L'assessore al Turismo di Roma
Intervista ad Alessandro Onorato: “Progetto civico di Roma modello nazionale”
«Chissà che alla fine tante esperienze possano confluire in uno spazio comune. Dalla rete di Ernesto Ruffini fino alla riattivazione di una parte importante del mondo cattolico, attorno a figure come Tarquinio e Paolo Ciani»
Interviste - di Umberto De Giovannangeli
Alessandro Onorato, Assessore al Turismo, Grandi Eventi, Sport di Roma Capitale.
A Roma è rinata la “gamba civica” del centrosinistra?
A Roma c’è un progetto civico virtuoso, nato quattro anni fa, che non solo è stato decisivo per eleggere Roberto Gualtieri sindaco, ma che incide ogni giorno nelle scelte di un’amministrazione che sta trasformando Roma. La città delle occasioni perse, delle opere incompiute, è diventato un esempio di buon governo, capace di attrarre grandi investimenti e di spingere in avanti uno sviluppo umano. Questa esperienza civica romana è simile a tanti altri progetti civici, che contribuiscono al governo di grandi centri e piccoli-medi comuni, dove persone animate dalla volontà di contribuire al cambiamento della propria città danno risposte che talvolta i partiti non riescono a dare. L’unione di queste esperienze può essere decisiva nel perimetro del centrosinistra per mettere in campo un’alternativa cedibile, pragmatica e riformista al governo Meloni. Auspico che le tante forme che in questo senso stanno emergendo in Italia, possano alla fine confluire in uno spazio comune. Dalla rete di Ernesto Ruffini fino alla riattivazione di una parte importante del mondo cattolico, attorno a figure come Tarquinio e Paolo Ciani.
Trasformare il “buon governo locale” in un progetto nazionale. Una sfida impegnativa.
Il nostro progetto è nato spontaneamente, il 25 giugno, con oltre mille persone e i rappresentanti delle più grandi città italiane, ma anche con realtà amministrative di comuni delle Marche e della Sardegna. C’è una generosità che davvero parte dal basso. E mette in rete le migliori energie che per vari motivi non si ritrovano nei partiti esistenti e talvolta si disperdono nell’astensionismo, nell’abbandono dell’impegno civile, oppure si dedicano a straordinarie forme di volontariato, che non acquistano il peso politico che meriterebbero. Voglio essere chiaro. Tutto ciò c’entra assai poco con la dialettica, pur legittima, tra le correnti dei partiti e con sempre nuove geometrie di vertice. Il nostro valore sta nell’essere una cosa nuova, in amicizia con il resto del centrosinistra. Da Conte alla Schlein. Ma autonoma e in grado di mettere in campo una nuova classe dirigente. Il Pd è un partito largo e pluralista. C’è una componente riformista che completa l’ottima azione della segretaria. Va valorizzata. Eppure, dobbiamo, dopo tanti anni, prendere atto che è difficile pensare che il Pd, prima delle prossime elezioni politiche, possa conquistare tutto l’elettorato. Ci sono tanti cittadini, che possono valere il 10%, che si sentono democratici fino in fondo ma non intendono, allo stato attuale, votare un partito di impronta chiaramente di sinistra. Noi vogliamo aggiungere, non sottrarre. Né vogliamo ipotizzare nuove leadership per un governo alternativo, in antitesi a quelle dei partiti più grandi. Lavorare dal basso significa stare con i piedi per terra e passo dopo passo contribuire ad una nuova visione. Nel centrosinistra ci sono già troppi conflitti e siamo abituati agli autogol. Sento la crucialità delle prossime elezioni politiche. Altri cinque anni di governo di destra porterebbero l’Italia su una china rovinosa. Anche sul piano del nostro contributo nello scenario internazionale. Ecco perché, il mio sguardo è altrove: dove pulsa la vita delle persone, talvolta faticosa e deludente e troppo spesso in cerca di una mano capace di sostenerla.
Spesso “amministrare” è inteso come “gestire l’esistente”. Un pragmatismo senza anima e visione.
Gli amministratori, al contrario, sono degli eroi e ottengono altissimi gradimenti. Senza autonomia legislativa, senza adeguati fondi e senza il supporto del governo, dimostrano di resistere, di avere idee, competenze e credibilità per affrontare, e risolvere, i problemi quotidiani delle famiglie. Sindaci, assessori, vengono scelti dai cittadini e ci vivono fianco a fianco. Sono obbligati a dare le risposte alle persone che tutti i giorni incontrano in strada. Se non lo facessero, perderebbero credibilità. La verifica è diretta e immediata.
