La vicepresidente del Pd

“Col moderatismo non si migliora la vita delle persone: contro le diseguaglianze serve un radicale riformismo”, parla Chiara Gribaudo

«A combattere le diseguaglianze inaccettabili dobbiamo esserci noi, con un radicale riformismo. Oggi serve questa sinistra. Non può essere un’operazione di maquillage e non è un pranzo di gala”, dice la vicepresidente del Pd. “Vedo un discreto fermento sul fronte del centrosinistra e questo è positivo, evitiamo il tafazzismo»

Interviste - di Umberto De Giovannangeli

15 Novembre 2025 alle 08:00

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Photo credits: Alessia Mastropietro/Imagoeconomica
Photo credits: Alessia Mastropietro/Imagoeconomica

Chiara Gribaudo, parlamentare, Vicepresidente del Partito democratico.

Fuori da letture provinciali, cosa raccontano i successi dei Democratici americani a New York, in Virginia, nel New Jersey?
Il dato è chiaro ed evidente: la sinistra, ovunque nel mondo e al di là dei vari modelli elettorali, quando fa, anzi quando è modernamente sinistra può vincere. Non si vince con le alchimie, si vince con l’autenticità, il rigore di una proposta politica credibile e si, un po’ di audacia. È la prima grande tornata elettorale da quando Donald Trump è stato rieletto e si è trasformata in un plebiscito contro il presidente, anche senza che ci fosse il suo nome sulle schede elettorali. Gli statunitensi hanno dimostrato, sembrerebbe, che nemmeno loro stanno al gioco antidemocratico che si sta disputando alla Casa Bianca. È un segnale, per noi che invece nella democrazia abbiamo sempre creduto, molto positivo e che dà speranza senza dubbio.

A far più scalpore è indubbiamente il trionfo elettorale di Zohran Mamdani a New York, per l’importanza della Grande Mela e per il profilo del vincitore. In Italia in molti hanno pontificato e in diversi hanno affermato che il Pd, alla perenne ricerca di un modello estero, ora si è politicamente innamorato del trentaquattrenne neosindaco di NY.
Si, gli innamoramenti sono piuttosto ciclici nella storia della sinistra ma in questo caso, memori degli innamoramenti passati, ritengo che ci sia un elemento di diversità ma anche di uniformità tra le due sponde dell’oceano: siamo ben consapevoli delle differenze, elettorali ma anche partitiche, che ci sono tra l’Italia e USA, tuttavia ormai alcune questioni, pensiamo l’accesso alla casa o al ribaltamento della piramide sociale, si assomigliano, a New York come a Roma.

Vale a dire?
Le diseguaglianze, i salari di chi non arriva a fine mese pur lavorando, tengono insieme i popoli. A fare la battaglia alle diseguaglianze inaccettabili ci dobbiamo esser noi, senza alcun moderatismo ma con un radicale riformismo. La sinistra nasce per cambiare e migliorare le condizioni sociali ed economiche delle persone, oggi serve questa sinistra. Non può essere una operazione di maquillage e non è un pranzo di gala, serve rigore, visione e capacità di lettura della realtà.

Dall’innamoramento al fuoco amico. Romano Prodi sostiene che la sinistra ha voltato le spalle al Paese. Giorgio Gori rilancia affermando che il PD si è spostato troppo a sinistra. Siamo a questo?
Stimo sia Romano Prodi che Giorgio Gori, rispetto molto le loro opinioni, e spero ci si possa confrontare oltre i giornali. Con Gori concordo che servano più luoghi di discussione. Detto ciò, onestamente non mi ricordo tutte queste stagioni vincenti per il PD nel passato. Mi ricordo quando eravamo precipitati sotto il 18%. Siamo su un percorso corretto, che merita certamente di essere perseguito in maniera più inclusiva possibile, e proprio per questo la leadership esercitata da Elly Schlein andrebbe riconosciuta. Dobbiamo fare questo sforzo collettivo di uscire dai personalismi e di costruire insieme un percorso comune autorevole, ma pure audace, capace di parlare a chi, nel tanto tempo si è disilluso, abbandonando qualunque volontà di credere nella politica. Sì al confronto nel merito, io sono solo felice se discutiamo più di lavoro che di sigle, più di come superare la crisi demografica che di leadership. Vedo un discreto fermento sul fronte del centrosinistra e questo è positivo, evitiamo tafazzismo. Del resto, mi pare che alcuni dati ci confortino, penso al 2X1000, al risultato del PD alle europee e negli ultimi due anni alle elezioni amministrative. Siamo sempre la forza più credibile a cui affidarsi. Facciamo una moratoria su nomi di candidati premier, ora è il momento della Politica.

