Le dimissioni del premier
La destra francese è un corteo di fantasmi
La promessa della tassa agli ultraricchi è la solita esca ben consumata, lo dicono da due anni e non lo fanno
Esteri - di Jean-Luc Mélenchon
Il nuovo governo Lecornu, wow! Tre settimane per farlo? Un corteo di fantasmi senza prestigio né autorità morale sul paese. 80% di Repubblicani (la destra conservatrice classica francese n.d.r.) e di ex Repubblicani. Questa è la gente di Macron adesso. Niente può riparare ciò che è stato distorto fin dall’inizio: la violazione del risultato delle elezioni legislative del 2024. A questo si aggiungono ormai due censure per niente. Come credere che una tale sequenza di abuso di potere possa finire? Un uomo solo, il presidente della Repubblica non riconosce più alcun potere o autorità al popolo sovrano o ai suoi rappresentanti? Tutto questo è così inverosimile! No, non può durare e non durerà senza che si sappia come finirà o quando. Ma finirà male per coloro che hanno portato al disastro macronista.
C’è stato colpo di scena. Perché in pochi istanti siamo passati dall’impasse politica espressa dalla formazione del nuovo governo, alla crisi di regime. Mercoledì, la mozione di impeachment firmata da 104 deputati passa davanti al nuovo ufficio dell’Assemblea. Cosa c’è di peggio, se non queste persone che si accontentano di poco e anche di molto poco. Il coraggioso signor Faure dice “voler salvare Lecornu” nel momento in cui La France insoumise (la rappresentanza parlamentare degli Insoumise, gli indomiti, il movimento nato dalla mobilitazione promossa da Melénchon n.d.r.) annuncia la sua mozione di sfiducia. Poi si preoccupa di una scoperta totalmente inaspettata: il progetto di Lecornu sarebbe una “copia insufficiente, persino allarmante”. Le parole sottolineano la falsa gravità della disillusione di chi voleva così tanto crederci. Ma chi era ingannato dalla sincerità questo disperato? Soprattutto dopo che tre primi ministri l’hanno già passato nella farina? È commedia Non credono a una parola di quello che dicono riguardo ai compromessi che desiderano. Ma pensano che l’elettorato dei “ragionevoli e moderati” sarà convinto dalla loro offerta di negoziazione e dalla loro “buona volontà”. È solo una variabile del disprezzo per l’intelligenza delle persone che li osservano.
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Il loro unico risultato: minano dall’interno la capacità di resistenza che potrebbe essere messa in movimento. Ma il loro modo di fare ci fa essere subito assaliti da domande mediatiche: “Rifiutate il compromesso che i vostri partner di sinistra accettano?” Caramba! Che rispondere senza “aggravare le divisioni” quando si ha la prova che un tale compromesso non esiste da nessuna parte. Certamente, ancora una volta Lecornu ha promesso di riflettere su un modo per “mettere in gioco i molto ricchi”. Una vecchia esca ben consumata! Già fatto da Bayrou il 15 luglio 2025 (“un contributo di solidarietà per i redditi più alti”). E, prima di lui, da Barnier il 1° ottobre 2024 (“un contributo eccezionale per i francesi più ricchi”) e prima di lui da Attal il 27 marzo 2024 (“non ho un dogma sul contributo dei più ricchi”). E prima di tutti loro, a Élisabeth Borne non importava. Allora di cosa potrebbe trattarsi questa volta? (…)
Lecornu non rinuncia a nessuna brutalità antiparlamentare. Conoscete il “voto bloccato” come previsto dall’articolo 44 della Costituzione? Il governo chiede un “voto bloccato” su un articolo, con o senza gli emendamenti adottati dall’Assemblea e con quelli dei suoi di cui non vuole fare a meno. L’Assemblea è obbligata a sottomettersi. E non è per regolare i dettagli tecnici della legge in discussione. È già stato utilizzato a questo scopo. Era nel 2003 per passare a 43 rendite per una pensione a tasso pieno da parte del partito socialista. Lecornu non vi ha rinunciato. C’è anche l’articolo 38 dove il governo fissa con ordinanze il contenuto delle decisioni che la legge gli concede in generale. Macron l’ha fatto usare per rovesciare il codice del lavoro e anche per aprire la ferrovia alla concorrenza del settore privato. Non dimentichiamo nemmeno l’articolo 34 che include ciò che vuole nel campo del decreto! Già utilizzato da Macron per far passare le riforme dell’assicurazione contro la disoccupazione o il “bac à la carte”.
E per quanto riguarda il bilancio dello Stato? L’articolo 47 della Costituzione dà al governo la possibilità di passare il bilancio tramite ordinanze se il Parlamento non si è pronunciato dopo 70 giorni. Lecornu non ha detto una parola. I tipetti della sinistra moderata forse non conoscono questa disposizione? E hanno anche dimenticato le “commissioni miste paritetiche” dove si ritrovano in piccolissimo comitato senatori e deputati? Lì, tutto è a fuoco lento in una coalizione in cui la destra è sempre la maggioranza grazie ai voti dei senatori. Questo lascia all’Assemblea solo la scelta di votare tutto così com’è o di respingere tutto.
Insomma, per tornare ai costumi democratici, Macron/Lecornu non devono limitarsi a rinunciare ad usare un articolo: devono rinunciare a governare. Perché non dimentichiamolo, non sono legittimati dal voto delle elezioni legislative anticipate che hanno perso. E il fatto che il signor Olivier Faure (socialista) abbia deciso da solo e senza consultare nessuno di andare a proporre la sua candidatura come Primo Ministro è finito nel ridicolo.