Parte l'82esima edizione

Mostra del Cinema di Venezia: Sorrentino guida la carica degli italiani (Di Costanzo, Marcello, Maresco e Rosi)

Grande attesa per i “Fuori Concorso”. Tra i fi lm in gara, 5 italiani: oltre al regista premio Oscar, Di Costanzo, Marcello, Maresco e Rosi. Tra gli internazionali, spiccano Baumbach, del Toro e Lanthimos

Spettacoli - di Chiara Nicoletti

23 Luglio 2025 alle 16:30

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Photo by Andreea Alexandru/Invision/AP- Associated Press / LaPresse
Photo by Andreea Alexandru/Invision/AP- Associated Press / LaPresse

È citando Jacques Rivette che il direttore artistico della 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Alberto Barbera, si appresta a illustrare il programma di questa edizione 2025: “Il cinema necessariamente affascina e violenta. Così agisce sulle persone.” In un panorama globale segnato da confusione e instabilità, Barbera invita a tornare ai fondamentali, ribadendo che “ciò che conta davvero per noi sono i film che continuano ad esercitare un fascino innegabile e un richiamo”. Una dichiarazione d’intenti che sottolinea la fiducia nella vitalità del cinema nonostante la proliferazione di contenuti discutibili e la predizione della sua fine.

Tra le sezioni più attese della Mostra spicca il Fuori Concorso, che si articola in due aree principali: serie TV e film di finzione. Tre le serie presentate, l’attesissima Portobello di Marco Bellocchio esplora il caso giudiziario di Enzo Tortora. Di questa serie, ancora in lavorazione, vedremo solo i primi due episodi. Barbera la definisce un’opera dolorosa, un’immersione profonda nella memoria collettiva nazionale. Ed ancora Un prophète di Enrico Maria Artale, che riprende l’immaginario del film francese del 2013 di Jacques Audiard con una nuova serie di otto episodi e con una sceneggiatura tratta dallo stesso film del regista di Emilia Perez. Barbera celebra Artale come talento cresciuto proprio grazie alla Mostra, dove ha esordito. Infine, Il mostro di Stefano Sollima ricostruisce la prima fase dell’inchiesta sul mostro di Firenze. I primi quattro episodi, basati su documenti originali, si fermano prima dell’ingresso in scena di Pacciani, esplorando invece gli altri indiziati e gli errori giudiziari.

Nella sezione Fuori Concorso film di finzione, undici titoli, di cui tre italiani. Chien 51 di Cédric Jimenez, film di chiusura del festival, è un thriller ambientato in una Parigi distopica, con un cast stellare che include Gilles Lellouche, Adèle Exarchopoulos, Louis Garrel e Valeria Bruni Tedeschi. Barbera lo definisce un thriller adrenalinico con un finale “di alta tensione”. Il maestro Antonio Capuano firma L’isola di Andrea, interpretato da Teresa Saponangelo e Vinicio Marchioni, un film che racconta la violenza maschile nei confronti delle donne sotto il pretesto della contesa di un figlio. “Il tema del film è la guerra non dichiarata degli uomini alle donne”, afferma Barbera, sottolineando la forza sociale del progetto. Il maestro di Andrea Di Stefano è invece una sorprendente commedia malinconica che mette in scena l’incontro tra un maestro di tennis fallito (interpretato da Pierfrancesco Favino) e un adolescente privo di talento. Luca Guadagnino, con Prime Video, sceglie di restare fuori concorso con After Hunt, film americano girato a Londra con Julia Roberts, che tratta il tema delicato della violenza sessuale in un’università d’élite. Il film segnerà la prima volta, che il Festival ricordi, dell’attrice sul red carpet del Lido. Julian Schnabel propone invece In The Hand of Dante, viaggio esistenziale con Oscar Isaac, Gal Gadot e Martin Scorsese alla ricerca del manoscritto della Divina Commedia. Tra gli altri titoli spiccano La valle dei sorrisi di Paolo Strippoli, Dead Man’s Wire di Gus Van Sant, che segna il ritorno del regista con un thriller metacinematografico, e Orfeo di Virgilio Villoresi.

