Lo stop in Commissione
Contratti interinali, il blitz della destra contro i lavoratori precari fallisce: la maggioranza ritira l’emendamento
Il blitz della maggioranza Meloni sui contratti interinali è fallito nel volgere di poche ore, causa contestazione fortissima da parte di opposizioni e sindacati. Nella notte i relatori di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia hanno ritirato l’emendamento al decreto Economia, l’esame dei testi è terminato in Commissione Bilancio del Senato intorno alle 2:30, con cui il centrodestra puntava ad aumentare il limite di mesi per i contratti interinali.
Il testo, un emendamento che di fatto avrebbe comportato una mini-riforma, prevedeva di aumentare di 12 mesi il termine con cui una agenzia interinale può “prestare” un lavoratore con contratto di somministrazione a un’azienda, contro il limite attuale fissato a due anni, senza far scattare in automatico l’assunzione. La “missione” dei lavoratori in somministrazione presso un’azienda sarebbe salita a 36 mesi, o a 48 mesi in caso di primo contratto con lo stesso “utilizzatore”: solo in quel caso il contratto di somministrazione sarebbe stato trasformato in indeterminato.
Una ulteriore precarizzazione del lavoro, era stata l’accusa delle opposizioni dopo la presentazione dell’emendamento da parte della maggioranza. “Di fatto è una piccola riforma del lavoro in somministrazione peraltro retrodatata: l’emendamento non fa altro che aumentare la precarietà del lavoro, creando più lavoro povero e meno sicuro”, erano state le parole del capogruppo del Partito Democratico in commissione, Daniele Manca. L’ex sindacalista Cisl Annamaria Furlan, oggi senatrice di Italia Viva, spiegava così il provvedimento: “Con questo emendamento c’è il concreto rischio di favorire pratiche di licenziamento mascherato, rendendo possibile trasferire alcuni lavoratori presso altri datori di lavoro, senza alcuna certezza di prossimità”.