Le parole del Pontefice
Papa Leone contro Netanyahu: “Criminale usare la fame come arma”
Alla Fao, in mezzo agli applausi, papa Leone XIV non le manda a dire e sferza i politici, le organizzazioni internazionali, le coscienze. Servirà a qualcosa?
Esteri - di Fabrizio Mastrofini
“Siamo diventati testimoni abulici di una violenza lacerante”, “il mondo non può continuare ad assistere a spettacoli così macabri come quelli in corso in numerose regioni della terra”. Alla Fao, in mezzo agli applausi, papa Leone XIV non le manda a dire e sferza i politici, le organizzazioni internazionali, le coscienze. Servirà a qualcosa? Comunque sia, il papa ha usato parole nette ed espressioni chiare.
Le ‘domande di un lettore operaio’ alla Brecht si sono trasfuse nel discorso: “Come possiamo continuare a tollerare che si sprechino ingenti tonnellate di alimenti mentre moltitudini di persone si affannano per trovare nella spazzatura qualcosa da mettere in bocca? Come spiegare le diseguaglianze che permettono a pochi di avere tutto e a molti di non avere nulla?”. E ancora: “Perché non si pone subito fine alle guerre che distruggono i campi prima ancora delle città, arrivando persino a scene indegne della condizione umana, dove la vita delle persone, e in particolare quella dei bambini, invece di essere custodita, si spegne mentre questi, ridotti pelle e ossa, vanno alla ricerca di cibo?”. Un grido non solo contro la fame – 673 milioni di persone “vanno a dormire senza mangiare” – ma soprattutto contro “l’uso del cibo come arma di guerra”: “contraddicendo – ha detto il Papa che ha partecipato di persona alla sessione inaugurale – tutta l’opera di sensibilizzazione portata avanti dalla Fao in questi otto decenni. Sembra allontanarsi sempre più quel consenso espresso dagli Stati che considera un crimine di guerra la fame deliberata, come pure l’impedire intenzionalmente l’accesso al cibo a comunità o interi popoli”.
Papa Leone XIV ha rivolto un appello alla consapevolezza ed alle coscienze, invitando a guardare al futuro. “Non possiamo aspirare a una vita sociale più giusta se non siamo disposti a liberarci dall’apatia che giustifica la fame come fosse una musica di sottofondo alla quale ci siamo abituati, un problema irrisolvibile o semplicemente una responsabilità altrui. Non possiamo chiedere agli altri di agire se noi stessi non rispettiamo i nostri impegni. Con la nostra omissione diventiamo complici della promozione dell’ingiustizia. Non possiamo sperare in un mondo migliore, in un futuro luminoso e pacifico, se non siamo disposti a condividere ciò che noi stessi abbiamo ricevuto. Solo allora potremo affermare — con verità e coraggio — che nessuno è stato lasciato indietro”. Le soluzioni rilanciate dal papa non sono quelle di Trump e di molti altri governi, dalla Russia ai regimi autocratici. Per il Vaticano va sottolineata sempre “l’importanza del multilateralismo di fronte a tentazioni nocive che tendono a ergersi come autocratiche in un mondo multipolare e sempre più interconnesso”. “Ripensare con audacia le modalità della cooperazione internazionale”, è stato l’appello. Applausi appunto, quanto a mettere in pratica, si vedrà.