L'album del 1975

Quando Bruce Springsteen divenne il Boss: i 50 anni di Born to Run, il disco che cambiò la sua vita e il rock

Dopo i primi due album, a nemmeno 26 anni, era a un bivio. Cantava la distanza tra l’American Dream e la working class, soltanto per registrare la title-track ci vollero sei mesi

Cultura - di Antonio Lamorte

25 Agosto 2025 alle 18:06

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Bruce Springsteen, on stage at the Palais des Sports in Saint-Ouen-Sur-Seine, France, where the first concert of his French tour attracted a large crowd on April 19, 1981. (AP Photo/Jacques Langevin)
Bruce Springsteen, on stage at the Palais des Sports in Saint-Ouen-Sur-Seine, France, where the first concert of his French tour attracted a large crowd on April 19, 1981. (AP Photo/Jacques Langevin)

Quando il Boss non era ancora il Boss il suo problema era pareggiare il successo e la considerazione di parte consistente della critica con il successo e la considerazione del mercato. Bruce Springsteen, dopo Greetings from Asbury Park, N. J. e The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle, aveva bisogno di vendere. Altrimenti la Columbia avrebbe risolto il suo contratto. Springsteen stava per compiere 26 anni quando, il 25 agosto del 1975, arrivava nei negozi Born to run. E da allora sono passati 50 anni.

L’album fu inciso a New York e coprodotto dallo stesso Springsteen con il manager Mike Appel e il producer Jon Landau. I primi due album furono apprezzati dalla critica ma furono anche due mezzi flop sul versante delle vendite. Springsteen aveva in testa di riprodurre qualcosa di simile al “wall of sound” che era un marchio di fabbrica del produttore Phil Spector, una produzione che riempisse completamente lo spettro sonoro, e ai live di Bob Dylan e Hawks di una decina di anni prima. La gestazione fu complessa e complicata. Le registrazioni durarono dall’inverno del 1974 all’estate del 1975.

Leggenda narra che soltanto sulla titletrack ci lavorò per più di sei mesi. Suggestione, lavoraccio, aneddoti: ne valse la pena. Quel suono così solido accompagnò la voce memorabile di Springsteen per tante altre occasioni ancora. Un marchio di fabbrica. Otto pezzi, quaranta minuti. Rock trascinante, da grande band, melodie coinvolgenti ed emozionanti, lo storytelling che caratterizzerà una carriera sterminata e ancora in corso. Un piccolo torto non nominare tutti i brani. Due su tutti però: Thunder Road e la title-track.

La prima, che apre l’album, è anche un manifesto sonoro. La possibilità di un’altra vita, di un nuovo inizio. “Questa è una città di perdenti e io sto andando via di qui per vincere!”. E poi Born to Run, primo successo internazionale del Boss, ancora oggi considerata una delle più grandi canzoni rock di sempre. In copertina lui stesso nello scatto di Eric Meola appoggiato alla spalla del sassofonista Clarence Clemons. Quegli Stati Uniti erano quelli dello scandalo Watergate, della guerra in Vietnam. Springsteen cantava la distanza tra l’American Dream e i problemi della working class elevata a una dimensione mitica, le difficoltà della gente comune, le storie di un Paese vero e autentico e perciò anche duro e feroce oltre la patina pubblicitaria.

Rolling Stone parlò di un album magnifico. “È il dramma che conta. Le storie che racconta non sono nuove, anche se nessuno le ha mai raccontate meglio, né rese così profonde. La familiarità è metà della loro forza: la promessa e la minaccia rappresentate dalla notte, il richiamo della strada, la ricerca di un’occasione che valga la pena cogliere e la brama di pagarne il prezzo, ragazze intraviste una volta sola a 130 all’ora e mai dimenticate, le strade della città come ultima, permanente frontiera americana. Conosciamo la storia: mille e una notte americana, una lunga notte d’amore e terrore”, si legge nella recensione dell’epoca.

Quando il disco arrivò nei negozi, il successo fu immediato. Con Born to run Springsteen riuscì a sfondare sul mercato mainstream. Per festeggiare i 50 anni di quell’album leggendario è stata pubblicata da Sony Music di Lonely Night in the Park, all’epoca esclusa dalla tracklist finale. Come se non fossero abbastanza i sette dischi di Tracks II: The lost albums pubblicati da poco. Evidentemente: no.

25 Agosto 2025

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