La morte a 91 anni

Brigitte Bardot, a 91 anni se ne va un mito che è stata Marianne ma anche regina

Lo scultore Aslan la volle come modella per scolpire la donna simbolo della Francia repubblicana. Marguerite Duras la issò sul trono

Spettacoli - di Susanna Schimperna

30 Dicembre 2025 alle 15:30

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Brigitte Bardot, a 91 anni se ne va un mito che è stata Marianne ma anche regina

Dicembre 1957. Brigitte Bardot è già famosissima. Ha girato venti film (con Gèlin, Guitry, Bonnard, Allégret, Clair, Steno, Vadim), sta per iniziare le riprese del ventunesimo, diretto da Claude Autant-Lara, ed è in un costante stato di ansia. Ha paura del regista, un tipo con cui non si può scherzare né discutere, e ancora di più di recitare al fianco di Edwige Feuillère e Jean Gabin, mostri sacri di fronte ai quali si sente inadeguata, quasi una nullità.

Non l’ha mai confessato a nessuno, ma pensa di non essere affatto un’attrice: soltanto una ragazza che o se ne infischia e segue il testo in modo piatto, senza sforzarsi, o si cala nel personaggio fino a starci male, quasi a distruggersi, scambiando la finzione per realtà. La sera, dopo la prova costumi e sempre più spaventata perché si avvicina il giorno del primo ciak, torna a casa a pezzi e puntualmente pensa che non ce la farà. Jean Louis Trintignant, che pure la ama moltissimo, e i cani Clown e Guapa, che l’adorano proprio e le si buttano in braccio, non riescono a consolarla. Questo lo scenario, quando arriva la telefonata di Gilbert Bécaud. Lui in quel momento è forse il cantante più amato di Francia, e lei la donna più desiderata dai francesi. Le propone di girare insieme lo show televisivo di fine anno, ed è subito colpo di fulmine. Reciproco. Gil, come lo chiama Brigitte, la ricopre di fiori, bigliettini, sorprese, ma non può starle accanto quanto lei vorrebbe perché è sposato e tiene alla sua reputazione più che a ogni altra cosa. Brigitte vive aspettandolo e guardando il telefono, finché una notte prende varie pillole di Immenoctal. Ogni singhiozzo una pillola. Le inghiotte tutte. Più tardi Gil la chiama e, accorgendosi della voce impastata, si spaventa e ha la prontezza di spirito di tenerla al telefono mentre intanto fa correre da lei un dottore. Il medico la trova in coma. La salva. È il secondo tentativo di suicidio per la ventitreenne (il primo è stato quando i suoi volevano mandarla in collegio e non farle frequentare quello che invece diventerà suo marito, lo squattrinato Roger Vadim, molto più grande di lei e in odore di comunismo). Di nessuno dei due episodi è fortunatamente arrivata notizia ai giornali, che quando invece sapranno, perché Brigitte ci riproverà altre volte, si scateneranno con una malevolenza simile all’odio.

Gil adesso è più presente, più tenero. Una notte si fa trovare a casa di Brigitte, seduto al pianoforte: ha appena creato per lei una canzone, Croquemitoufle. Ma presto finisce tutto. Nello spazio di una sera, a Ginevra. Brigitte è andata lì per lui, ma lui non ha tempo, la lascia ad aspettare ore nel suo camerino, poi alle due del mattino la fa prelevare dal segretario, che la conduce in macchina vicino al ristorante dove Bécaud sta cenando con gli amici. Lì parcheggiata, sola, infreddolita e affamata, senza poter scendere nella neve perché ha i tacchi alti e non sa dove sia il ristorante, Brigitte si guarda intorno e non vede nemmeno un taxi. Accende allora radio a tutto volume e spalanca i finestrini, svegliando tutti e provocando l’arrivo della polizia. Chiamato dai poliziotti arriva anche Gil insieme al suo segretario. Gil è furibondo, il segretario terrorizzato, Brigitte soddisfatta. Il resto della notte lo passano in albergo, ma al mattino lei prende un treno per Parigi senza dire nulla, lasciare un biglietto, niente di niente. Non risponderà più nemmeno al telefono, e lui smetterà di chiamare quando gli risponderà Raf Vallone. Si rivedranno anni dopo in occasione di un altro show: nessuna emozione, si ignoreranno. Brigitte però avrà per sempre l’idea di aver incontrato un uomo e un artista eccezionale, e quando il suo fidanzato Sacha Distel, ottimo chitarrista, si metterà in testa di comporre e cantare, lei si dispererà tappandosi le orecchie e penserà a Gil, lui sì, grande, unico, benedetto da un talento meraviglioso.

