L'incredibile gaffe dei meloniani
Attacco frontale dei meloniani al Quirinale, Mattarella stupito e irritato: l’incredibile autogol della destra
Dando credito a un pezzo della Verità, il sottosegretario Bignami assalta Mattarella, che reagisce sdegnato: “Ricostruzione farsesca”
Politica - di David Romoli
Che il primo problema di Giorgia Meloni siano i meloniani, i suoi ufficiali e alti ufficiali, è noto e comprovato. Stavolta però è difficile pensare che dietro l’incredibile e incredibilmente autolesionista uscita del capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami, quello della foto “di carnevale” in divisa nazi, non ci sia palazzo Chigi. Se non proprio Giorgia almeno uno dei suoi sottosegretari di fiducia.
Il fulmine arriva a metà mattinata, del tutto inatteso. Bignami detta una dichiarazione di portata nucleare: “Apprendiamo dalla stampa che consiglieri del Quirinale auspicherebbero iniziative contro il presidente Meloni e il centrodestra. Confidiamo che queste ricostruzioni siano smentite senza indugio”. Autore delle ricostruzioni è il direttore della Verità Maurizio Belpietro che in un pezzo a tutta prima pagina, ieri, aveva citato il consigliere del Colle Garofani, ex parlamentare Pd. Una conversazione chiaramente origliata nella quale Garofani avrebbe ipotizzato un listone con tutti dentro, inclusi i centristi della destra, per impedire alla premier di vincere le prossime elezioni ed eleggere il prossimo capo dello Stato. Con tanto di auspicio in “un provvidenziale scossone” anche prima del voto.
Per Belpietro gli attacchi a testa bassa contro il Colle sono pane quotidiano. Il paginone non aveva avuto alcuna eco prima che Bignami, col suo goffo comunicato che inevitabilmente chiama in causa anche il presidente, lo amplificasse a dismisura. Al Quirinale la prendono malissimo. Mattarella la prende malissimo. Il presidente è sempre stato attentissimo a non entrare in rotta di collisione con il governo, in nome non dell’obbedienza ma dell’interesse del Paese. In tutta evidenza spesso non si è trovato d’accordo con il governo e lo ha fatto capire ma la sua indiscussa lealtà resta una garanzia democratica anche, se non soprattutto, per lo stesso governo. Il colpo basso lo ha stupito e irritato.
La replica è sferzante. Il Quirinale “esprime stupore” perché il capogruppo del partito di maggioranza relativa, dunque non proprio l’ultimo arrivato, “sembra dar credito a un ennesimo attacco alla presidenza della Repubblica, costruito sconfinando nel ridicolo”. I collaboratori di Mattarella, con queste, parole, rinfacciano a Bignami, ma certo non solo a lui, l’aver amplificato un’uscita che altrimenti sarebbe quasi passata sotto silenzio e l’aver in questo modo partecipato a un’aggressione non contro questo o quel consigliere ma contro l’istituzione stessa della presidenza della Repubblica. Bignami deve correre ai ripari: “Nessuno ha chiesto una smentita del Quirinale, non mi sarei potuto permettere. La richiesta di smentita era rivolta a Garofani la cui smentita continuiamo ad attendere”.
L’opposizione insorge. Tutti denunciano l’ “inaudito” attacco, la capogruppo del Pd Braga reclama la presenza della premier alla Camera per chiarimenti. Bignami ingaggia uno scontro verbale dietro l’altro. Se la prende con l’ “attacco ignobile della sinistra”, definisce “superflua” l’informativa della premier sul caso. Nega risolutamente che Giorgia sapesse nulla della sua iniziativa: “So ragionare con la mia testa”. Lo stesso sottosegretario Fazzolari, indicato da molti a torto o a ragione come l’ “ispiratore” di Bignami, deve provare a metterci la proverbiale “pezza”: “Né FdI né tanto meno Palazzo Chigi hanno mai dubitato della lealtà istituzionale del presidente Mattarella con il quale il governo ha sempre interloquito con totale spirito di collaborazione, non da ultimo sugli importanti dossier internazionali, dall’Ucraina al Medio Oriente”. Il sottosegretario però insiste sulla smentita di Garofani, sottolinea che sarebbe bastata a chiudere la vicenda. Ma Garofani resta in silenzio e al suo posto parla Belpietro, per confermare tutto: “Confermo parola per parola. Di ridicolo in questa vicenda c’è solo il maldestro tentativo di mettere il silenziatore a dichiarazioni inquietanti rilasciate da un consigliere del presidente”.
Nel complesso la vicenda segna un clamoroso autogol da parte della destra. È probabile che le parole del consigliere di Mattarella siano state origliate davvero ma è sin troppo evidente, anche nella stessa ricostruzione di Belpietro, che si trattava di auspici e pareri personali che non coinvolgevano in alcuna misura il presidente e la destra, forse la stessa premier, avevano tutti gli elementi per rendersene conto dato il comportamento impeccabile tenuto in questi tre anni da Mattarella. La reazione sgangherata è invece suonata come una proditoria aggressione rivolta proprio contro Mattarella, dunque anche come conferma della denuncia del centrosinistra, che accusa da sempre la premier di volersi sbarazzare di ogni controllo istituzionale, e di certo non ha agevolato le relazioni con il presidente. Né per calmare le acque possono bastare le lodi di Fazzolari. Il tentativo di recuperare il danno che la destra si è fatto da sola, per sindrome dell’assedio e assoluto analfabetismo istituzionale, deve farlo Giorgia Meloni.