L'ex europarlamentare Pd
“Cpr in Albania una sciagura al di là dei costi, il problema è l’esternalizzazione delle frontiere”, intervista a Majorino
«Non è solo una questione di soldi spesi, di risultati fallimentari: il problema è l’idea dell’esternalizzazione. Le vite dei migranti come polvere da nascondere sotto il tappeto. Il caso Bignami? È l’orbanizzazione della destra»
Interviste - di Umberto De Giovannangeli
Pierfrancesco Majorino, già europarlamentare, è capogruppo PD Regione Lombardia, membro della Segreteria nazionale del Partito democratico con l’incarico di responsabile Politiche migratorie e Diritto alla Casa.
Operazione Albania. Fallimento costosissimo. Così Silvia Albano, presidente di MD, in una intervista a l’Unità. Già si sentono le invettive dalle parti di Palazzo Chigi: le toghe rosse di nuovo in campo…
Partiamo da una premessa: la Presidente di Magistratura Democratica, Silvia Albano, ha espresso con grande sobrietà e rispetto dei ruoli e delle istituzioni un concetto semplicemente ampiamente condiviso. E non è la prima voce che proviene dal mondo della magistratura a cui non si può certo pensare di mettere un bavaglio. Che la destra usi questo tipo di affermazione per un po’ di sciacallaggio non mi sorprende. Dico di più, in questi giorni che si affacciano sulla campagna referendaria, la cosa appare perfino esplicitamente strumentale.
Il punto, tuttavia, è un altro…
Quale?
Siamo proprio di fronte a un fallimento costosissimo. E a un disegno politico, ancora prima, profondamente sbagliato. Parto da qui, perché per me i CPR in Albania, sono una sciagura a prescindere perfino dai soldi investiti e dai risultati materiali, oggettivamente ai limiti del surrealismo, ottenuti. La sciagura è data da un’idea che in questi anni ha preso piede in tanti luoghi e che con la destra italiana trova la sua esplicitazione più evidente, anche perché è farina culturale e incivile della destra nazionalista. Un’idea, tuttavia, che ha contagiato più attori del mondo politico. Il ragionamento è banale: mandiamoli fuori. Esternalizziamo le frontiere. Chiudiamo le porte e immaginiamoci come fortezze assediate. Quelle vite sono polvere da nascondere sotto il tappeto. Posso citare altri esempi oltre all’Albania: i lager libici, rispetto a cui purtroppo c’è pure il “timbro” del centrosinistra, il progetto Rwanda, l’atroce gestione delle frontiere tra Bosnia, Croazia, Slovenia. La concentrazione di poche centinaia di disperati tra Polonia e Bielorussia. E perfino un po’ di operazioni fatte con la Turchia. Per non parlare degli accordi di questo governo con la Tunisia e poi, appunto, l’Albania. Non si investe in controllo regolare e legale dei confini, vie d’accesso legali e sicure all’Europa e grandi politiche – queste sì che servirebbero anche per favorire coesione sociale e legalità! – di formazione e inserimento lavorativo, non si supera la Bossi Fini come proponiamo in Parlamento, e invece si sceglie la via breve e particolarmente appagante a favore di telecamera dello spostamento “altrove”. E mentre parliamo a più livelli si ragiona di come moltiplicare nel grande continente africano zone per favorire il concentramento e la deportazione invece di politiche efficaci e finalmente coordinate per sostenere lo sviluppo e la cooperazione. Finalità, queste, solo esibite esteriormente con il Piano Mattei, che invece andrebbero assolutamente messe al centro al fine di garantire un sacrosanto diritto: quello a “restare”.
Dice Giorgia Meloni: se i Centri in Albania non funzionano non è colpa nostra. E di chi?
Detto, appunto, che non misuro i CPR in termini di “efficacia”, la colpa, in questa cornice, è tutta del governo e della politica che promuove. I Centri sono costosissimi. Siamo oramai a 700 milioni di euro e arriveremo oltre il miliardo. Questi soldi potevano andare agli infermieri oppure essere impiegati per sostenere la presenza della polizia nelle nostre strade. Insomma, con un miliardo di euro di cose se ne potrebbero fare, specie in un Paese immobile, stanco, affamato, che non cresce più minimamente. Un Paese incerto e in affanno a cui la destra offre la politica delle scorciatoie dell’odio di cui i CPR sono un manifesto. Perché i Centri in Albania nascono come il simbolo di una direzione di marcia, quella che alimenta il rancore. E poi oggi scoprono essere ciò che i nostri parlamentari o le associazioni del Tavolo Asilo e Immigrazione denunciano da tempo. Uno spottone sull’odio costosissimo e che gestisce il destino di poche decine di persone – lo sottolineo: persone- facendolo nel modo peggiore di tutti.
Altro caso scottante è quello del torturatore Almasri. Salvato dall’Italia, incarcerato a Tripoli. E ora anche la Corte penale internazionale dell’Aia sbugiarda Palazzo Chigi. Che cosa racconta questa brutta storia?
Racconta, ancora una volta, il cinismo osceno della destra. Che al torturatore di bambini imbastisce il ritorno a casa con volo di Stato e pacche sulle spalle e a chi avrebbe bisogno di un sistema d’accoglienza efficiente e di qualità destina solo una grande disattenzione.
