L'ex ministra della salute

“Lavoro, salute, giustizia sociale: non è solo sinistra, è la Costituzione”, parla Livia Turco

«È un dovere della politica promuovere il salario minimo, la lotta alla precarietà, la sanità pubblica. Non sono d’accordo con chi dice che il Pd ha voltato le spalle all’Italia. Schlein ha aumentato i consensi, il suo stare sui territori non è movimentismo: è cura delle relazioni»

Interviste - di Umberto De Giovannangeli

11 Novembre 2025 alle 08:00

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Photo credits: Paola Onofri/Imagoeconomica
Photo credits: Paola Onofri/Imagoeconomica

Livia Turco, una vita a sinistra. Più volte parlamentare, già ministra per la Solidarietà sociale (1996-201) e ministra della Salute (2006-2008), oggi fa parte della Direzione nazionale del PD ed è presidente della Fondazione Nilde Iotti.

“La sinistra ha voltato le spalle all’Italia”, afferma Romano Prodi. “Il PD si è spostato troppo a sinistra” rilancia Giorgio Gori. Siamo al fuoco amico contro “Elly Schlein”?
IL PD è un partito plurale, dunque ascolto con rispetto le opinioni che vengono espresse nel dibattito. In questo caso non le condivido. La segreteria Schlein ha aumentato i consensi al PD. Non ha voltato le spalle all’Italia. La presenza costante della segretaria sui territori- che non è movimentismo ma cura delle relazioni con le persone – è una risorsa preziosa. Un esempio da seguire. La campagna per la sanità pubblica che ha prodotto, con il lavoro coordinato da Marina Sereni attraverso il coinvolgimento tanti operatori socio sanitari, strutture sanitarie e sociali, un documento di governo contenente proposte dettagliate su tutti i problemi della sanità; il viaggio nel terzo settore coordinato da Marta Bonafoni; il viaggio nel mondo delle imprese organizzato da Andrea Orlando, sono stati al contrario momenti efficaci di immersione e di ascolto della società. Personalmente credo sia un merito aver dato un profilo nettamente di sinistra al PD parlando di salario minimo, di lotta alla precarietà nel lavoro, di sanità pubblica ma questi sono beni tutelati dalla Costituzione; dunque, è un dovere per la politica promuoverli. Sono beni che attengono alla dignità delle persone ed alla giustizia sociale. Anzi, io mi auguro che il PD e tutta la coalizione di centro sinistra accompagni queste proposte con la predisposizione di un DDL che sia alternativo al Decreto-legge 4 maggio 2023 n.48 Assegno per l’Inclusione Sociale e il Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale attualmente in vigore e adottato da questo governo, una misura che ha criteri molto restrittivi nel riconoscimento del diritto e, di fronte al tasso di povertà relativa ed assoluta molto elevata, lascia senza protezione tantissime persone. Riformare questa legge come suggeriscono la Caritas e la Rete conto la Povertà per allargare la protezione sociale è massimalismo o riformismo?

Una domanda che, stando al dibattito interno ai Dem e a certe articolesse di fuoco, è tutt’altro che retorica.
Ricordo che le leggi per il contrasto della povertà, a partire dalla sperimentazione del Reddito Minimo di Inserimento varato dal Governo Prodi, sono state tutte varate dai Governi dell’Ulivo e del Centrosinistra. Io ne sono molto orgogliosa. E, posso dire per esperienza che per far funzionare queste misure è necessaria una raffinata azione di governo ed al contempo un fitto e costante dialogo con i molteplici attori sociali. È in atto a livello mondiale un cambiamento profondo dello sviluppo economico e sociale, del lavoro del rapporto tra lo sviluppo tecnologico e la dimensione umana. Siamo obbligati a condividere anzitutto, negli organismi dirigenti del partito e nei nostri circoli l’analisi di questo cambiamento e definire i valori che lo devono guidare. Io credo che questo progetto debba avere il profilo di un Nuovo Umanesimo perché ad essere in gioco è proprio il senso e la dignità della vita umana e la densità umana della nostra società. E in questo contesto, cruciale è la questione del lavoro, della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori, una legge sulla rappresentanza sindacale, sulla contrattazione collettiva che si faccia carico dei divari territoriali per quanto riguarda il costo della vita, così come è importante riprendere la strada dell’unità sindacale e porre i temi del lavoro di cura al centro dell’agenda politica.

Per aver sostenuto i referendum della Cgil ed essere parte del grande movimento contro il genocidio di Gaza e per il riconoscimento dello Stato palestinese, la Segretaria del PD è stata tacciata di vetero pacifismo, di subalternità a questo o a quello e di sinistrismo. Non è un po’ troppo?
Si, è un po’ troppo, in tal modo si toglie autorevolezza non solo alla Segretaria ma a tutto il PD. Su Gaza ricordo che il nostro partito ha espresso con linearità un progetto fortemente condiviso che ha prodotto atti parlamentari importanti sia nel Parlamento italiano che in quello Europeo: Due popoli, due Stati, la lotta netta contro il terrorismo di Hamas, la distinzione tra la politica di Netanyahu e il popolo israeliano. La condanna di ogni forma di antisemitismo come quello che ha colpito il carissimo Lele Fiano. Pensiamo a quale reputazione sarebbe oggi riservata dagli italiani ed italiane al PD se non fossimo stati in piazza per l’unità dell’Europa, se non avessimo partecipato alla Marcia Perugia Assisi, se non fossimo stati mescolati con quello straordinario popolo animato da tutte le generazioni, molti giovani contro la tremenda disumanità della morte per fame, quella rivolta della dignità umana che è scattata prima di tutto da un sentimento di umanità, se non avessimo partecipato al trasporto di beni contro la fame al popolo di Gaza attraverso la coraggiosa iniziativa delle barche che hanno sfidato le regole draconiane contro la navigazione imposta dal Governo Netanyahu.

