In Brasile
A Rio de Janeiro è guerra: centinaia di morti nelle favelas, le operazioni contro i narcos del Comando Vermelho
Oltre 2.500 gli uomini dispiegati. A terra decine di morti, alcuni ancora da riconoscere. Almeno un’ottantina gli arrestati. Le operazioni ad Alemão e Penha
Esteri - di Redazione Web
Scene di guerra, guerra urbana vera e propria a Rio de Janeiro dov’è stata lanciata un’operazione contro uno dei cartelli criminali più potenti di tutto il Sudamerica. Almeno 64 le vittime accertate, un dato che sembra destinato a salire e che già ora secondo alcune fonti sia nell’ordine delle centinaia. È un’operazione anche politica considerate le accuse al governo nazionale, di sinistra, che non avrebbe sostenuto le operazioni, e le ultime mosse del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump contro Colombia e Venezuela per contrastare il traffico di sostanze stupefacenti.
“Rio de Janeiro in Stato di guerra”, titolano i giornali. La polizia inquadrata nei video mentre procede, stradina dopo stradina, con le armi spianate. I narcos che rispondono al fuoco con armi d’assalto, hanno fatto anche esplodere granate e sequestrato e incendiato autobus per bloccare le strade. Ore di battaglia, scene da guerriglia. Oltre 2.500 gli uomini dispiegati. A terra decine di morti, alcuni ancora da riconoscere. Almeno un’ottantina gli arrestati.
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Le operazioni sono state lanciate nelle favelas di Alemão e Penha, nelle quali vivono 280mila persone. Sono state voluta da Cláudio Castro, del partito liberale di Jair Bolsonaro, l’ex Presidente di ultradestra lo scorso mese condannato per l’assalto dei suoi sostenitori alle istituzioni dopo le ultime elezioni. Castro ha lamentato davanti alle telecamere il mancato supporto delle forze federali. “Siamo soli in questa battaglia”. Non è un caso che a livello nazionale, il partito sia all’opposizione del governo guidato dal Presidente socialista Lula.
Obiettivo delle operazioni il famigerato Comando Vermelho, il cui leader Edgar Alves Andrade, detto Doca da Penha, risulta essere ancora latitante, è uno dei più ricercati al mondo. I narcos hanno reagito con droni carichi di granate, fucili d’assalto capaci di abbattere elicotteri e autobus. Su Whatsapp sono stati lanciati appelli alla popolazione a partecipare ai blocchi e ai negozianti ad abbassare le saracinesche e a sospendere le attività. Chiuse anche scuole e università, trasporti paralizzati con lavoratori e studenti costretti a tornare a casa a piedi, sospesi i voli all’aeroporto Galeão.
Ad Alemão alcuni abitanti hanno raccontato di aver trovato oggi oltre 50 cadaveri, corpi che non rientrerebbero nei conteggi ufficiali delle autorità. Alcuni avrebbero dei colpi di pistola alla nuca. Sul posto è intervenuta la Protezione Civile mentre le organizzazioni umanitari lanciano appelli per la fine delle violenze e chiedono venga fatta luce sulla guerrigilia scatenata. Castro ha parlato apertamente di guerra. Anche il sindaco Eduardo Paes ha detto che Rio “non può e non sarà ostaggio di criminali che vogliono seminare la paura per le strade”.