La rottura con Bécaud le fa guadagnare un altro brano dedicato a lei: dato che appena tornata da Ginevra la prima cosa che fa è di spostare i mobili, Jean-Max Rivière scrive per lei On déménage, si trasloca. L’amicizia con Rivière è iniziata casa dei genitori di Brigitte un giorno in cui, distrutta per la lontananza di Trintignant che è partito per il servizio militare, lei è andata a trovarli e il padre, Pilou, le ha presentato questo diciannovenne, subito rinominato Maxou. Rivière scriverà per Brigitte molte canzoni, tra cui La Mandrague (il nome della villa di B.B. a Saint-Tropez) e C’est rigolo. A proposito di Trintignant, lei farà di tutto per evitargli la leva, eccetto andare a letto col funzionario che le ha proposto quel baratto, addirittura minacciandola: se non passerà la notte con lui, Trintignant verrà spedito in Algeria. Umiliarsi per gli uomini che ama sì, rincorrerli, mantenerli, perdonarli cento e cento volte sì, perché lei ha l’orrore della solitudine, è sentimentalmente dipendente, del tutto incapace di restare da sola sia pure per poche ore. Ne è consapevole, non si stima per questo, si dà della scema e peggio. Ma il sesso è l’ultimo dei suoi interessi, lei vuole amore e tenerezza, e su due punti è rigidissima: non si va a letto con qualcuno per ottenere qualcosa, e non ci si mostra nude sullo schermo. Sarà costretta dalla vanità ad ammorbidirsi, una volta, sul secondo punto. Avevano preso una controfigura per girare una scena di nudo, ma la ragazza aveva il sedere così basso che all’idea che gli spettatori la scambiassero per lei si è sentita costretta a spogliarsi.

Insicura è dire poco, quando si parla di Brigitte. Da piccola le sembrava che i genitori, la sorella Mijanou, tutti intorno a lei fossero belli, e non si capacitava della sua bruttezza. Era arrivata a domandarsi se non l’avessero adottata. Occhiali per la miopia, apparecchio per correggere i denti in fuori, capelli castani simili a fili di ferro. La madre rinforzava la folle convinzione, dicendole che era «ingrata nel corpo e nelle azioni». Una volta diventata grande e presto famosa, continua a meravigliarsi che un uomo possa interessarsi a lei, trovarla bella, e gliene è infinitamente grata. Per molti anni va a dormire con il mascara sulle ciglia, per paura che struccandosi completamente l’uomo accanto la trovi orribile. Quando viene presentata alla regina Elisabetta c’è anche Marilyn, e Brigitte pensa che sì, quella è veramente una donna bella, e vorrebbe tanto essere lei, avere la sua personalità, il suo carattere. Nemmeno per un attimo ne intuisce la fragilità, forse addirittura superiore alla sua. D’altra parte, l’intuito non è tra le qualità di Brigitte, regolarmente in crisi per uomini che la usano come trofeo, la sfruttano, la tradiscono. Arrivano a picchiarla, come nel caso del secondo marito Jacques Charrier, padre del suo unico figlio (Charrier le intenterà causa perché ha raccontato nell’autobiografia di un suo schiaffo che la fece cadere a terra e sbattere contro un armadietto), e poi del giovane, arrogante e inconsistente Patrick Gilles. Al meglio, sono così deboli che cercano di appoggiarsi a una debole come lei. Diverso è Gunter Sachs, il miliardario tedesco che la sposa forse per scommessa. Ma il periodo con lui è un incubo, anche se Brigitte continuerà a volergli bene per tutta la vita, e a pensare che soltanto da lui e a momenti si è sentita protetta, al sicuro.

