Il cortocircuito
Da Sala a Salvini, le Procure tornano protagoniste e decidono le sorti della politica
Se la Cassazione, come è probabile, accoglierà il ricorso, per Salvini sono guai. Se lo respingerà, il caso sarà chiuso. Tutto ciò avverrà probabilmente con una certa rapidità, entro l’anno.
Politica - di Piero Sansonetti
La Procura di Palermo ha fatto ricorso in Cassazione per chiedere che sia annullata l’assoluzione del vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, dall’accusa di sequestro di persona nei confronti dei 147 migranti che furono bloccati per molti giorni a bordo della nave “Open Arms” nell’agosto del 2019. All’epoca Salvini era ministro dell’Interno del governo Conte. Fu mandato a processo solo lui (i magistrati risparmiarono il Presidente del Consiglio) con l’accusa pesantissima di sequestro di persona. I Pm avevano chiesto una condanna a sette anni, ma in dicembre il tribunale aveva assolto Salvini.
Ora sono state depositate le motivazioni della sentenza e i Pm hanno accertato che i giudici del primo grado non mettono in discussione gli atti che costituirebbero il reato, ma si limitano a sostenere che il diritto internazionale non è chiaro e dunque non è certo che Salvini fosse tenuto a assegnare un porto di sbarco in Italia. I Pm fanno notare che nel frattempo la Corte di Cassazione a sezioni riunite ha emesso una sentenza nella quale riconosce l’obbligo all’assegnazione di un porto sicuro ai migranti. Per questa ragione i Pm, invece di ricorrere in appello, e cioè a un giudizio di merito, ricorrono direttamente in Cassazione perché la sentenza del tribunale di primo grado sia cancellata in quanto tecnicamente sbagliata. Se la Cassazione, come è probabile, accoglierà il ricorso, per Salvini sono guai. Se lo respingerà, il caso sarà chiuso. Tutto ciò avverrà probabilmente con una certa rapidità, entro l’anno.
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In questa stessa giornata, divampano le polemiche sull’inchiesta di Milano. Il Pd ha preso le difese del sindaco Sala anche per una ragione molto semplice: nessuno ha capito di cosa Sala sia accusato. Il centrodestra si è diviso. Una parte si è scagliata contro Sala (ma un anno fa non si scagliò contro Toti) una parte, la più ragionevole, guidata dal Presidente del Consiglio, ha detto che un avviso di garanzia non vuol dire che il sindaco debba dimettersi.
Terza polemica di giornata. Il ministro Nordio ha minacciato di sanzioni disciplinari un magistrato che aveva “censurato” – parola di Nordio – il comportamento del ministro nel caso Almasri. Chi ha ragione?
Caso Salvini
Le sue decisioni del 2019 furono davvero sciagurate e ciniche. Però che fosse sequestro di persona, francamente, sembra una enormità che non sta in piedi. Sta in piedi invece, dal punto di vista del diritto, il ragionamento dei Pm sul porto sicuro. Tranne su un punto: la sentenza della Cassazione è successiva al presunto delitto. La giustizia retroattiva non esiste.
Caso Sala
Certamente ha ragione il Pd a difendere Sala. Tranne per il fatto che qualche mese fa assunse un atteggiamento opposto nel caso Toti.
Caso Nordio
Giusta la sua protesta. I magistrati dovrebbero evitare di dichiarare su tutto. Nordio invece dovrebbe dichiarare. E rispondere a qualche domanda: perché ha favorito l’evasione di uno dei peggiori criminali degli ultimi anni? E perché, quando è stata accertata l’evasione, non si è dimesso, come fece il ministro Lattanzio, tanti anni fa, per l’evasione di Herbert Kappler, per la quale, peraltro, Lattanzio non aveva nessuna responsabilità? Quel che è certo è che la giustizia continua a decidere le sorti della politica. Molto più degli elettori. Probabilmente metterà la parola fine alla carriera di Salvini. E così a quella di Sala. Mentre Nordio continuerà a farsi bello e a dichiarare, e nessuno risponderà della fuga di Almasri. Cioè di una colpa vera e accertata e gravissima del governo.