Intervista a Marcello Squillante
Ars Nova Napoli, sulle antichissime e infinite vie del folk: il tour dal Mediterraneo all’India per Neapolis 2500
L’ensemble, depositario e ambasciatore della musica millenaria del Sud Italia, pronto a partire: "Andare in tour è celebrare queste connessioni, apparteniamo a una grande famiglia culturale. È un messaggio di gioia, condivisione e fratellanza"
Cultura - di Antonio Lamorte
Qualcosa che non muore. E che viaggia da sempre, nonostante tutto. Per il movimento e l’incontro, le voci e i suoni stranieri che così stranieri non lo sono mai alla fine dei conti: se la musica fosse un mare, i live sarebbero il vento più favorevole agli Ars Nova Napoli. “Per noi è fondamentale, perché la nostra è musica che respira dal vivo”, dice all’Unità Marcello Squillante, voce e fisarmonica dell’ensamble di folk e world music pronto a partire per la tournée internazionale del “Manifesto Musicale del Mediterraneo Unito” per il “Neapolis 2500 Tour”. Andranno per il Mediterraneo e la penisola arabica, dal Regno Unito all’India. “Per noi è necessario e meraviglioso. Anche perché abbiamo noi per primi l’opportunità di ascoltare cose nuove”.
Sono da poco tornati da La Valletta, Malta. Avrebbero dovuto ripartire da Tripoli, capitale della Libia, dove appena prima dell’estate si era tornato a combattere in strada come non succedeva da tempo dopo l’uccisione del capo della milizia “Gheniwa”: tutto saltato, comprensibilmente. Riprenderanno dall’India per una manciata di date prima di passare per Sofia in Bulgaria, Colonia in Germania, Dubai, Abu Dhabi e Sjarjah negli Emirati Arabi. Non è la prima volta: “Negli ultimi tre anni siamo stati già in Cina, in Corea, due volte in India, a Cuba, in Iraq e nel Kurdistan. In Europa abbiamo già suonato destra e a manca. È inedita la tempistica, per com’è tutto concentrato in due tre mesi”. Il progetto è supportato e finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
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Ars Nova Napoli, una folgorazione
Erano appena poco più che maggiorenni quando si sono formati. “Eravamo già inconsciamente contagiati dalla musica folk perché in casa si ascoltava la Nuova Compagnia di Canto Popolare di Roberto De Simone. Quando Antonino Anastasia ha cominciato a seguire questi ragazzi che andavano a suonare la tammorra nella zona della Penisola Sorrentina, ci si aprì tutto il lato della tradizione ancora vivo. Le feste, le tammurriate, le madonne. Rimanemmo folgorati”. Lo stesso ballo della pizzica salentina è stato tradizionalmente correlato ai ragni: dal morso del folk è difficile guarire, quasi impossibile tornare indietro.

Gli Ars Nova Napoli si sono formati nel 2009. Rileggono il patrimonio musicale tradizionale del Sud Italia, non soltanto quello di Napoli. Hanno ritrovato assonanze e corrispondenze all’estero, soprattutto nei Balcani e in Grecia, dove nei viaggi nei primi anni insieme avevano conosciuto le taverne del rebetiko, la musica dei ribelli, il blues del Peloponneso. “Ci fece notare uno zio che alcune di queste canzoni erano molto simili ad alcune canzoni napoletane: in effetti abbiamo trovato tre quattro brani depositati nello stesso anno a Smirne e a Napoli: stessi spartiti, testi diversi. In Grecia sono rimaste degli inni, da noi invece sono andati un po’ persi, sono state trovate soltanto alcune registrazioni piuttosto rovinate”.
L’anima antica della musica folk e Napoli
Ci si interroga da sempre tra antropologi e musicologi: com’è che in posti così diversi, ci siano melodie ma soprattutto testi così simili? “Secondo alcuni persone nate in posti così simili sviluppavano le stesse idee, secondo altri invece le persone si sono sempre spostate, hanno sempre viaggiato da una parte all’altra di mari e montagne e quelle parole e quelle musiche le avrebbero imparate e portate con sé. È incredibile come la musica abbia viaggiato e influenzato da sempre”. È come se la musica folk, le storie degli uomini che racconta, avesse un’anima in comune a ogni latitudine. “Andare in tour per noi significa celebrare queste connessioni, ricordare a noi stessi e al nostro pubblico che apparteniamo a una stessa, grande famiglia culturale. È un messaggio di gioia, condivisione e fratellanza”.
Gli Ars Nova finora hanno pubblicato due album: il primo Chi se fatica se more e famme e il secondo E senza acqua la terra more – che suona come un manifesto politico. A classici napoletani, pizzica salentina, serenate siciliane e tarantelle calabresi, hanno aggiunto standard stranieri e canzoni inedite – memorabile la struggente Canzone della vela – ma non riescono a chiudere il terzo disco. “Stiamo sempre in giro”. Avrà a che fare con una canzone che esiste sia in italiano che in Grecia e Turchia: si intitola Fortuna. “Non ha lo stesso significato, l’ho tradotta io: in turco significa tempesta. Quando c’è la fortuna non si va per mare, si diceva nel Sud Italia riferendosi al fortunale, il vento”. Quello di folk e world music non è tuttavia certo un contesto in cui si vendono milioni di dischi.
A Napoli, nonostante questi siano soprattutto gli anni del rap e della riscoperta dell’italian disco alla Nu Genea, non muore mai la voce del folk. Prova può esserne il successo dell’operazione più manierata e patinata de La Niña e i gruppi che spesso si possono soprattutto per le strade del Centro Storico. E menomale: in Spagna si possono trovare facilmente dei tablaos per ascoltare il flamenco, stessa storia in Portogallo per il fado e in Argentina per il tango. A Napoli no. “È un vecchio dibattito. In quei Paesi ci sono state dittature molto lunghe e quelle musiche forse hanno rappresentato un segno identitario fortissimo. L’occupazione americana invece ha portato da noi un ammodernamento che si è radicato. Credo che l’Italia si sia vergognata a lungo della sua tradizione, abbiamo anche buttato mandolini e fisarmoniche”. Probabilmente un’altra occasione sprecata, nella città dell’overtourism, delle friggitorie e delle pizzetterie a cielo aperto. Potrebbero pensare a una residence, gli Ars Nova. Dopo che al viaggio, naturalmente.
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Gli Ars Nova Napoli sono Marcello Squillante (voce e fisarmonica), Michelangelo Nusco (violino, tromba e mandolino), Vincenzo Racioppi (mandolino e charango), Gianluca Fusco (chitarra, fisarmonica diatonica e gaita), Antonino Anastasia (tamburi a cornice), Bruno Belardi (contrabbasso)
12 settembre Malta, St. George Square – La Valletta
27 settembre Libia, Teatro Romano Leptis Magna – Tripoli ANNULLATA
03 ottobre India, Festival Rajasthan Riff – Jodhpur
06 ottobre India, Teatro – Delhi
08 ottobre India, Royal Ppera House – Mumbai
05 novembre Inghilterra, Istituto Italiano di Cultura Londra
10 novembre Bulgaria, Sofia Life Club – Sofia
03 dicembre Germania, Festival di Musica Europea – Colonia
10 dicembre Emirati Arabi, Fridge Jazz – Dubai
12 dicembre Emirati Arabi, Anfiteatro Cultura Foundation – Abu Dhabi
13 dicembre Emirati Arabi, Menar Art Festival – Abu Dhabi
14 dicembre Emirati Arabi, The Island Festival – Sjarjah
(date in continuo aggiornamento)