Non è dunque semplicemente la bellezza, o per la precisione la mancanza di bellezza, a far sentire Brigitte carente, non all’altezza, quasi un’impostora. C’è l’idea di non essere una vera attrice, nonostante persino i critici più prevenuti la osannino in varie occasioni, per esempio per l’interpretazione appassionata di Dominique Marceau ne La Verità di Clouzot, dove il lungo monologo non lo recita, lo vive, perché è disperata quanto il personaggio, e Clouzot non glielo fa ripetere, buona la prima, con la troupe che applaude e piange. È ipercritica anche sulle sue capacità musicali. Ha comprato una chitarra e le piace molto suonarla, si accompagna spesso quando canta, ma dichiara «Ho passato la vita a spigolare accordi a destra e a manca, niente di più». Eppure, Marguerite Duras ha scritto su France-Observateur un articolo che è un inno, intitolato “La regina Bardot”, Raymond Cartier ha pubblicato su Paris-Match un altro pezzo che la osanna, “B.B., fenomeno sociale”, ed è stata invitata al serissimo programma tv Cinq Colonnes à la une, riuscendo a tenere testa per un’ora in diretta a quattro giornalisti che avevano preparato per lei trappole di ogni tipo. Alla fine del 1960, lo scultore Aslan la vuole come modella per la sua Marianne, simbolo della Francia, che da allora troneggia in quasi tutti i municipi del Paese. Una consacrazione. Le basta? Riesce a piacersi, a capire che è amata, che può bastare a se stessa? Mai.

Il rapporto con la musica prosegue ininterrotto ma in solitudine, attraverso gli autori che scrivono per lei, la chitarra con cui cerca di scacciare la solitudine, gli uomini che le sono accanto e che spesso, guarda un po’, scoprono stando con lei di voler cantare, non solo Distel, ma Charrier prima di lui, e altri dopo. Naturalmente non è così per Serge Gainsbourg, conosciuto quando è ancora sposata con Gunter. Lui è già Gainsbourg, lei ne è intimidita. Ma prima di questo incontro ci sono due tappe importanti per B.B. cantante: su insistenza di Claude Bolling e di Jean-Max Rivière, si convince a registrare Mandrague, il brano che Maxou ha scritto per lei insieme a Faite pour dormir, e canta in pubblico per la prima volta, 1961, in occasione del nuovo anno, nello show diretto da François Chamtel Bonne année Brigitte. Si tratta di una prestazione gratuita, un regalo che ha voluto fare ai telespettatori. I maggior compositori francesi scriveranno poi su misura per lei altre canzoni, che canterà o ballerà nello Show Bardot di fine anno, in onda il 1° gennaio ‘68: Bolling, Bourgeois, Bernheim, Gainsbourg, Nino Ferrer. Con Ferrer ci sarà una storia d’amore, e lui le dedicherà Libellule et Papillon, una canzone che B.B. definisce subito «degna delle canzoni di Gainsbourg» ma che non incide. Curiosamente, il brano avrà lo stesso destino di quello, più famoso, di Gainsbourg: qualche anno dopo verrà registrato dalla compagna di Ferrer.

