Lo strumento mitico

La leggenda di Wandrè: partigiano, genio, utopista del lavoro: la storia della chitarra di Lucio Corsi

Anche a Eurovision dopo Sanremo. La storia di Antonio Pioli e dei suoi strumenti di culto, celebrati da Bob Dyan e Frank Zappa, partoriti in una fabbrica olivettiana

Cultura - di Antonio Lamorte

13 Maggio 2025 alle 19:10

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Lucio Corsi from Italy performs the song “Volevo Essere Un Duro” during the dress rehearsal for the first semi-final of the 69th Eurovision Song Contest, in Basel, Switzerland, Monday, May 12, 2025. (AP Photo/Martin Meissner) Associated Press / LaPresse Only italy and spain
Lucio Corsi from Italy performs the song “Volevo Essere Un Duro” during the dress rehearsal for the first semi-final of the 69th Eurovision Song Contest, in Basel, Switzerland, Monday, May 12, 2025. (AP Photo/Martin Meissner) Associated Press / LaPresse Only italy and spain

Anche a Eurovision Lucio Corsi sfoggerà una Wandrè, ovvero una chitarra dal fascino inesauribile, progettata da uno dei più visionari e iconici costruttori di strumenti musicali nella storia della musica italiana, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo anche da artisti di fama internazionale. È un nome che ha a che fare con il mito quello di Wandrè, arrivato anche al grande pubblico proprio grazie al cantante maremmano esploso all’ultimo Festival di Sanremo con Volevo essere un duro.

Si chiamava Antonio Vandrè Pioli. Partigiano durante la Seconda Guerra Mondiale nelle Brigate Garibaldi, fondò a Cavriago, in provincia di Reggio Emilia, la sua azienda negli anni Cinquanta dopo un periodo di apprendistato nella bottega del padre. Prima fece anche da capocantiere in Calabria o a Milano. Il suo soprannome venne fuori dalla locuzione dialettale “Va andrè”, ovvero “vai indietro”.

Per le sue chitarre costruite tra il 1957 e il 1968, Pioli divenne uno dei più noti e stimati costruttori di strumenti musicali italiani. Si ispirò alla fantascienza, a Brigitte Bardot, utilizzava materiali innovativi come bachelite e vetro. Concepiva la sua azienda come un laboratorio creativo collaborativo non come un’attività unicamente individuale. Definì la sua fabbrica una “fabbrica rotonda”, un open space con una finestra circolare molto grande e un giardino centrale. Non esistevano orari di lavoro, chiunque poteva vedere il cielo in qualsiasi momento. La sua visione ricordava quella di Olivetti, sollecitava e incentivava gli operai a intraprendere corsi extra-lavorativi per sviluppare i propri lati culturali e artistici, le abilità linguistiche e musicali.

 

 

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Fu tra i primi a utilizzare manici in alluminio, il ponte a corde sospese, concepì una sua personale versione della catena di montaggio che potesse smarcare gli operai dalla ripetitività e dall’alienazione. Circa 70mila le chitarre create, strumenti tutt’altro che popolari: quella suonata da Corsi può costare fino a 20mila euro. C’è una scena nel documentario Don’t Look Back in cui Bob Dylan fissa estasiato una chitarra Wandrè nella vetrina di un negozio a Londra e la definisce “incredibile”. Altri cultori dello stile erano Frank Zappa, Ace Frehley dei Kiss, Peter Holmstrom dei Dandy Warhols. Anche alcuni italiani svilupparono una forma di culto degli strumenti di Wandrè come per esempio Adriano Celentano e Francesco Guccini.

Alla serata finale di Sanremo, Corsi si era esibito con una Rock Oval. “Stasera mi vesto chitarra Wandrè – aveva scritto – Per l’ultima notte all’Ariston serviva tirare fuori Excalibur dalla custodia. ‘Wandrè! Chi era costui? Mi raccontano che faceva chitarre, ma non chitarre come hanno da essere le chitarre, piuttosto oggetti dotati di anima propria, ribelli, addirittura pericolose. Che se fai l’errore di prenderne una in mano rischi di perderti e non ritrovarti mai più’. Così parlava delle chitarre Wandrè Francesco Guccini”. La chitarra però non è di sua proprietà, è un prestito dei “Partigiani di Wandrè”, una sorta di gruppo di seguaci del costruttore con un ruolo anche di archiviazione, divulgazione e restauro.

Il gruppo dei Partigiani ha accolto comunque con entusiasmo, come raccontato in un articolo de Il Post, la possibilità di portare a Sanremo una chitarra di Wandrè. L’azienda a Cavriago è ancora oggi tramandata da un gruppo di persone che ne curano l’eredità culturale. La fabbrica chiuse il 31 dicembre del 1968, Pioli si dedicò a realizzare capi di vestiario in pelle. È morto nell’agosto del 2004. La sua storia è stata raccontata nel libro Wandrè. L’artista della chitarra elettrica scritto da Marco Ballestri. Dalle immagini trapelate dalle prove dell’Eurovisione si vede Corsi imbracciare la stessa Rock Oval: una possibilità per far conoscere anche all’estero questa produzione originalissima e speciale.

13 Maggio 2025

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