Quali sono le priorità?
C’è una ispirazione generale che ci unisce: sbloccare le straordinarie potenzialità del nostro Paese. Avverto una sofferenza quando esse vengono sprecate, umiliate, ridotte a marginali. O quando i lavoratori, con il loro patrimonio umano e professionale, sono talmente mal pagati da vivere sotto il livello della dignità. Ecco perché, vogliamo un Paese che investa sui giovani. È inammissibile che 133.000 laureati in dieci anni siano scappati all’estero. Per questo presenteremo un pacchetto di proposte che vanno dalla formazione scolastica all’ingresso nel mondo del lavoro. Ci occuperemo della vera epidemia circa il disagio psichico e a una campagna di conoscenza, soprattutto nelle scuole, sugli effetti per la salute non solo del fumo, dell’alcol, ma anche di tutte le droghe, compresa la cannabis. Inoltre, una priorità è snellire, rendere più veloce e trasparente, la burocrazia che soffoca le imprese. Occorre facilitare la vita delle piccole e medie imprese, che, in Italia, corrispondono al 95% del totale. Parlo di artigiani, commercianti, giovani imprenditori. Dare maggiori possibilità a loro significa distribuire la ricchezza che oggi si concentra solo sulle grandi aziende, che talvolta neanche pagano le tasse in Italia. È uno dei modi per far ripartire l’ascensore sociale: chi nasce in una famiglia economicamente fragile deve avere le stesse possibilità di emergere di chi ha genitori benestanti. E questo non avviene da troppo tempo.
Lei ha subito insistito sul tema sicurezza.
Perché bisogna lasciarlo alla Meloni? La destra, che ha vinto le elezioni promettendo maggiore sicurezza, ha dimostrato di non sapere risolvere nulla. I reati aumentano, le carceri scoppiano e le persone si sentono più insicure. A maggio 2025 il Censis ha detto che per 7 persone su 10, nell’ultimo anno, la sicurezza in Italia è peggiorata. Inoltre, 8 donne su 10 hanno paura a tornare a casa la sera da sole. Il prezzo più alto lo pagano le classi sociali più deboli. Chi usa i mezzi pubblici, chi fa i turni di notte, chi abita nei quartieri meno centrali. A loro dobbiamo dare risposte a un tempo generali, profonde e di prospettiva, che riguardano la bonifica sociale e culturale delle zone più colpite, ma allo stesso tempo puntuali, specifiche, immediate. Non dobbiamo buttare la palla in tribuna, dicendo “le ragioni sono altre”. Altrimenti non ci possiamo meravigliare se la destra fa incetta, demagogicamente, di voti nelle periferie, e la sinistra è votata maggiormente nelle parti centrali delle città.
In Italia esiste una grave crisi di rappresentanza e partecipazione. In vecchi contenitori partitici sono insufficienti o addirittura un ostacolo?
I numeri non mentono e dicono che c’è una grande disaffezione nella politica attuale. Manca proprio un rapporto stretto, indispensabile per diffondere fiducia, tra la promessa e la dichiarazione programmatica, e poi la trasparenza del percorso per mantenerla e, infine, valutazione del risultato che in conclusione si raggiunge. A chi ascolta i talk show sembra che tutti abbiano ragione e allo stesso tempo torto. Ogni notizia (o opinione) è un fotogramma veloce che si spegne totalmente il giorno dopo. Non si raccontano percorsi, difficoltà o avanzamenti, storie coerenti che i cittadini siano in grado di comprende e seguire. In questo modo, l’opinione pubblica rimane confusa, con la certezza che alla fine tutto si decide da un’altra parte e che le istituzioni siano solo un palcoscenico sempre più svilito. Tanti si domandano, per esempio: perché le tasse in questo ultimo anno siano aumentate, mentre la Meloni ha giurato di volerle abbassare? O perché le famiglie debbono spendere migliaia di euro per i centri estivi dei figli? Ecco, noi ci proponiamo di costruire una classe dirigente civica, concreta, onesta nella comunicazione, giovane che contribuisca ad un’alternativa politica di centrosinistra ed anche alla trasparenza e alla concretezza dei meccanismi decisionali, per rendere la democrazia il luogo autentico del confronto e della deliberazione. Così come, appunto, avviene nei casi più virtuosi del lavoro amministrativo dei comuni d’Italia.