Da New York alla Virginia
È la grande disfatta di Trump: da NY alla Virginia, la valanga democratica travolge il Presidente
L’epicentro è la Grande Mela, con l’affermazione strabordante di Mamdani. Poi i trionfi dem tutti al femminile in Virginia, New Jersey e a Detroit. A Cincinnati sconfitto il fratellastro di Vance. Il tycoon: “Colpa dello shutdown”
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
La valanga democratica travolge Donald Trump. Il tycoon ricorderà come un giorno da incubo il 4 novembre 2025. Il giorno della “grande disfatta”. Da New York alla Virginia, dal New Jersey a Detroit, dall’Ohio alla Pennsylvania e in California: laddove si è votato l’America ha punto The Donald e i suoi candidati. L’epicentro del trionfo democratico è New York, con l’affermazione strabordante di Zohran Mamdani, 34 anni, socialista democratico, primo sindaco musulmano di New York.
Una tornata elettorale a suo modo storica, segnata da altre prime volte: Abigail Spanberger, ex agente Cia, è diventata la prima governatrice donna della Virginia. Mikie Sherrill, ex elicotterista della Marina militare, è stata eletta prima donna governatrice del New Jersey. A Detroit la democratica Mary Sheffield è la prima donna sindaco nella storia della città. Da record anche la nuova vicegovernatrice della Virginia, la progressista Ghazala Hashmi, prima donna musulmana e sudasiatica a ricoprire questo ruolo. Democratico il nuovo procuratore generale della Virginia: Jay Jones ha battuto l’attorney general in carica, il repubblicano Jason Miyares. In Pennsylvania gli elettori hanno confermato per altri dieci anni i tre giudici democratici Christine Donohue, Kevin Dougherty e David Wecht. Neanche dall’Ohio sono arrivate buone notizie per i repubblicani: a Cincinnati, nello Stato del vicepresidente J. D. Vance, il fratellastro Cory Bowman ha perso la corsa a sindaco.
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In California invece è stata approvata con una votazione speciale (una sorta di referendum confermativo) una legge che ridisegna i confini delle circoscrizioni elettorali per la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, in modo da creare cinque collegi in più a maggioranza Democratica. Il 64 per cento degli elettori ha votato a favore, il 36 contro. La misura è stata introdotta in risposta alla ridefinizione dei distretti elettorali a metà mandato in Texas, che mira anch’essa a far passare cinque seggi ai repubblicani. Il tycoon ferito ha twittato sul suo social Truth, a caratteri capitali: «Il fatto che Trump non era sulla scheda elettorale e che c’è lo shutdown sono i due motivi per cui i repubblicani hanno perso le elezioni stanotte, secondo i sondaggisti». Ferito e infuriato. Trump ha definito i Democratici dei “kamikaze” per aver condotto il Paese al 36esimo giorno di shutdown delle attività del governo. “Sono appena tornato dal Giappone, dove abbiamo parlato dei piloti kamikaze – ha detto ai senatori repubblicani – Questi qua sono dei kamikaze. Distruggeranno il Paese se necessario”.
“Congratulazioni a tutti i candidati democratici che hanno vinto stasera. È un promemoria che quando ci uniamo attorno a leader forti e lungimiranti, che hanno a cuore le questioni importanti, possiamo vincere. Abbiamo ancora molto lavoro da fare, ma il futuro sembra un po’ più luminoso”: così Barack Obama ha commentato su X l’esito delle elezioni in Usa. La vittoria di Zohran Mamdani a sindaco di New York costituisce “uno dei più grandi sconvolgimenti politici della Storia moderna americana”, secondo un commento a caldo del senatore indipendente di sinistra Bernie Sanders, citato da Cnn. “Questa volta alle elezioni di New York hanno votato più persone di quante abbiano votato negli ultimi 50 anni. Questa è una vittoria della democrazia e una testimonianza che la campagna elettorale di Zohran Mamdani è stata stimolante”. Così scrive in un post Hillary Clinton che rivolge le sue “congratulazioni al nuovo sindaco della città più grande del mondo”.
Il candidato progressista ha prevalso in quattro dei cinque borough, distretti di New York. Ha vinto nettamente a Brooklyn e nel Bronx, comodamente a Manhattan e meno ampiamente nel Queens. Il conservatore Staten Island gli ha preferito Cuomo. “II futuro è nelle nostre mani. Amici miei, abbiamo rovesciato una dinastia politica» ha detto Zohran Mamdani nel suo discorso della vittoria, martedì notte, in un teatro di Brooklyn. «Giriamo pagina su una politica che abbandona molti e risponde solo a pochi. New York oggi ha conquistato un mandato per un cambiamento, un mandato per un nuovo tipo di politica, per una città che possiamo permetterci». La sua vittoria è stata possibile grazie soprattutto a 104.000 volontari, molti dei quali giovani, che hanno bussato a 3 milioni di porte e hanno fatto 4,4 milioni di telefonate. Il nuovo sindaco – il primo musulmano della Grande Mela, nato in Uganda, da padre (docente) di origini ugandesi e madre (regista) di origini indiane -, ha ringraziato infatti «la nuova generazione di newyorchesi», i giovani che hanno «eroso il cinismo che ha finito per definire la nostra politica». E ha promesso: «Lotteremo per voi perché siamo voi». Poi, rivolgendosi a tutti i newyorkesi, dai bottegai yemeniti ai tassisti senegalesi: «Questa città è anche vostra, e così lo è questa democrazia».
Mamdani è stato eletto sindaco di New York con il 50,39% dei voti (con 1.036.051 preferenze). Andrew Cuomo si è fermato al 41,59% (854.995 preferenze). I dati sono quelli ufficiali del Board of Elections della città di New York. Il candidato repubblicano Curtis A. Sliwa ha ottenuto il 7,11% dei voti (146.137), mentre l’ex sindaco Eric Adams ha preso lo 0,31% (6.382 voti). “È iniziata l’era Mamdani”, scrive il New Yorker. «I suoi rivali hanno cercato di delegittimarlo per la sua giovane età, la sua inesperienza e la sua politica di sinistra. Ma i newyorkesi non volevano un politico indurito dall’esperienza di insider: volevano Zohran Mamdani». «The red Apple, la Mela rossa», titola il New York Post, con un disegno del vincitore che solleva la falce e il martello. Mamdani ha subito abbracciato, nel suo discorso, la promessa di una «nuova era» caratterizzata da «un governo municipale che aiuta tutti». Ha detto che il suo programma sociale sarà il più ambizioso dopo quello del sindaco italo-americano Fiorello La Guardia. Ha promesso anche che City Hall combatterà l’antisemitismo e che non sarà «mai più possibile usare l’islamofobia per vincere una elezione». Si è detto consapevole che le aspettative sono alte per il suo ingresso tra 58 giorni a City Hall: «Ma le rispetteremo». «Sono musulmano, sono socialista democratico e rifiuto di scusarmi per queste cose», ha detto Mamdani. Good Morning, America. Davvero un buongiorno.