Il vertice di Parigi
Volenterosi al tavolo con il coltello tra i denti: tanti e tutti divisi
Tra i partecipanti anche Italia e Germania contrari alla missione in Ucraina a cui puntano Francia e Uk. Assemblea folta ma divisa, intorno alla sicurezza di Kiev si giocano altre partite: la ricerca del primato in Europa
Esteri - di David Romoli
Oggi a Parigi si riuniscono i Volenterosi, al secolo i Paesi che intendono seguire Francia e Uk nella eventuale missione armata di pace sul territorio ucraino. In realtà il summit sarà di tutti: ci saranno anche quelli che, come l’Italia e la Germania, non hanno alcuna intenzione di partecipare, ci saranno il segretario della Nato Rutte e la presidente della Commissione europea von der Leyen. Forse ci sarà anche Donald Trump in persona, informa ma in via solo ipotetica il governo tedesco, ma se il presidente dovesse sorvolare al suo posto figurerebbe il segretario di Stato Rubio. Ci sarà naturalmente Zelensky che si augura di cogliere l’occasione per affrontare con Trump l’argomento spinoso delle prossime sanzioni contro la Russia. Qualcuno atterrerà a Parigi. Molti, come la premier italiana e il cancelliere tedesco Merz, preferiranno la meno impegnativa e meno coinvolgente videoconferenza.
L’assemblea è folta ma tutt’altro che compatta. La presidente della Commissione ha fatto saltare i nervi, alla vigilia, al connazionale Merz affermando che è ora di iniziare buttare giù una roadmap per la missione militare. La trovata non è piaciuta a Merz. Sulla spedizione conferma “notevoli riserve”, sottolinea che a Berlino “non esistono piani concreti per un intervento militare”, rinvia a data da destinarsi eventuali scelte: “Ci sono ancora molti ostacoli da superare e forse ci vorrà molto tempo”. L’Italia gradisce l’accelerazione militaresca anglo-francese anche meno del tedesco. Oggi Giorgia confermerà che il suo Paese non è disponibile a nessun invio di truppe, neppure con la funzione “umanitaria” di sminamento ipotizzata da Tajani. Tutt’al più si potrebbe, forse, considerare lo sminamento nel Mar Nero, ma in acque internazionali, e probabilmente affidato non ai militari, che sarebbero invece indispensabili sul terreno, ma a imprese civili. Per il resto l’Italia non andrà oltre il monitoraggio, radar e satelliti, e la formazione in particolare dei piloti, ma non su suolo ucraino.
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Quanto alle garanzie di sicurezza, base per ogni possibile e al momento ancora molto eventuale negoziato, Roma insiste sulla formula alternativa a quella della missione su cui puntano Macron e il premier inglese Starmer. Punta sull’estensione a Kiev, in funzione solo difensiva, dell’art. 5 del Trattato Nato. Trump concorda, o almeno concordava nel famoso quanto poco utile vertice di Washington di un paio di settimane fa. Ma la posizione del presidente americano è una delle principali incognite del vertice. Si sa che gli Usa non invieranno truppe e che intendono caricare solo sulle spalle dell’Europa le garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Ma è un peso che la Ue e il Regno Unito non possono assumersi senza il supporto se non dei soldati almeno dell’apparato logistico e soprattutto della tecnologia di intelligence degli Stati Uniti. Il summit dovrebbe servire anche a verificare quanto sia disposto a impegnarsi the Donald.
Nel complesso, dunque, il summit di oggi è destinato a registrare una divisione della intera Europa di cui la divaricazione tra i Paesi principali, Francia e Inghilterra da una parte, Italia e Germania è fedele riflesso. C’è però in questo braccio di ferro sotterraneo che prosegue da settimane e anzi da mesi un aspetto surreale. Ciascuna di queste ipotesi e di questi più o meno realizzabili progetti è solo chiacchiera sino a che non si arriva alla pace o almeno a una robusta tregua e il traguardo non pare affatto a portata di mano. Di certo il quadro di una controparte così divisa, tanto più al confronto dell’asse che si è creato fra Cina, Russia e India, non spingerà certo il presidente russo, in netto vantaggio sul fronte, ad adottare più miti consigli. La realtà è che intorno alle ipotetiche e molto virtuali strategie per garantire la sicurezza di Kiev si giocano partite di altra natura: la ricerca del primato, anzi dell’ammiragliato, in Europa, l’immagine bellicosa e forte del Paese a uso del consenso interno, le divergenti attitudini nel rapporto con la mina vangante Trump, il peso specifico di ciascuno dei principali Paesi in Europa e nell’occidente. Solo che questo intreccio tra uso strumentale delle opzioni strategiche per il dopoguerra, in largo anticipo sul dopoguerra medesimo, fa danno a un’immagine dell’occidente che dovrebbe apparire compatto ed è in frammenti e probabilmente fa altrettanto danno alle possibilità di far tacere le armi sul fronte ucraino.