Il nuovo libro del governatore

La politica è da ricostruire, De Luca: “Io resto in campo”

La presentazione dell’ultimo libro del governatore della Campania al circolo del tennis di Napoli. Crisi della democrazia. Diritto sfregiato

Politica - di Piero Sansonetti

18 Settembre 2025 alle 13:00

Condividi l'articolo

Photo credits: Alessandro Amoruso/Imagoeconomica
Photo credits: Alessandro Amoruso/Imagoeconomica

Vincenzo De Luca dice che la democrazia liberale non esiste più. E non ha futuro. Parto da qui, perché è da qui che bisogna partire. Il resto è una conseguenza di questo giudizio. E il futuro della politica, se esiste, non può camminare su sentieri che non incrocino questa questione davvero cruciale. L’altra sera in un incontro al circolo del tennis di Napoli organizzato da Riccardo Villari, che del circolo è presidente, abbiamo insieme presentato l’ultimo libro del governatore della Campania. Si intitola La Sfida e dopo averlo letto uno si dice: altro che sfida abbiamo davanti, dobbiamo affrontare una prova da far tremare i polsi.

Il libro è da pochi giorni in edicola, è edito da Piemme, 291 pagine, euro 19,90. Non è un libro di aneddoti, né un’autobiografia, o un libro di racconti, o di polemiche spicciole. Certo, scorrendo le pagine trovi sempre lo spirito e ogni tanto anche l’umorismo “deluchiano”. Ma è un “libro-manifesto” che affronta tutte le grandi questioni della politica, diciamo dal 1989 in poi. Sia sul piano nazionale che sul piano internazionale. Ed è un libro che affronta un tema ormai da molti decenni lasciato fuori dalla politica: la teoria. Anche chiacchierando con lui, l’altra sera, di fronte a una sala affollata, ho avuto questa netta sensazione: De Luca è convinto che non si possa rimettere in piedi la politica – fuggitiva e paurosissima in questi ultimi 25 anni – se non si mette mano alle teorie. Cosa vuol dire teorie? In primo luogo teoria della società, poi teoria dello Stato, poi teoria della globalizzazione, poi teoria economica, e infine – più importante di tutti – sistema di valori.

Attenzione a questo punto. Perché la questione dei valori c’entra moltissimo nella affermazione di De Luca sulla fine della vecchia democrazia. Dice il governatore – e mi pare molto difficile dargli torto – che la democrazia non è un semplice sistema di regole, o un meccanismo elettorale: la democrazia esiste solo se rappresenta un sistema di valori e una concezione dello Stato come pieno e assoluto stato di diritto. Così è nata la democrazia moderna, dopo la seconda guerra mondiale e la sconfitta dei fascismi. Potremmo dire che è nata nel 1948 con la dichiarazione universale dei diritti umani. Ebbene, cosa è rimasto di quella carta di 30 articoli? Chi la rispetta? Cosa ne è del diritto internazionale? È rimasta la polvere delle case sbriciolate a Gaza, i resti dei corpi maciullati dai missili e dalle mitraglie, il ricordo di 20mila bambini che non ci sono più, le ferite e le mutilazioni nei corpi di decine di migliaia di orfani, o di madri e di padri che hanno perso i figlioletti. Se quella dichiarazione è uno straccio – si chiede il governatore – cos’è la democrazia liberale? Se uno schieramento vasto di stati, di forze politiche, di giornali, di Tv, giunge a sostenere apertamente le barbarie dell’esercito israeliano, che ragione abbiamo di vantarci di un sistema politico che sta producendo orrori e violando qualunque concetto del diritto?

Per leggere il libro, e per capire De Luca, si deve partire da qui. Dal cuore del suo ragionamento. Solo così puoi seguirlo nelle altre parti del libro nelle quali parla di fisco, di amministrazione, di economia, di lavoro, di relazioni sociali, naturalmente di sanità, e molto di giustizia.
La giustizia, lo sapete, è uno dei temi che mi attrae di più. E anche su questo campo De Luca è lucido e spietato. Si aiuta con le citazioni di un libro di uno dei maggiori giuristi italiani degli ultimi cinquant’anni, Luigi Ferrajoli. Vi riassumo tutto in pochissime parole. Cioè in una domanda e una risposta: qual è la funzione del magistrato? Non è quella di esercitare una funzione di governo (e invece spesso i magistrati aspirano a questo) ma quella di esercitare una “funzione di garanzia”. Sembra quasi una contraddizione in termini.

L’idea che il vero garantismo deve nascere da lì. Da dentro la magistratura. Ma invece lo vediamo proprio in questi mesi che l’affermazione di Ferrajoli e di De Luca è sacrosanta: lo scontro aperto oggi tra governo e magistratura è rovesciato rispetto a quello dei decenni scorsi: è il governo, attraverso il potere esecutivo, e i prefetti e i questori, che dispone l’incarcerazione di migliaia di migranti, ed è la magistratura che esercita la sua funzione di garanzia, applica il diritto e ordina le scarcerazioni.

Non posso qui raccontarvi tutto il libro. Nè tutti i ragionamenti svolti l’altra sera dal governatore. Vi lascio immaginare i suoi giudizi sulla inadeguatezza della classe politica. Posso dirvi una cosa. Gli ho fatto un ultima domanda: “Presidente, cosa farai da grande?”. Ha riso (l’unica risata di tutta la serata) non ha risposto e mi ha fatto capire una cosa: non ha ottenuto il terzo mandato per ridicoli impicci burocratici, ma una cosa è sicura. Non si ferma qui. “Sono un allievo di Giorgio Napolitano che è morto a 98 anni. Io ne ho 76. Davanti a me ci sono altri 22 anni di attività politica e non li sprecherò”.

18 Settembre 2025

Condividi l'articolo