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Quando un pugile rom deportato mise ko il kapò nazista del lager: a Venezia “Rukeli”, il corto sulla storia di Johann Trollmann

Campione di Germania, sterilizzato e deportato, uno scheletro con i guantoni. “Vediamo se è più forte ariano o zingaro”. Il progetto di Chi rom ... e chi no con il regista Alessandro Rak. "Non esistono più i lager ma i rom continuano a essere la comunità più discriminata d’Europa"

Cinema - di Antonio Lamorte

5 Settembre 2025 alle 12:53

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Quando un pugile rom deportato mise ko il kapò nazista del lager: a Venezia “Rukeli”, il corto sulla storia di Johann Trollmann

Non era previsto che in un viaggio al campo di concentramento e di sterminio di Auschwitz, sulle tracce dell’Olocausto di rom e sinti, riuscissero a trovare una storia di riscatto e di successo, di orgoglio e di appartenenza: non era detto e neanche immaginabile, considerata una storia di annientamento di 500mila persone. E invece un ragazzo, uno “scheletro con i guantoni”, sfidato in un campo di sterminio da un kapò nazista. “Vediamo se è più forte ariano o zingaro”. Perché Johan Willhelm Trollman, già campione di Germania, aveva origini sinti. Lo chiamavano “Rukeli”, albero, com’è stato intitolato il cortometraggio di animazione nato da un’idea dell’associazione “Chi rom … e chi no” diretto da Alessandro Rak e presentato Fuori Concorso nella sezione ORIZZONTI della 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Prodotto da AntropicA, RUKELI è una co-produzione Sideways Studios, Film i Väst in associazione con Mad Entertainment, in collaborazione con Rai Cinema, realizzata con il supporto di Film Commission Regione Campania, distribuito a cura di Premiere Film. Fa parte del progetto europeo Tracer, Transformative Roma Art and Culture for European Remembrance, con capofila il Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna: un progetto per riscoprire la memoria del Porrajmos, 500mila persone tra rom e sinti dal nazifascismo. Si ricorda il 2 agosto, perché in quello del 1944 ad Auschwitz-Birkenau tutti i rom e sinti rimasti – 4300 donne, vecchi e bambini – vennero passati nelle camere a gas.

“Non sono riconosciuti come minoranza etnica. In Italia – ha scritto il direttore de L’Unità Piero Sansonetti – sono riconosciute dodici minoranze etniche, non quella dei rom e dei sinti. E questa negazione di un diritto è di per sé assimilabile a una legge razziale. E la giornata della memoria è dedicata a molti, ma non a loro. In quel giorno – istituita con una legge dello Stato – si ricordano la Shoah, i prigionieri politici, le leggi antiebraiche. Giustissimo, sacrosanto. Ma perché non si celebra il Porrajmos? Non conoscete questa parola? Appunto. È il massacro dei rom nel lager tedeschi. Ai Rom ancora oggi sono dedicate solo ingiurie, diffamazioni, calunnie. Emarginazione e repressione. E anche apposite leggi speciali, come quella approvata da poco, per mettere in prigione i neonati zingari. È vero, non vengono più internati e passati nelle camere a gas. La differenza tra il nazismo e il moderno antiziganismo è questa. Le basi teoriche e di pensiero invece sono le stesse”.

Il progetto Tracer ha coinvolto questo gruppo di ragazzi napoletani con altri gruppi, portoghesi e polacchi, nella ricerca storica sul Porrajmos. “Abbiamo fatto un viaggio ad Auschwitz e abbiamo scoperto la storia di Rukeli”, dice Emma Ferulano, co-fondatrice dell’associazione Chi rom e … chi no. A Wittenberge, vicino Amburgo, Johann Trollmann aveva la matricola 9841: aveva cominciato con la boxe a otto anni, figlio di una famiglia di musicisti e circensi e addestratori di cavalli, campione dei mediomassimi di Germania: c’è chi dice ballasse come al suono di un violino tzigano e chi invece fosse saldo e solido come una quercia al centro del ring, fu spedito al fronte, sterilizzato, costretto a divorziare per evitare la deportazione alla moglie Olga e alla figlia Rita, venne deportato prima a Neuengamme e poi a Wittenberg, dove il kapò Emil Cornelius, ex pugile dilettante, lo riconobbe e lo costrinse a incrociare i guantoni nonostante fosse ormai pelle e ossa.

