Polemiche natalizie

Presepe senza volti, ma tutto questo Salvini non lo sa…

Salvini condanna il “presepe senza volti”. Chiama a testimone la tradizione, si improvvisa antropologo e chiede sdegno per la violazione della tradizione giudaico cristiana. I social lo seguono. Ma..

Politica - di Fulvio Abbate

18 Dicembre 2025 alle 18:30

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Presepe senza volti, ma tutto questo Salvini non lo sa…

Uno spettro si aggira per l’Europa, nel nostro caso è lo spettro del presepe ritenuto osceno, un insulto al sacro canonico. Matteo Salvini, assumendo l’abito del custode delle tradizioni popolari della cristianità, presente a Bruxelles, in Grand Place, “nel cuore dell’Europa”, lamenta un “presepe senza volti”. Interrogandosi così sulla perdita iconica e identitaria del presepe stesso. “Inclusivo o tristarello? Lascio a voi ogni commento. Viva il presepe, viva il Santo Natale, viva le nostre tradizioni!”, conclude, suggerendo doveroso sdegno, indossando i panni ulteriori del demologo dilettante, sì, un Ernesto De Martino, se non proprio Claude Lévi-Strauss, rielaborato e corretto nella doverosa accezione leghista, davanti al “Natale fantasma”, sempre parole del nostro vicepremier. Il suo appello, consegnato all’agorà dei social, ne tocca istintivamente il pubblico di riferimento. La signora Francesca Parisi, per esempio, amante delle maiuscole declamatorie, non nutre dubbi: “Che inclusività? Voglio il Natale!!! Voglio l’Italia, voglio la Madonna, voglio Giuseppe, voglio Gesù Bambino, voglio il Crocifisso… VOGLIO le tradizioni popolari; Voglio tutto quello in cui tutti crediamo: AMORE per l’Italia; Voglio anzi VOGLIAMO la nostra Italia senza piegarci all’inclusione – altro non è che una dittatura – VOGLIAMO la NOSTRA libertà”.

Peccato che un altro utente, di sicuro non meno interessato alle verità tradizionali, le faccia notare che la bandiera da lei postata per dare forza identitaria al discorso non è esattamente il nostro tricolore, semmai il vessillo irlandese: arancio in luogo del rosso. O forse si tratta, suggerisce un altro partecipante alla discussione che si fa Babele, della bandiera della Costa D’Avorio. Rimane, agli occhi di Salvini, “che il cuore delle istituzioni europee e della tradizione giudaico-cristiana abbia le pezze al posto dei volti…”. Un vulnus al senso stesso del mistero della Natività. Poco oltre, ragionando invece d’altro presepe, allestito in questo caso nei pressi del municipio di Senigallia, alcuni lamentano che la statua di san Giuseppe mostri “tratti femminili”. Assodate le critiche, sembra che l’amministrazione comunale stia con amarezza valutando di richiedere alcune modifiche all’autrice dell’intera composizione. Il San Giuseppe in oggetto, tratti somatici a parte, indossa per giunta un “abito di foggia femminile, non ha la barba e sembra avere il mascara intorno agli occhi”. Tutte obiezioni che Romina Fiorani, dell’Atelier della Ceramica, smentisce in modo deciso.

Contestualmente, con solerzia non meno puntuale del suo leader, una leghista locale, Lucia Pucci, fa esplicita richiesta al sindaco Massimo Olivetti di rimuovere il presepe ai suoi occhi improprio: “La tradizione va rispettata e questa è un’interpretazione blasfema di san Giuseppe. Non voglio sembrare bigotta o razzista, ma secondo me il presepe è quello tradizionale”. Opinione condivisa, a tambur battente, anche dal consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Massimo Montesi.

Commentando l’intero caso, Luciana Littizzetto, ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”, sul 9, rilevava che il san Giuseppe di Senigallia “è un incrocio tra Nicole Kidman ed Elodie”. Si tratta però di commenti ispirati a una forma di cabaret occasionale che, se ci è concesso, non investono il vero nodo della faccenda. Il presepe, lo vogliano o meno l’inenarrabile Matteo Salvini e ancora l’ultimo degli assessori anonimi o perfino la casalinga di Cantuccio Ermenate che, sebbene ignori la progressione cromatica esatta della bandiera nazionale, ritiene comunque che sia in atto una indicibile effrazione alle tradizioni, appunto, giudaico-cristiane da destinare in forma di arredo temporaneo festivo alla “tavernetta” se non al “grottino” di casa, il presepe, va detto, così come ogni plastico affrontato con perizia da modellisti, poco importa se ferroviario o destinato a restituire un campo di battaglia – Waterloo o Austerlitz o la spiaggia di Omaha o Juno Beach, fa lo stesso – dovrebbe essere il regno incantato del possibile e del fantastico, trascendendo la storia e i canoni stessi; viene in mente in questo senso, e non sembri un riferimento improprio, il circo realizzato con fil di ferro e altri materiali non meno “poveri” dallo scultore Alexander Calder.

Esisteranno pure alcune figure canoniche irrinunciabili per l’intera composizione della scena – bue, asinello, magi, angelo dell’annuncio sospeso a mezz’aria, e ancora muschio e stagnola e carta lucide per il cielo stellato, e oche e l’immancabile falegname che sta lì accanto al bottaio non lontano dal ruscello – ma nulla esclude che, in via d’allestimento, non possano entrare a far parte dell’intero diorama perfino i Simpson o l’ultima delle sorpresine giunte da un ordinario ovetto Kinder. D’altronde, non è necessario neppure avere contezza minima di studi antropologici per ricordare che il sincretismo fa ampiamente parte del racconto popolare: addirittura nei presepi che fioriscono nelle piazze di certi ex protettorati francesi del tempo coloniale perfino la Citroën “Ami 6” della moglie dell’ex governatore può rientrare nell’insieme del racconto. E non si è detto di San Gregorio Armeno, la via dei presepi di Napoli, dove, accanto a Maradona, c’è modo di trovare perfino la statuetta di Alfonso Signorini e dei tronisti di Maria De Filippi. Ma forse, parafrasando la canzone, tutto questo Salvini non lo sa.

18 Dicembre 2025

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