Serge Gainsboourg, dunque. Le ha telefonato per dirle che vuole farle sentire qualcosa, le suona al piano Harley Davidson e lei prova a canticchiarla, poi ride: non ha mai guidato una moto in vita sua. Be’, nemmeno io, risponde Gainsbourg. Si innamorano ma Brigitte non riesce a lasciare Gunter, e quando il marito riunisce gli amici per vedere lo show e quelli commentano la bruttezza di Gainsbourg e ridono, lei piange. Gunter, che sa tutto, è su tutte le furie, l’accusa di essersi messa con quel “Quasimodo saltimbanco” per coprirlo di ridicolo. Gainsbourg ha scritto per Brigitte anche Bonnie and Clyde e Je t’aime, moi non plus, e sarà la prima a venire incisa al posto della seconda, perché, trasmessa solo una volta per radio, Je t’aime ha fatto impazzire di rabbia Gunter, che minaccia uno scandalo. Tutti conoscono la sorte di quella canzone – innamoratosi di Jane Birkin, Gainsbourg la inciderà con lei, e sarà un successo mondiale –, ma pochi sanno che prima che Brigitte partisse per la Spagna dove doveva girare Shalako, lui le riempì la valigia di frasi d’amore scritte su spartiti musicali, lei allora si punse un indice e col sangue scrisse su un foglio “je t’aime”, e allora lui fece altrettanto e col suo sangue scrisse “moi non plus”…

La storia con Gainsbourg finisce quel giorno, con quel gesto esaltato. Ma loro ancora non lo sanno. Quando lei è lontana, Gainsbourg le scrive ancora un brano, Initials B.B., titolo che molti anni dopo Brigitte userà per la sua autobiografia (in italiano diventerà Mi chiamano B.B, ed. Bompiani, 1997). Sapere che Gainsbourg fa coppia con la Birkin getta per l’ennesima volta Brigitte nel panico. «Mi sembrò di morire, me la presi con me stessa per la mia viltà, la mia mancanza di decisione, il mio vizio di credere che tutto mi fosse dovuto». La donna che tutti credono vanesia e sciocca non solo è capace di autocritica, ma è pronta a farsi a pezzi più di quanto riescano a fare i giornalisti che la detestano, e che non sono né pochi né poco agguerriti (uno per tutti: Jean-François Devay di France-Soir, che in seguito a un ritardo di lei a un appuntamento ha giurato che la distruggerà, e in effetti ci proverà per tutta la vita).

Amori, film, viaggi, avventure di ogni tipo che ne mettono a rischio la vita, soprattutto per mare, non bastassero i tentativi di suicidio. Una volta la trovano per vero miracolo, distesa sulla neve con le vene dei polsi recise e piena di pillole, e finisce chiusa in una stanza con le sbarre alle finestre, immobilizzata da una camicia di forza, sgridata e disprezzata dallo psichiatra che dovrebbe curarla. Accompagnano intanto ogni sua giornata, e già da tempo, la preoccupazione e la generosa attenzione verso gli animali e quelle che lei chiama “le mie vecchiette”. La madre borbotta, pensa che prima o poi resterà senza un soldo, ma lei continua a rispondere agli appelli disperati che le arrivano da persone anziane e malate, le va a trovare, cerca di esaudire i loro sogni, e compra case per le sue domestiche ormai anziane e sole, le ricopre d’affetto, sta quasi più tempo con loro che sul set. E gli animali, poi. Da quando è scappata dal castello di una viscontessa che aveva organizzato una battuta di caccia, sdegnata e disgustata di fronte al cadavere insanguinato del cervo abbandonato nel cortile mentre i cacciatori ridono e brindano («Provavo quello che aveva provato il cervo: l’angoscia, la paura, il panico»), ogni animale che incontra ha da lei cibo e carezze, quando non riesce addirittura a farsi adottare, cane o gatto o capra che sia, e l’impegno animalista diventa sempre più grande, con azioni precise, richieste ai politici, progetti e denunce. Se non serve a portare almeno un po’ di bene a chi viene trattato in modo disumano, a che pro essere popolari, chiamarsi Brigitte Bardot?