Cinque i film italiani in concorso, a testimoniare lo stato di salute del cinema di casa nostra. La Grazia di Paolo Sorrentino con Toni Servillo apre ufficialmente il festival: un film spirituale e sensuale che esplora il significato del perdono, ambientato tra Napoli e Gerusalemme. Leonardo Di Costanzo presenta Elisa e si misura con una storia vera e durissima: quella di una donna che uccide la sorella e tenta di fare lo stesso con la madre e forse con il padre. Il film è tratto da Io volevo ucciderla di Adolfo Ceretti, importante criminologo italiano. Duse di Pietro Marcello è un ritratto ambizioso e poetico dell’attrice Eleonora Duse, girato interamente a Venezia e interpretato da Valeria Bruni Tedeschi. Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi è un documentario lirico sull’umanità ai piedi del Vesuvio, mentre Un film fatto per bene di Franco Maresco è un omaggio scomodo e visionario a Carmelo Bene, tra documentario e film-saggio.

Il concorso internazionale offre opere di grande respiro e soddisfa tutti i desideri dei cinefili e fan della Mostra. Olivier Assayas dirige The Wizard of the Kremlin, tratto dal romanzo di Giuliano da Empoli. Citando Barbera: “Il romanzo e il film raccontano l’irresistibile ascesa al potere di Putin attraverso un personaggio di finzione, il suo spin doctor interpretato da uno straordinario Paul Dano mentre Putin è un altrettanto impressionante Jude Law”. Noah Baumbach torna a Venezia dopo White Noise con Jay Kelly, una commedia malinconica scritta con la compagna Greta Gerwig, con “al centro un attore di successo in crisi di identità interpretato da George Clooney in grande spolvero con al suo fianco Adam Sandler”. Grande ritorno anche per Kathryn Bigelow che, dopo The Hurt Locker nel 2008, presenta A House of Dynamite, un thriller geopolitico che lavora sulle paure contemporanee che riaffiorano sull’uso insensato delle armi atomiche. Desiderato, sperato e finalmente esaudito è il desiderio di vedere Frankenstein con Jacob Elordi, Oscar Isaac e Mia Goth. Guillermo Del Toro, Leone D’Oro per The Shape of Water, lo porta finalmente al lido dopo oltre dieci anni di gestazione.

Torna anche Mona Fastvold che dirige The Testament of Ann Lee con Amanda Seyfried, Benny Safdie con The Smashing Machine, biopic sul lottatore Mark Kerr con un inedito Dwayne Johnson ed Emily Blunt. Jim Jarmusch, invitato mille volte al Lido e finalmente presente, porta Father Mother Sister Brother, un film corale sulle dinamiche familiari contemporanee con Cate Blanchett e Adam Driver, due presenze ricorrenti alla Mostra. Infine, Yorgos Lanthimos con Bugonia sperimenta con una commedia pseudo- scientifica e segna la sua terza (ma non ultima, pare) collaborazione con Emma Stone. Non si fa certo mancare niente la sezione Orizzonti che apre con Mother di Teona Strugar Mitevska, definito dal direttore artistico “il ritratto non convenzionale di Madre Teresa di Calcutta, interpretata da Noomi Rapace. Frutto del lavoro di ricerca che la regista ha fatto nel corso di anni per restituire la verità su un personaggio controverso, ambiguo, non privo di contraddizioni”. Dopo l’esordio di successo con Amanda, Carolina Cavalli torna nella sezione con Il rapimento di Arabella, ancora con Benedetta Porcaroli protagonista. Una star sempreverde e instancabile, Willem Dafoe è al centro di due opere, Late Fame e The souffleur, entrambe riflessioni metacinematografiche sul ruolo dell’attore. Infine, torna Laura Samani con Un anno di scuola, film ambientato nel Friuli del secondo dopoguerra, che conferma la sua poetica delicata e potente dopo Piccolo Corpo. La Mostra di Venezia risponde con la varietà e la speranza alla presunta crisi del cinema.

23 Luglio 2025

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