Perché il nostro, vivaddio, era anche il Paese del Sistema Sprar, cioè dell’accoglienza decentrata di qualità. Cosa che oggi impegna un po’ di sindaci tra mille sacrifici e sforzi e nella totale solitudine. E invece ora è il Paese del caso Almasri. Caso che, come ha denunciato recentemente anche Don Mattia Ferrari cappellano di Mediterranea, va affrontato rileggendo il rapporto malato con la questione libica.
Noi avremmo bisogno nel quadro di un protagonismo europeo di un rapporto molto più trasparente, mi verrebbe da dire “pulito”, con gli interessi presenti in quella terra. Invece ci siamo consegnati ai torturatori che ci ricattano e abbiamo i ministri che raccontano bugie. Non un grande risultato.
Intanto, nel silenzio complice della stampa mainstream, nel Mediterraneo si continua a morire: 12 morti al largo della Libia, sei giorni alla deriva lasciati senza soccorsi. Le stragi di innocenti, nel Mediterraneo come in Palestina, non fanno più notizia?
La rimozione sulla questione dei morti nel Mediterraneo viene da lontano ed è impressionante. È una rimozione tale che il lavoro, che richiamo spesso, straordinario, di persone come Cristina Cattaneo del Laboratorio di Antropologia Forense di Milano, da anni impegnata a richiamare l’attenzione sulla strage dimenticata, non viene sufficientemente riconosciuto. Ricordo che proprio con Cattaneo lanciammo anni fa dal Parlamento europeo questo allarme. Vedo che oggi i parlamentari europei del PD spesso ci tornano sopra e fanno bene. Lo scandalo della mancata identificazione dei morti nel Mediterraneo grida davvero vendetta. I governi e la commissione europea fanno finta di non vedere, e non guardano i corpi dei morti perché non vogliono pensare ai destini dei vivi. Le stragi vengono rimosse per questo. Perché le stragi sono vita vera che scompare. Domanda di cittadinanza, storie di donne e di uomini. E’ molto più facile non guardare tutto questo. O perseguitare, invece che supportarle magari creando una grande Mare nostrum europea, le ONG, come in queste settimane sta avvenendo ad esempio proprio a Mediterranea. Ovviamente in uno scenario terribile, il governo Meloni è riuscito a fare peggio di tutti. Non dimentichiamoci che ha intitolato alla strage di Cutro il provvedimento che limita il soccorso.
Essere contro il genocidio a Gaza, sostenere le battaglie della Cgil sul lavoro e i diritti sociali, proporre di tassare gli ultraricchi, tutto questo è sinistrismo, massimalismo, assenza di cultura di governo? Per gli ipercritici di Elly Schlein sembrerebbe di sì. Per costoro anche Mamdani è un pericoloso socialista.
Bella domanda. Io credo che abbiamo bisogno sempre di più di un posizionamento netto. Mamdani o meno. E di un PD intransigente. Nel tempo lo siamo diventati su Gaza, giustamente. Perché di fronte al genocidio non puoi minimizzare. E con Elly Schlein lo siamo sulle grandi questioni sociali. Il lavoro, il salario, il diritto alla salute e alla Casa. Radicalità nei valori e concretezza devono essere sempre di più due stelle polari. Senza avere paura. Il dibattito in questo quadro sulla tassazione dei miliardari è incredibile. Dobbiamo fare un po’ più di redistribuzione o no nel Paese, sul piano del carico fiscale? Io credo di sì. Dobbiamo farlo senza farci intimorire. L’1% della popolazione deve contribuire di più alla crescita collettiva. Si deve affrontare senza tentennamenti la dimensione della forbice tra chi ha e chi non ha. Elly Schlein dice cose importanti in tal senso e dobbiamo insistere. La destra italiana, dopo anni, nei quali ha giocato a fare l’amica del popolo sta mostrando, del resto, il suo vero volto, potremmo dire storico, fiancheggia gli interessi consolidati e non ha nessuna intenzione di cambiare.
Ma ci si rende conto o no che c’è tanta, tanta gente che non ce la fa? Quando, ad esempio, pensiamo di mettere mano ad una vera politica per l’abitare? Vogliamo che siano solo i fondi immobiliari a determinare le cose? Faccio un piccolo grande esempio: abbiamo in questo momento centomila case popolari pubbliche vuote. Inutilizzate. E centinaia di migliaia di persone senza casa. Che ha fatto il governo? Un grande progetto per il recupero di queste abitazioni o per sostenere le famiglie che non possono accedere alle graduatorie delle case popolari ma sono pure troppo povere per farcela nel libero mercato? Niente di tutto questo. La destra annuncia condoni. Affermare che una situazione di questo genere è scandalosa e che le risorse vanno messe qui e non sul riarmo, per non parlare della questione della sanità italiana, non vuol dire essere dei pazzi estremisti ma persone ragionevoli e di buonsenso.
Come non bastasse, ecco l’attacco al Quirinale del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami.
Mi pare l’ultimo episodio dell’orbanizzazione della destra. Dobbiamo, anche proprio per questo, unire sempre di più un campo democratico ampio. Le intimidazioni nei confronti del Quirinale sono inaccettabili. Vengono realizzate un po’ per pedigree naturale, alla fine “loro” sono dei tanti dottor Stranamore a cui scappa il braccino teso, un po’ per distrarre il Paese rispetto alla sua condizione quotidiana e materiale.