Piazze piene, piazze giovani. Un motivo di speranza?
Quei giovani, ragazzi e ragazze che hanno detto basta alla disumanità, alla morte dei bambini, all’uso della fame come arma di guerra hanno chiesto con la semplicità dei sentimenti il rispetto della dignità umana. Una Rivolta della dignità umana espressa dal cuore autentico, semplice, di chi sta scoprendo il valore della vita. Una grande speranza che va coltivata. Sono convinta che dobbiamo dedicare molto ascolto ai nostri giovani. Dobbiamo andarli a cercare in quelli che sono i luoghi che frequentano e coinvolgerli nella elaborazione di pensieri e di proposte sui temi che stanno loro a cuore ed ai problemi importanti della società.

Come un mantra, ripetuto ossessivamente, si sostiene, anche dentro il PD e nella stampa mainstream, che chi sta con la Cgil o con i pacifisti è sprovvisto di “cultura di governo”. Lei che è stata ministra può dirci in cosa diamine consiste questa “cultura di governo”?
La cultura di governo richiede studio, cura della competenza, conoscenza dettagliata dei problemi, dialogo tra le forze politiche in parlamento dialogo costante con gli attori sociali, mobilitazione popolare per far approvare le leggi, farle conoscere, applicarle, Monitorare e valutare i risultati ottenuti e aggiornarle. Insomma, per tornare ad una scuola preziosa. Lotta e governo sono i due aspetti della stessa azione se l’ambizione è cambiare il paese e risolvere i problemi. Nella mia visione della politica riforme e riformismo sono parole cruciali. La mia generazione le ha apprese ed apprezzate in un momento politico cruciale, negli anni Settanta combattendo contro lo stragismo fascista ed il terrorismo rosso. Quando, dopo l’uccisione di Aldo Moro fu varato nel 1978 il Governo Andreotti o governo delle Astensioni, noi giovani della FGCI non eravamo entusiasti della astensione del PCI al Governo Andreotti. Quando però vedemmo approvare in parlamento, attraverso il dialogo tra le forze politiche ed una mobilitazione sociale unitaria, Riforme come la Abolizione dei Manicomi, La legge 194 sull’aborto, la 833 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, capimmo il valore della cultura di governo che risolve i problemi del paese e si nutre di lotte sociali. Appunto. Lotta e governo.

Esiste un allarme democratico con questa destra al governo?
Da anni è in corso in Italia ed in Europa un cambiamento della democrazia liberale, in quella che viene chiamata democrazia illiberale che vede il prevalere del potere esecutivo sugli organi di controllo, la limitazione della libertà di stampa, il prevalere del potere esecutivo sul ruolo del parlamento. Un processo che rende più debole e meno efficace la nostra democrazia.

Allargando l’orizzonte oltre oceano, quale lettura dà della vittoria schiacciante di Mamdani nel voto per il sindaco di New York?
Si Tratta di un risultato che premia una politica che entra nella vita delle persone, nomina in modo chiaro i problemi e le proposte per risolverli, ha il coraggio di parlare di ricchezza, profitti, ricchi che devono pagare per dare protezione a chi è povero, fa proposte concrete per combattere il caro vita, per garantire casa, salute, istruzione. Unisce la partecipazione popolare all’uso dei social; tiene insieme diritti civili e diritti sociali; pluralità di culture e religioni insieme alla garanzia della sicurezza e valorizza la competenza femminile, valorizza il pluralismo culturale interno e non ha timore a definirsi socialista. Conferma che per conquistare le persone al voto, per motivarle bisogna prima di tutto avere proposte concrete, chiare che si propongano di sconfiggere le diseguaglianze ma queste proposte devono incontrare le persone attraverso il dialogo, il guardarsi in faccia, nel trasmettere il sentimento della condivisione dei problemi. Contano le proposte ma conta ancora di più la pratica con cui le si fa vivere, la capacità di prendersi cura delle persone, di costruire empatia, relazioni umane, in una società sempre più segnata dalla solitudine, dalle fragilità, dalle feroci disumanità. La sinistra deve sempre più proporsi come la costruttrice della dignità della vita umana, deve parlare l’alfabeto del senso e della eguale dignità della vita. Deve inserire nel suo linguaggio e nella sua pratica il Diritto al Nome ad essere Nominato ed il diritto alla Sepoltura. Ricordiamo la potenza simbolica che ha avuto il gesto di Monsignor Zuppi quando ha pronunciato tutti i nomi e cognomi dei bambini morti a Gaza, palestinesi ed israeliani. Ricordiamoci quanto quel gesto è stato ripetuto da molti cittadini e cittadine nei loro luoghi quotidiani. Ricordiamoci quando, dopo la tragedia dei 600 migranti morti in mare, Papa Francesco si recò a Lampedusa per dare sepoltura a ciascuno di quei corpi. Credo anche che la sinistra debba raccogliere il sollecito che ci proviene dall’associazionismo cattolico, da istituzioni importanti del Vaticano come la Fondazione Fratelli Tutti che porta avanti l’insegnamento di Papa Francesco, confermato dall’attuale Pontefice, Leone XIV: Illuminare la democrazia, la libertà e l’eguaglianza con la forza della fraternità.

11 Novembre 2025

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