Per aver sostenuto il movimento pacifista nella mobilitazione contro il genocidio a Gaza, Elly Schlein è stata tacciata di veteropacifismo e di subalternità a questo o a quello, con l’aggravante di essere sprovvista di una “cultura di governo”.
Curioso perché lei non ha mai voluto mettere nessun cappello alle manifestazioni, salvo quella che abbiamo organizzato noi per primi a giugno, e che forse andrebbe ricordato. Quella è stata la prima grande piazza a cui sono seguite le altre dove abbiamo partecipato senza mai volerle strumentalizzare anzi. Siamo stati per incontrare un movimento di persone, insofferente nei confronti dei partiti e allo stesso tempo in attesa di proposte politiche chiare.

Esiste un allarme democratico in Italia?
No, non c’è un allarme democratico. Ma c’è una maggioranza e un Governo che si comportano come se fossero i padroni del Paese. Insofferenti al dissenso, manganellatori mediatici di chi vi si oppone. Troppe volte si è urlato all’allarme in questi anni, a volte anche a sproposito. Senza usare parole così forti mi limito a mettere in fila alcuni elementi preoccupanti. Il primo è costituto dal “caso Paragon”. Ciò che è accaduto non lo ritengo degno del nostro Paese e mi pare che sfugga all’opinione pubblica. Attivisti, preti, giornalisti e consulenti politici dell’opposizione sono stati spiati da un software comprato dal governo e nessuno da Palazzo Chigi, a partire da Giorgia Meloni ha sentito il dovere di spiegare cosa è successo. Chi e perché? Sono domande che andrebbero rivolte quotidianamente alla presidente del Consiglio. Poi ricordo che Meloni fa fatica ad accettare le domande dei giornalisti, anzi scappa e in qualche modo capisco il suo silenzio su Paragon. Loro vogliono comandare non governare, due concetti ben diversi. Per non parlare della riforma della Giustizia, uno scalpo politico per chi sogna di assoggettare la magistratura all’esecutivo. E vogliamo parlare dei decreti sicurezza? Una miscela di giustizialismo e panpenalismo che reprime il dissenso e colpisce i più fragili. Poi se chiedi a Meloni di affrontare davvero il tema sicurezza, dietro le parole di propaganda il nulla. Niente nuove assunzioni di agenti di polizia, niente potenziamenti nei territori dove i sindaci vengono lasciati soli. Non ci sta un’emergenza democratica, ma mi preoccupa un clima generale nel Paese, dove la violenza è sdoganata, dove aumentano le aggressioni fasciste, in queste settimane anche nelle scuole.

Che manovra economica è quella presentata dal Governo e come l’opposizione intende contrastarla?
Una manovra senza futuro, senza visione, senza crescita. E per di più per chiara ammissione dello stesso Governo che la sta presentando. C’è un Paese reale diverso da quello che ci racconta chi governa, secondo cui va tutto bene solo perché sopravvive da tre anni, ma la verità è una e insindacabile: gli italiani non stanno e non staranno meglio con questa Legge di Bilancio. In Italia c’è una povertà reddituale evidente, famiglie che non arrivano a fine mese nonostante si lavori, stipendi non adeguati ai nuovi costi della vita. Nella Manovra non c’è niente di nuovo, nessun riferimento ai redditi. Se torniamo all’elezione di Mamdani, la sua parola d’ordine è stata “affordability”, ovvero, una città, in questo caso un Paese, alla portata di tutti e non pochi. I livelli dei redditi in Italia non permettono una vita dignitosa a troppe persone. Non lo permettono ai nostri giovani formati che emigrano, non lo permettono a troppe famiglie che devono fare tagli per l’affitto, il cibo, le bollette, per i figli, per la salute, per vivere e non sopravvivere. Noi abbiamo presentato alcune proposte: dal salario minimo all’equo compenso, dal sostegno ai pensionati che più di altri stanno reggendo un carico insostenibile al ripensare una tassazione più progressiva adeguata, dall’accesso alla casa alla spesa sanitaria. Altro che dibattito surreale sulla patrimoniale, Meloni può spostare l’attenzione come vuole, ma con il suo governo la pressione fiscale è aumentata drammaticamente. Ma adesso è tempo di finirla con la propaganda.

15 Novembre 2025

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