta c’è, per consentire al capo leghista di votare senza perdere la faccia dopo le sparate di dicembre. Insomma, il copione si ripete. Salvini strepita alla vigilia ma al momento buono si adegua. La maggioranza sarà unita oggi sulla sua risoluzione e poi di nuovo al momento della conversione del decreto.

Il centrosinistra si presenterà invece ancora una volta in ordine sparso, ciascuno con la propria risoluzione. Quella del Pd, anticipa il capogruppo Boccia, “sottolinea il salto di qualità dell’impegno europeo, in verità di Parigi e Berlino ma non di Roma. Realismo e fermezza, difesa del diritto internazionale, rafforzamento del ruolo dell’Europa: su questo chiediamo al governo italiano un maggior impegno”.
Con quell’elogio sonoro alla linea franco-tedesca, la Risoluzione del Pd suona come sostegno ai Volenterosi e condanna del governo italiano per non essersi unito a quel gruppo. Formalmente l’Italia ne fa parte, però senza aderire alla ragion d’essere stessa del format: l’invio di truppe in Ucraina con funzioni di peacekeeping quando si sarà arrivati alla pace o almeno a una tregua. Per quanto le due anime del Campo Largo si sforzino di occultarlo, però, una simile posizione è distante da quella del M5s e anche di Avs.

Non è l’unico fossato che divide il centrosinistra quando si arriva alla politica estera. Sul blitz di Caracas e sull’arresto di Maduro le posizioni sono in realtà vicine e conciliabili, quasi identiche. Sull’Iran di meno. Il Nazareno si è deciso con un certo ritardo a schierarsi apertamente sulla rivolta in Iran ma quando lo ha fatto ha adoperato toni ben più decisi di Conte. Il leader del Movimento, alla fine, ha dichiarato a propria volta solidarietà “con i giovani iraniani che chiedono di vivere in un Paese libero” ma accentuando soprattutto il fermo No del Movimento a un eventuale intervento americano. Anche Pd e Avs concordano nel bocciare l’eventuale attacco americano e/o israeliano. Però sostengono con molto maggior decisione le proteste. La distanza è stata confermata ieri dai fatti, anzi dai voti al Senato.

Nella commissione Esteri del Senato è stata messa ai voti una risoluzione unitaria di condanna del regime iraniano presentata da Stefania Craxi. La hanno votata quasi tutti. Il presidente dei senatori del Pd Boccia ha attribuito al suo partito il “protagonismo” nel “lavoro che ha portato a questo documento bipartisan”. Solo che i 5S, non la hanno votata. Si sono astenuti. “La avremmo votata perché siamo al fianco di chi si ribella al regime iraniano. Avevamo però semplicemente chiesto di mettere nero su bianco la contrarietà ad azioni militari unilaterali, fuori dal quadro del diritto internazionale”, spiega Conte.

In realtà, trattandosi di una mozione bipartisan e non essendo affatto la destra altrettanto drastica sull’eventuale intervento americano, la “semplice richiesta” era un modo per sfilarsi dalla posizione unitaria. La sventagliata di Risoluzioni delle opposizioni oggi sull’Ucraina sottolineerà ulteriormente che il fianco esposto del Campo largo, quello sul quale prima di avvicinarsi alle elezioni Elly, Conte e Fratoianni dovranno trovare una linea comune resta la politica estera. Non è poco, specialmente di questi tempi.

15 Gennaio 2026

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