La guerra dei semiconduttori
Crisi dei chip Nexperia, l’industria dell’auto europea a un passo dalla paralisi per la guerra tra Olanda e Cina
Economia - di Carmine Di Niro
L’industria dell’automobile europea rischia di fermarsi, paralizzata dallo scontro a distanza tra Cina e Paesi Bassi. A lanciare l’allarme è l’Acea, l’associazione che riunisce i costruttori, che in una nota si dice “sempre più preoccupata” per uno scenario, ormai prossimo, di stop alle fabbriche del Vecchio Continente, già alle prese con la crisi legata alla transizione ecologica green e ai dazi americani imposti da Donald Trump.
La colpa è nella carenza di microchip che rischia di paralizzare il settore. “La situazione diventa ogni giorno più critica per l’industria automobilistica globale. La conseguente carenza di forniture del tipo di chip semplici utilizzati nelle centraline dei sistemi elettrici dei veicoli sta colpendo duramente le case automobilistiche di tutto il mondo”, si legge nella nota diffusa dall’Acea.
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Il riferimento è allo scontro in atto tra il governo dei Paesi Bassi, che oggi tornano al voto dopo la crisi politica scoppiata lo scorso giugno con l’uscita dalla maggioranza del suo principale partito, il Partito per la Libertà dell’estremista xenofobo Geert Wilders, e la Cina. Al centro della contesa la decisione presa il 13 ottobre dall’esecutivo olandese di prendere il controllo di Nexperia, azienda cinese di semiconduttori con sede a Nijmegen, nei Paesi Bassi, ma è controllata dal gruppo cinese Wingtech Technology.
Una scelta dettata, secondo il ministero dell’Economia dell’Ajaa, dalle “gravi carenze nella governance” della società facendo riferimento alla necessità di “tutelare la sicurezza economica dell’Europa” e “garantire la continuità della fornitura di semiconduttori”. Iniziativa ma che ha scatenato la reazione durissima di Pechino: la Cina ha fermato le esportazioni verso l’Europa di chip, indispensabili per le centraline elettriche delle automobili, sia a combustione che elettriche.
Lo scenario per l’industria dell’automotive è a tinte fosche e l’Acea non lo nasconde. Al momento, spiegano i costruttori, “l’industria sta attingendo alle scorte di riserva, ma le forniture si stanno rapidamente esaurendo. Da un sondaggio condotto questa settimana tra i nostri membri, alcuni prevedono già un imminente arresto delle linee di assemblaggio”, avverte l’associazione, di cui fa parte anche Stellantis, il gruppo franco-italiano di cui fa parte anche Fiat.
Se da una parte l’Acea ammette che “esistono molti fornitori alternativi” alla Cina, dall’altra è altrettanto evidente che “ci vorranno molti mesi per creare la capacità aggiuntiva necessaria a far fronte alla carenza di offerta”. Sul lungo termine l’Europa, col suo “Chips Act” del 2023, sta lavorando in questa ottica.
L’Acea si rivolge dunque alle Commissione Europea, con cui i rapporti sono già tesi alla luce delle richieste di Bruxelles in merito alla transizione ecologica, affinché intervenga a livello diplomatico per sbloccare l’impasse con Pechino convincendo la Cina a sbloccare l’export di chip nel Vecchio Continente.