Lutto nel mondo della boxe
È morto il pugile degli Oasis: addio a Ricky Hatton, campione ed eroe della working class
Da Manchester, tifoso del City, come i fratelli Gallagher. Ritrovato in casa in "circostanze non sospette", aveva 46 anni. È stato un campione della gente
News - di Antonio Lamorte
Alcuni giorni prima di morire era stato visto in un bar a Tenerife, microfono in mano, dopo che il chitarrista lo aveva invitato a salire sul palcoscenico. Ricky Hatton si era esibito in Wonderwall, canzone feticcio della band tornata con un tour di reunion improvviso e inatteso, gli Oasis dei fratelli Liam e Noel Gallagher, mancuniani come lui, che oggi piangono la scomparsa di un’icona della boxe britannica. Richard John Hatton detto Ricky, soprannominato “The Hitman”, è stato infatti trovato morto ieri nella sua casa a Manchester, nella periferia di Hyde, Bowlacre Road. Aveva 46 anni. Circostanze “non sospette”, le parole della Great Manchester Police.
I primi pugni doveva averli visti scagliati dalla madre, che qualche volta doveva intervenire per mettere a posto chi esagerava nei pub di famiglia. “Crescere in un pub mi ha insegnato molto sulla vita – aveva raccontato in un’intervista da qualche anno fa al Guardian – Da dietro il bancone vedevi un sacco di belle persone, ma vedevi anche un sacco di stronzi. Ogni giorno c’era gente che entrava ubriaca, sapevo che non sarei voluto finire così. Penso che mi abbia motivato a rimboccarmi le maniche e a lavorare sodo. I miei genitori avevano quattro pub quando eravamo piccoli, ma il principale era il New Inn a Hattersley, nella tenuta. Era un ottimo pub. Raramente qualcuno scatenava una rissa, ma ogni tanto accadeva. Ho visto mia mamma buttare giù un po’ di gente nel corso degli anni, chiedeva un bicchiere, loro si rifiutavano e lei li metteva giù. Non si scherzava con mia mamma”.
- Mike Tyson contro Floyd Mayweather Jr, annunciato il match tra le ex leggende del ring: incassi da record ma boxe in crisi
- Quando il mondo non si è accorto di un GOAT: il dominio di Oleksandr Usyk, dalla Crimea ucraina a Re assoluto della boxe
- È morto George Foreman, addio alla leggenda della boxe: memorabile la sua sfida con Alì
- Tyson Fury annuncia il ritiro dalla boxe: l’addio del Gipsy King dei pesi massimi: “È stato fantastico, ho amato ogni singolo minuto”
Non aveva mai lasciato i luoghi della sua giovinezza, quel quartiere popolare dieci miglia a est di Manchester. Proprio sotto al pub di famiglia a Hattersley era stata messa su dai genitori la palestra di pugilato. Sul ring era davvero un combattente, uno che veniva sempre avanti. A una grande tecnica abbinava un’attitudine arrembante. Capace di rappresentare davvero il sogno della working class, la parabola di chi arriva dal niente e un passo alla volta si prende tutto, arriva ai piani più alti a competere con i migliori di ogni epoca, non soltanto della sua epoca. Record di 48 incontri, 45 vittorie e tre sconfitte, Hatton è stato campione mondiale in tre differenti categorie di peso: superleggeri IBF e WBA, welter WBA e superwelter IBO. Fu nominato “Fighter of the Year” nel 2005 dalla prestigiosa rivista Ring Magazine. Aveva sconfitto gente del calibro di Freddie Pendleton, Vince Phillips, Kostya Tszyu, José Luis Castillo, Paul Malignaggi.
Eroe della boxe britannica, patria della noble art, eroe di quei pub dove era cresciuto e dove lo sport e l’eccessivo consumo di alcolici è soltanto apparentemente incoerente. Eroe della working class come gli i fratelli Gallagher che lo avevano accompagnato sul ring a Las Vegas nell’incontro contro Malignaggi, anche loro venuti fuori dai quartieri popolari, di origini irlandesi, figli di un padre assente e violento. Come gli Oasis grande tifoso del Manchester City. Hatton era arrivato a 43 vittorie su 43 incontri quando incontrò Floyd Mayweather. Andò ko al decimo round e qualcosa gli si ruppe dentro. “Quando Mayweather mi ha messo ko, dopo che io avevo detto alla gente ‘puntate la vostra casa sulla mia vittoria’, mi sono convinto che non sarei più potuto uscire di casa. Mi sentivo così imbarazzato! Ho annullato tutti i miei appuntamenti, gli impegni, tutto. Quando finalmente sono uscito, camminavo per strada e pensavo: ‘Tutti ridono di me’”, aveva confessato in un documentario realizzato da Sky e prodotto da Noah Media Group.
Visualizza questo post su Instagram
Due vittorie prima di incontrare Manny Pacquiao. Di nuovo ko, questa volta al secondo round. Due sconfitte che segnavano la differenza tra un campione riconosciuto in tutto il mondo e due fuoriclasse assoluti, di quelle che in fin dei conti aumentano il prestigio anche dello sconfitto andato al tappeto. Entrambe le volte a Las Vegas, entrambe le volte accompagnato da decine di migliaia di inglesi che ci credevano: a conferma che era quello il titolo più grande di Hatton. L’ultimo incontro nel 2012, nell’Arena della sua Manchester, nella conferenza stampa dopo l’incontro perso contro Vlacheslav Sencheko aveva annunciato il ritiro. Divenne manager, allenatore e promoter.
Appesi i guantoni quei tormenti che lo avevano sempre assillato fuori dal ring lo assalirono ancora più soffocanti. La tossicodipendenza, l’alcolismo, la depressione. Era stato in comunità, aveva provato più volte a togliersi la vita. Aveva confessato di rintanarsi a volte nei pub, di nascondersi sperando che nessuno lo riconoscesse e così continuava a bere e a bere. Era capace di arrivare a oltre venti chili in sovrappeso. Avevano cominciato a chiamarlo Fatton. Si era rimesso in forma, ispirato anche dalla reunion degli Oasis, per un’esibizione contro un altro ex campione del mondo, Marco Antonio Barrera, lo scorso 2 luglio a Manchester. Tutto il ricavato era andato in beneficenza. La scorsa estate aveva annunciato ritiro dalla boxe del figlio Campbell, a 24 anni, dopo 19 incontri da professionista.
Absolutely devastated to hear the news about RICKY HATTON it was an absolute honour to know him and carry his belts RIP CHAMP LIVE FOREVER LG x
— Liam Gallagher (@liamgallagher) September 14, 2025
“Sono assolutamente devastato nell’apprendere la notizia di RICKY HATTON, è stato un vero onore conoscerlo e indossare le sue cinture RIP CHAMP LIVE FOREVER”, il post di cordoglio sui social di Liam Gallagher. Il Manchester City, nel derby contro lo United di ieri pomeriggio, ha indossato il lutto al braccio e osservato un minuto di silenzio. “Abbiamo perso non solo uno dei più grandi pugili britannici, ma anche un amico, un mentore, un guerriero, Ricky Hatton”, ha scritto l’ex campione del mondo inglese, Amir Khan. “Riposa in pace, leggenda Ricky Hatton”, le parole dell’ex campione dei pesi massimi inglese Tyson Fury. “È stato uno dei migliori, il nostro eroe britannico”, il cordoglio dell’altro ex campione dei massimi Anthony Joshua. Nessuno di questi ha ispirato come Hatton, un vero campione della gente.