L'intervista al filmmaker

Gesù Cristo di Napoli: la città brand nei trailer virali di Ugo Di Fenza, ma il turismo e Maradona non la salveranno

Gesù contro la Camorra, contro Maradona, contro gli influencer nella città che cambia, invasa dai Turisti Giganti. “Prima incontrare uno straniero era una novità, adesso al bar sotto casa trovo chiunque da ogni parte del mondo”. Migliaia di visualizzazioni tra ia e overtourism

Cultura - di Antonio Lamorte

21 Novembre 2025 alle 14:34

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FOTO PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTORE
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Gesù in sella a una vespa azzurra e scudettata, che mangia una pizza e che si piglia collera, che apre un profilo sui social per sfidare gli influencer, che buca un pallone con la corona di spine, che lancia l’iconoclastia sul culto maradoniano. “Lui veniva dai bassifondi come noi”, dice un tifoso. “Ma io sono nato in una stalla!” Sipario. Anzi no, perché ci ha preso gusto Ugo Di Fenza, che ha raggiunto viralità e raccolto lodi con questi video su Gesù Cristo a Napoli, che scende a Napoli, che vuole salvare Napoli, redimere Napoli da camorristi, influencer, idolatria. E che non si fa capace: di quello che trova, di chi incontra, delle reazioni degli umani. Fa ridere – come si dice – ma anche riflettere sull’attualità. Perché non è vero che i napoletani non sono autoironici, che si offendono tutti per La Zanzara, perché mostra le impressionanti capacità dell’intelligenza artificiale e perché – nonostante l’ipertrofico e bulimico racconto della città-brand – emerge più in questi brevi trailer che tra tutte le serie tv e le fiction il racconto della tendenza che sta stravolgendo parti consistenti della città.

“Perché Gesù? È un bel personaggio, mette in campo molte dicotomie tra presente e passato, umano e divino, bene e male, giusto o sbagliato. E ha degli elementi che si prestano molto all’azione. E poi l’ia lo fa bene, possiamo dire che è molto figo”, dice a L’Unità Di Fenza, regista e autore, filmmaker, già regista di branded content, che con i suoi video ha arrevotato, come si dice a Napoli, ha scassato, come diceva l’ex sindaco populista di sinistra Luigi De Magistris. Quello della rinascita, della riscoperta dell’orgoglio e della dimensione internazionale dopo la crisi di rifiuti e le guerre di Camorra. In pochi anni quella stessa città è diventata, secondo i dati del Comune, destinazione per 14 milioni e mezzo di arrivi solo nel 2024. L’assessore al Bilancio Pier Paolo Baretta ha parlato 2,5 milioni di pernottamenti negli alberghi e 4 milioni nell’extra alberghiero, un dato in aumento rispetto agli anni precedenti. Si parla di overtourism.

 

 

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“Prima incontrare uno straniero in Centro Storico era una novità, adesso scendo al bar sotto casa e trovo chiunque da ogni parte del mondo”, dice Di Fenza che vive a Porta Capuana, zona nei pressi della Stazione Centrale ma attaccata al Centro Storico Patrimonio Unesco e riempito ogni giorno dai turisti. Dov’è possibile trovare sia b’n’b in posizione strategica che gli immigrati che si prendono a bottigliate, siringhe per terra e locali storici o aperti recentemente pronti a offrire le specialità del posto. “Stiamo vivendo una grande trasformazione. Sono zone estremamente popolari che grazie al turismo si stanno sviluppando. È esploso tutto dopo il covid e ancora di più con il terzo Scudetto vinto dal Napoli (stagione 2022/2023, ndr). Ho l’impressione che spesso i turisti non capiscano bene dove si trovano, diciamo che assisto spesso a scene molto folkloristiche”.

Anche Gesù è spaesato davanti a un grottesco ma assolutamente reale “Spritz di Maradona”, quando conosce la moda e l’ascesa di pittoreschi e improbabili influencer, quando trova i camorristi che con disinvoltura sversano i rifiuti impunemente. “Quello che mi interessa e che mi diverte è farlo rapportare a realtà ed episodi che non conosce. Immaginavo anche un incontro con San Gennaro, che gli farebbe da guida in città. Lo stavo per mettere in un video ma credo meriti un episodio tutto suo. Si può pensare a uno scontro ma io non la vedo così, li vedo alleati, anche se in effetti i santi sono proprio esseri umani”. Se si pensa a tutti gli stereotipi, i personaggi storici e pop legati alla città, la saga potrebbe essere potenzialmente infinita.

