La poesia che va oltre la storia
Forme, sculture, idee e pitture per raccontare la ‘musica’ di Pascoli
Nel 170° anniversario del grande poeta romagnolo, una mostra di opere di Mirna Manni nella sala delle Tinaie di Villa Torlonia, a San Mauro Pascoli, nel Parco Poesia
Cultura - di Andrea Pompili
“L’arte è una forma, e una forma è qualcosa che non ha storia. Ma ha un destino”, scriveva Jean Baudrillart. Siamo nel 170° anniversario della nascita di Giovanni Pascoli, un mito del Novecento. Un poeta eloquente e appassionato, reale, fantastico e musicale. Un’occasione, questa, non solo commemorativa, perché la poesia può rivivere oggi sotto altre forme come conferma l’opera pittorica e scultorea di Mirna Manni (Tuscania, 1958).
Così, nella sala delle Tinaie di Villa Torlonia, a San Mauro Pascoli, nel Parco Poesia, si intrecciano memoria e contemporaneità. Con la poesia pascoliana torniamo a respirare un’aria antica ma nuova, in un percorso di introspezione che riattualizza l’opera di un grande poeta, in una stratificata e profonda ricerca sui temi dell’intimità, della memoria, del ricordo, della vita e della morte. Mirna Manni, con le sue nove installazioni, getta nuovi ponti germinativi riattivando pensiero e coscienza. Le virtù dell’arte, si sa, ci offrono da sempre spazi di libertà. Qui, l’artista alchemicamente trasforma, scolpisce e modella – oltre ogni limite – materie grezze, terre e argille, gres e ingobbi, tele e carte, per creare forme e spazi inusuali ricchi di risonanze. Ogni sua composizione sembra rifiutare ogni limite per abbracciare corpi e volumi in estensione e quantità. Così, in un graduale divenire, la Natura madre ricompare in un trapasso continuo fra pensiero e immagine, materia e forma.
Questa mostra che titola “delle piccole e grandi cose”, ci offre l’opportunità di riflettere, nell’attimo di un soffio, sul graduale processo in divenire delle piccole grandi cose che ci circondano, ieri come oggi. Opere che racchiudono pensiero e riflessioni multiple, interconnesse, che l’artista scarnifica in totalità con l’opera pascoliana. Una temporalizzazione di echi e precipitazioni espresse fra sostanza pittorica, matericità scultorea-ceramica delle forme, fra parole ricamate su tessuti e tele. Sottili fili di nylon reggono teli che riportano i versi, ricamati, di tre poesie del Pascoli: L’imbrunire, Il gelsomino notturno e D’Estate. La rappresentazione della Costellazione delle Pleiadi: tanti piccoli fiori bianchi ceramici, sottilissimi gambi di ferro, raggruppamenti di gramigna e moscerini, segni vegetali che si innestano tutti fra ricami e trasparenze. Variazioni sullo stesso tema reiterate con parole incise e graffite sulla pelle della ceramica. Poesie pascoliane racchiuse, impacchettate e ordinate, sigillate, ammucchiate e raccolte in scatole ceramiche. Oggetti conservati come tracce mnemoniche, ripercorse e messe a nudo, che dialogano con grandi pitture di memoria naturalistica. Ossessioni, tutte, che si traducono spesso in atti di pura letizia. Eppure persiste anche un sentimento di “irrimediabilità” insanabile. Sullo sfondo, la grande tela Dentro l’imbrunire (2024). All’interno del dipinto è incisa la scritta “dentro l’imbrunire, l’alba”. A dire che è sempre la Natura – con i suoi semi, le sue forme e i suoi eterni ritorni – a far rivivere il giorno e la notte, nel divenire delle stagioni.
Mirna Manni distribuisce e ripartisce il proprio sentire in un modo quanto mai significativo. Penetrando nel cuore degli eventi la storia può essere rivissuta. Così, ecco oggetti che tras-ducono e infrangono memoria e ricordi per pure mediazioni culturali. Allora, che cosa rende possibile le spregevoli barbarie dell’uomo sulla Natura? Sempre sull’orlo del possibile siamo in bilico sull’abisso. Una presa in carico, questa, da parte dell’artista per quanto accade nel mondo. Il segno inciso violenta così la materia ceramica e racconta l’opera manifesta dell’uomo sulla Natura inerme… Le Costellazioni si intrecciano con elementi del mondo naturale e fioriscono fra pietre e bozzoli e stendardi, frutto della fusione di coacervi psichici misteriosi. Presenze simboliche dove specchiarci. Un furore poetico, quello di Mirna Manni, che coinvolge e stupisce. Una consequenzialità prodigiosa fatta di appassionato fervore e di immaginazione colta. Opere che sfociano tutte nell’incantesimo prossimo di un vedere che è mimesi magica. Ci coglie allora stupore e meraviglia davanti a queste tele tessute da mani sconosciute su antichi telai che si popolano oggi di parole ricamate e di semi e di fiori, in uno sbocciare di levitazioni floreali. Ars est celare artem.
Una leggerezza che perviene, forse, dall’anima più intima di Giovanni Pascoli. Mirna Manni riesce a fondere enigma e frugalità. Viene allora da chiedersi: quali e quante saranno le soglie disseminate fra sogno e realtà, fra equilibri di pace e violazioni che l’uomo può ancora oggi varcare? L’arte è reliquiario prezioso che conserva luci e ombre, attraversando secoli e seminando sedimentazioni, creando sempre nuove opere rizomatiche e proteiformi. L’arte, così come la poesia, proietta e nasconde interi universi nel suo mistico silenzio che tutto raccoglie. I segni ci rimandano alle cose, alle piccole grandi cose della nostra quotidianità, della nostra misteriosa esistenza allucinatoria e irreale che si ripete nei secoli. All’ambiguità del vivere, alle azioni violente dell’uomo contro una Natura madre che tutto contiene, Mirna Manni contrappone e ci offre emblemi evocativi di speranza. Come nell’ultima opera che chiude l’esposizione: Cosmi d’attesa (2017). Un dittico realizzato con terra refrattaria e filo di ferro. Una sorta di “fusi”, come quelli descritti nelle favole, posti fra le mani di fate o di streghe… a dipanare la nostra rinascita.
Sicuramente, come sostiene Gaston Bachelard, «l’immaginazione penetra soltanto nelle profondità immaginarie» di chi già le possiede. Perché è il desiderio che smuove ogni dinamismo. È il bisogno autentico di rinnovarci e di moltiplicarci che attiva un accrescimento di noi stessi. Ecco allora che i valori estetici che attribuiamo a queste opere, orizzonti fertili che Mirna Manni ha creato, possono amplificare e dilatare nuovi mondi per nuovi sogni. Per chi ancora abbia voglia di vedere e ascoltare con la voce pura del cuore.