Dopo i casi di Olbia e Genova
Due morti per il taser, per Piantedosi polemiche pretestuose: “È imprescindibile”
Il titolare del Viminale parla di critiche strumentali buone per fare l’ennesima “campagna di antipatia contro i tutori dell’ordine”. La destra si schiera con lui ma Gasparri lo gela: “Servono verifiche”
Politica - di David Romoli
La parola magica è “imprescindibile”. La usa in aula il ministro Piantedosi: “Non si strumentalizzi il cordoglio per l’ennesima campagna di antipatia verso i tutori dell’ordine. Chi in maniera ideologica critica il taser tenga presente che si tratta di uno strumento imprescindibile”. La paroletta incanta il collega ministro Cirielli, che la riprende di peso: “Il Taser è uno strumento indispensabile usato secondo rigidi protocolli. Nel caso di Olbia sembra che ci fosse un pericolo oggettivo per gli agenti”. Da destra a esaltare il Taser si leva un coro folto. Il più prudente, figurarsi, è il capo dei senatori azzurri Gasparri che almeno, pur facendo scudo alle forze dell’ordine sempre e comunque, ammette almeno che gli eventi finiti in tragedia a 24 ore di distanza l’uno dall’altro “vanno certamente analizzati e devono essere investigati”. E più di quanto si lascino sfuggire tutti gli altri a destra.
A sinistra invece si è diffusa un’epidemia di mutismo. La sicurezza, si sa, è materia delicata. Vale voti sonanti e dicono parecchi: i leader di partiti sempre pronti alla denuncia fatto salvo Riccardo Magi, tradizione radicale, non si lasciano sfuggire una sillaba. Solo Silvia Salis, astro nascente del Pd, qualcosa deve dire, essendo prima cittadina di Genova. La sindaca si ripara dietro la cautela salomonica: “Non ci si faccia prendere dal populismo, né da una parte né dall’altra. Aspettiamo l’autopsia”. Le presunte, anzi presumibili vittime numero 4 e 5 della pistola elettronica in dotazione alle forze dell’ordine italiane per le verità non erano pericolosi pistoleri ma persone afflitte da sofferenze psicologiche. Gianpaolo De Martis, 57 anni, cardiopatico, morto a Olbia sabato scorso per arresto cardiaco, “importunava i passanti”. Elton Bani, 41 anni, dava in escandescenze e minacciava i vicini di casa. Nessuno dei due casi si configurava come impossibile da affrontare senza l’uso di quella che per definizione ufficiale è “arma meno letale” e non “arma non letale”.
In Italia è in vigore dal 2018 la pistola elettronica che spara dardi in grado di perforare i vestiti forniti di elettrodi collegati al dispositivo principale. Le scariche, 19 impulsi al secondo per 5 secondi, provocano contrazioni muscolari il cui rischio di rivelarsi letali aumenta ovviamente quando il soggetto colpito è cardiopatico o in stato di grave alterazione psicofisica. L’acronimo che regala il nome all’arma viene da un romanzo per ragazzi del 1911, Tom Swift and is Electric Rifle, ufficialmente firmato da Victor Appleton, ma dietro lo pseudonimo si nascondeva la mano anonima della casa editrice per ragazzi Stratemeye Syndicate. Certo l’assonanza con il laser deve però aver pesato parecchio nel nome di battesimo del micidiale giocattolo. Ieri moltissimi hanno ripetuto che il taser in sé non implica rischi ma sia l’Onu che Amnesty International lo considerano invece ufficialmente una forma di tortura. E di morti, per essere uno strumento privo di rischi, ne ha fatti parecchi, soprattutto negli Usa dove dall’inizio degli anni 2000 è largamente adoperato. I casi mortali sono circa un migliaio e l’azienda che produce i diversi tipi di taser, la Axon, valuta che i dardi elettrici siano letali nello 0,25% dei casi. Sembra poco ed è moltissimo.
Il taser è adoperato dalle forze di polizia di 107 Paesi. Molto più esiguo il numero di quelli che ne consentono anche l’uso privato ma tra questi c’è l’Italia, con porto d’armi e senza possibilità di trasporto. La strada della pistola elettrica è stata in realtà accidentata. A introdurlo era stato il governo Conte I, ministro degli Interni Salvini, nell’ottobre 2018 e per decreto, partendo con una fase sperimentale in 12 città. Nel gennaio 2020 era stato il Conte 2, quello di centrosinistra, a fare del taser “arma d’ordinanza” per tutte le forze di polizia. Ministra degli Interni era Luciana Lamorgese, che però pochi mesi dopo, in luglio, ne ordinò il ritiro: le prove balistiche avevano dimostrato che non era affatto sicuro. Ma nel marzo 2022 è stata la stessa Lamorgese, stavolta ministra degli Interni del governo Draghi, a ritirare fuori dall’armadio la pistola elettrica e ad assegnarla in via definitiva alle forze di polizia di 18 città. Da allora, bruciando le tappe, l’arma che secondo i calcoli più recenti uccide “solo” una volta su 400 ha fatto in tempo a rivelarsi “imprescindibile”. Parola di Matteo Piantedosi ed Edmondo Cirielli che, si sa, sono Honourable Men.