Giscard D’Estaing, che B.B. ha conosciuto sulla neve anni prima (lei stava giocando col suo cane, lui aveva pensato che invece il cane la stesse aggredendo e si era precipitato a soccorrerla, ricavandone un morso), una volta diventato Presidente l’aiuta in molte battaglie animaliste, come vietare l’importazione di pelli di cuccioli di foca e far cessare i test di Lyon-Barron per testare le cinture di sicurezza, che consistevano nello scagliare animali vivi e coscienti legati a un sedile contro un muro di cemento a velocità vertiginosa. Brigitte e la politica, a questo punto. Impossibile non parlarne, perché le sue posizioni contro lo sgozzamento dei montoni praticato dai musulmani hanno sollevato contro di lei un’ondata di indignazione e accuse di antislamismo (dimenticando che lo stesso orrore e la stessa esecrazione B.B. l’ha espressa sulla procedura di macellazione ebraica, e che già negli anni Sessanta era andata dall’allora Ministro dell’Interno per proporgli dei tipi di pistole con cui almeno stordire gli animali prima che vengano macellati).

Dichiaratamente di destra, Brigitte ha sempre avuto il mito di De Gaulle (incontrato la prima volta insieme a Gunter Sachs alla “Serata delle Arti”: lei è la prima donna ad entrare all’Eliseo in pantaloni), ha odiato il Maggio Francese vedendoci soltanto voglia di distruzione, maleducazione, promiscuità e perdita delle tradizioni, degrado, droga, e aveva accettato Pompidou, che pure conosceva bene, come il male minore. Le esternazioni contro l’Islam, per le quali è stata più volte denunciata e due volte condannata, nascono da questo amore romantico e nazionalistico insieme per una Francia di cui teme l’islamizzazione. D’altra parte, lei è di destra da sempre, convintamente e profondamente. Anche nella pruderie. Scriverà nella sua autobiografia: «Sono proprio contenta di aver abbandonato il cinema quando il talento degli attori cominciava a misurarsi sul modo in cui allargavano le gambe, nudi, sbaciucchiandosi dappertutto sotto l’occhio complice di una cinepresa guardona».

Si ritira nel ’73, dopo aver girato Colinot l’alzasottane per la regia di Nina Companeez. In una scena sono necessarie due caprette, le porta una contadina. Brigitte si informa su quale sarà la loro sorte e, saputo che una è destinata a essere rosolata allo spiedo di lì a pochi giorni, la compra. In albergo le fanno storie infinite, la capretta finisce a dormire sul letto di Brigitte insieme al cane, e all’ora della passeggiata eccola al guinzaglio, il cane da una parte e lei dall’altra. I giornali, quando Brigitte annuncia che col cinema ha chiuso, titolano: “B.B. lascia il cinema per una capra”. In effetti, non volendo, hanno colto la verità. Nell’ultima scena di Colinot lei ha un colombo in mano, e se è una coincidenza, è una coincidenza significativa.

Estimatrice di Marie Le Pen, moglie dal 1992 dell’esponente del Fronte Nazionale Bernard d’Ormale, Brigitte ormai è diventata un bersaglio di chi rivendica libertà d’opinione solo per sé e per chi la pensa come lui. L’hanno accusata pure di essere omofoba, cosa che non è mai stata nemmeno negli anni in cui gli omosessuali erano additati, sbeffeggiati ed esclusi dalle cariche pubbliche. Quando vogliono essere comprensivi, i giornalisti ne parlano come di una vecchia gloria ormai andata di testa. Motivo e insieme prova certa di questa demenza sarebbe la sua fissazione per gli animali. E lei? Se ne infischia. Va avanti con le sue battaglie, con la sua Fondation Brigitte Bardot che solo nel 2022 ha salvato 2mila animali e ha sovvenzionato le cure di altri 10mila. L’insicurezza forse c’è ancora, ma non conta più, dimenticata nel “fare”, nell’impegno animalista che l’assorbe completamente.

Il 28 settembre Brigitte ha compiuto 91 anni, ed è una delle pochissime attrici, e l’unica vera star, a non aver mai fatto visita a un chirurgo plastico. Ha vissuto l’esistenza semplice che ha sempre sognato, votata alla causa animalista come a una religione. Si sa che tra le mura della sua casa ha continuato a cantare accompagnandosi alla chitarra. Chissà se aveva imparato altri accordi.

30 Dicembre 2025

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