A popolare questi trailer, inconsapevolmente o meno, è il cambiamento degli ultimi anni. Prima ancora di Gesù, in un altro video, Napoli era preda da Turisti Giganti che a colpi di pizze fritte, limonate a cosce aperte e babbà stavano divorando la città. E una squadra di Supereroi alati la difendeva sciabolando direttamente alla gola. “Napoli è diventata un brand, perfino i bassi sono diventati cool. Il turismo non è ancora così raccontato perché forse è ancora troppo presto. Ma alcune persone che potevano prendere altre strade si sono adeguate. Dobbiamo comunque difendere la nostra identità”.

 

 

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È ancora vivo il ricordo di alcune zone solo pochi anni fa off-limits per servizi e reputazione, oggi invece invase da visitatori e consumatori. La convenienza degli affitti brevi (oltre 10mila, cresciuti dell’800% negli ultimi nove anni, la stragrande maggioranza dei quali in Centro Storico) ha fatto lievitare quelli lunghi del 38%. E infatti il Comune ha provato a bloccarne la proliferazione con un nuovo regolamento così come ha provato a farlo con le attività ricettive, che però spesso si travestono da ambienti culturali pur di aprire. Per fare spazio a ristoranti, friggitorie, spritzerie e negozi di souvenir, dal centro storico hanno sloggiato famiglie, botteghe artigiane, piccole attività commerciali e studenti universitari. Senza considerare i lavoratori malpagati e gli interessi della criminalità organizzata. Anche queste nuova opportunità è al tempo stesso salvezza e maledizione.

Chi meglio di Gesù Cristo poteva allora intervenire a salvare – ammesso che debba essere salvata, certo – quel “Paradiso abitato da Diavoli”, come da citazione superinflazionata di Benedetto Croce? Così sono usciti Gesù contro la Camorra, Gesù contro Maradona, Gesù contro gli influencer, in stile manga giapponese. Cristo che cerca consiglio da Rita De Crescenzo, ospite in radio da Giuseppe Cruciani, inseguito come un “cialtrone” da Francesco Emilio Borrelli, intervistato da Francesca Fagnani. “Che bestia si sente?” e quello “l’Agnello di dio che toglie i peccati del mondo”. E giustamente. E lodi sperticate, migliaia di visualizzazioni, complimenti esagerati. Non sarebbe stato possibile senza Intelligenza Artificiale.

 

 

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“È un argomento che fa paura: effettivamente abbatte i costi, i produttori non vedono l’ora”. Amazon ha appena annunciato un taglio di oltre 30mila posti anche grazie all’ia, un sondaggio del British Standards Institution pubblicato dal Guardian ha riportato che il 41% delle aziende interpellate tra USA, UK, Cina, Giappone, Australia e Germania si rivolge all’ia quando si verifica una nuova necessità lavorativa invece che ricorrere a nuove assunzioni. Si parla di jobpocalipse e GenAI Anxiety. “Personalmente ho sempre lavorato con le nuove tecnologie, mi sono sempre adeguato, l’ia mi permette di fare cose che altrimenti non avrei potuto. È brutto non collaborare ma offre comunque la possibilità di sviluppare lavori che altrimenti non potresti fare. Si aggiorna costantemente, ha tantissimi tool. E poi chi avrebbe prodotto Gesù Cristo che sanguina e che scende a Napoli?” Come ogni territorio ancora non completamente esplorato e normato le possibilità sono enormi e ancora sconosciute, restano da sciogliere alcuni nodi come per esempio quelli dei diritti d’autore tra stile e personaggi. Non è detto che sarà possibile continuare a produrre, anche tra pochissimo tempo, quello che è possibile generare oggi. Certo è che senza idee nessuna tecnologia può inventare granché.

A Di Fenza gli chiedono perfino le canzoni che accompagnano i trailer: Maradona non vi salverà, a metà tra il neomelodico e l’Azione Cattolica, in effetti resta subito impressa. Pubblicherà anche quelle. “Ma io veramente mi emoziono quando vedo Maradona palleggiare. Scende la lacrima e mi dico: ma che cazzo sto facendo?” Aveva realizzato anche un video sul quarto Scudetto del Napoli in cui interpretava se stesso: tifoso demotivato che tornava a cercare la passione nella condivisione collettivà. “Quando vedo le persone che impazziscono per un gol, voglio sentirmi così anch’io, entrare in quella dimensione di estasi e di rivalsa. So che è un po’ ridicolo ma è un senso forte di appartenenza”. È questa la napoletanità? “Non saprei descriverla, mi viene da pensare a mia madre e alla nostra informalità. Però credo che esista, anche se a volte ne abusiamo troppo, a sproposito”.

 

 

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21 Novembre 2025

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