“Quella di Rukeli, il suo nome zingaro, è una storia che ancora si rinnova in altre forme. Faceva paura perché metteva in crisi il mito di una razza superiore”, diceva Dario Fo alla Gazzetta dello Sport dopo aver scritto Razza di zingaro, un romanzo dedicato alla vita di Trollman. “È una vicenda in cui si intrecciano molti temi – commenta Ferulano – Per i ragazzi ha avuto la funzione di una fiaba per i bambini, alcuni italiani hanno scoperto chi sono i rom mentre altri hanno scoperto il Porrajmos. Ci dice a quali livelli può spingersi la discriminazione: tendere un filo tra chi ti chiama zingaro per strada e lo sterminio non è un volo pindarico ma la diretta conseguenza di chi pensa che si possano chiudere le persone in un campo di concentramento. Come si arriva a quel punto? C’è tutta una società preparata, non è soltanto un cattivo. Questa malvagità è qualcosa di molto più radicato e ordinario”.

Anche se il corto è stato ufficialmente scritto con Biagio Di Bennardo, altro co-fondatore dell’associazione, Emma Ferulano parla di scrittura collettiva. Soprattutto con i ragazzi, rom e napoletani, nei laboratori di storytelling e animazione all’Istituto Galileo Ferraris di Scampia. “Siamo partiti da un testo con la voce narrante – racconta il regista Alessandro Rak – l’abbiamo discusso insieme, i ragazzi hanno cercato e lavorato sulle immagini che facessero vibrare tutto il racconto. Con Andrea Scoppetta abbiamo finalizzato il corto”. Cartoon e filmato d’epoca si fondono con naturalezza nello stile quasi pittorico conclusivo. La voce narrante è di Antonio De Matteo (Mare Fuori, I Bastardi di Pizzofalcone, Leonardo, Stranizza d’amuri e Piano piano), in lingua romanes e inglese di Alecio Araci. La musica, Delicate influorescenze, dei Guappecartò.

“Quando mi misero i guantoni accadde qualcosa, mi parve di sentirla di nuovo quella musica, quel violino gitano”, dice Rukeli di fronte al kapò che lo sfida nel lager: è il momento in cui chi è spesso costretto a negare la sua identità sente salire l’adrenalina, in cui chi non parteggia puntualmente con i più forti riconosce un orgoglio primigenio e implacabile. Ko il nazista, inevitabilmente. “Rukeli sovverte lo stereotipo: è una storia di successo del popolo rom, anche se finisce barbaramente. Non esistono più i lager ma i rom continuano a essere la comunità più discriminata d’Europa”. Di origini rom erano anche Elvis Presley, Django Reinhardt, Charlie Chaplin, Rita Hayworth, Zlatan Ibrahimovic. Agli eredi del pugile 70 anni dopo la morte nel lager è stata riconsegnata la corona dei mediomassimi. RUKELI è stato dedicato a Michelle Seferovic, la bambina morta folgorata da un cavo elettrico nel campo rom di Giugliano nel gennaio nel 2024, “vittima innocente dell’abbandono e della discriminazione razziale”, proprio mentre cominciava il viaggio che avrebbe fatto arrivare Rukeli al tappeto rosso di Venezia.

La prima ufficiale del corto si è tenuta alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia giovedì 4 settembre. RUKELI sarà proiettato martedì 9 settembre in oltre cento cinema di tutta Italia nell’ambito dell’evento CORTO CHE PASSIONE. A Napoli la proiezione martedì 9 settembre alle ore 19:00 presso Casa Cinema (via Cisterna dell’Olio, 46).

 

 

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5 Settembre 2025

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