La manifestazione

Suicidi in carcere, manifestazione delle famiglie delle vittime che chiedono giustizia e verità

Centinaia di persone alla manifestazione per i familiari dei detenuti morti tra le sbarre

Editoriali - di Mirko Federico - 2 Luglio 2024 alle 14:26

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Foto di Mirko Federico
Foto di Mirko Federico

Tutti riuniti a Roma, lo scorso 29 giugno, per manifestare pacificamente contro i numerosi suicidi all’interno degli istituti penali italiani. Presenti alla manifestazione al Gianicolo, le famiglie che hanno perso un caro all’interno delle carceri. A stringersi al loro dolore anche associazioni come il Gruppo idee, attiva da anni per la tutela dei diritti umani, e avvocati tra cui Rosamaria Salemi sempre pronta a dare un sostegno morale, psicologico e fisico.

Tra i presenti la famiglia di Fabio Gloria venuta da Palermo. Fabio è morto nel carcere di Terni il 28 gennaio 2023 e il suo decesso è stato classificato come suicidio. Ma sono molti gli elementi che, secondo la famiglia, fanno capire che probabilmente non si è trattato di suicidio. Sul suo corpo, infatti, erano visibili evidenti segni di percosse, e per questo la famiglia Gloria non ha mai creduto che si trattasse di gesto volontario e ancora oggi, a un anno e mezzo di distanza, lottano per avere giustizia e verità.

Inoltre hanno partecipato all’evento anche i familiari di Patrick Guarnieri, il ventenne morto nel carcere teramano di Castrogno lo scorso 13 marzo. Il decesso del ragazzo, affetto da patologie lo rendevano incompatibile con regime carcerario, è stato classificato come suicidio, ma la famiglia non crede a questa ipotesi e lotta per avere verità e giustizia. La sorella di Stefano Dal Corso urlava con forza “Giustizia e verità”. Il ragazzo 42 enne del Tufello è infatti morto in cella in Sardegna nell’ottobre 2022 e non si sarebbe suicidato come si è detto all’inizio ma sarebbe morto a seguito di un aggressione avvenuta in carcere.

Santo Perez di soli 25 anni morto nel carcere di Parma nella sezione di media sicurezza il 16 maggio 2024 era stato responsabile di una aggressione ad un agente della Polizia penitenziaria ed era stato collocato in una sezione per detenuti con problematiche di sicurezza. Ma il giorno dopo il ragazzo è morto improvvisamente. Anche questo decesso classificato come suicidio ha alimentato i dubbi della mamma e dei suoi parenti, presenti alla manifestazione. La loro partecipazione ha colpito profondamente nell’animo i partecipanti mentre proprio la madre ha letto, in lacrime, una lettera scritta per il proprio figlio.

E ancora: Carmine Corallo era un detenuto di 61 anni. Si trovava nel carcere di Poggioreale di Napoli. Era malato ai polmoni ed è morto venerdì 21 luglio 2023 all’ospedale Cardarelli, dove era stato trasferito d’urgenza. Sebbene già nel 2015 gli fosse stata riconosciuta l’incompatibilità con il regime detentivo, un nuovo cumulo di pena aveva fatto sì che lo scorso maggio Corallo rientrasse a Poggioreale nonostante le sue gravi condizioni di salute. Condizioni che erano in costante peggioramento, tanto che il suo legale, Gandolfo Geraci, aveva presentato un mese fa una nuova istanza di scarcerazione, ignorata dall’autorità giudiziaria. A fargli giustizia c’era la moglie sola con tristezza indossando una maglia con la sua foto chiedendo giustizia.

Presenti anche i fratelli che ormai lottano da anni per avere giustizia e verità per Andrea Di Nino, il 21 maggio del 2018, morto nella casa circondariale Mammagialla di Viterbo, il ragazzo aveva chiamato la madre poco prima per chiedere un cambio d’abiti in vista di un udienza quindi nulla lasciava presagire al terribile gesto, infatti la famiglia lotta poiché non crede che Andrea si sia suicidato.

Alla manifestazione la sofferenza le lacrime si leggevano nello sguardo di ogni presente condividendo ognuno di noi il dolore dei familiari. Alla fine della manifestazione tutti i presenti si sono affacciati dal balcone del Gianicolo che affaccia sul carcere di Regina Coeli, che in questi giorni è in protesta pacifica. L’emozione è stata grandissima perché i manifestanti cantavano per l’indulto e l’amnistia e i detenuti ci rispondevano con una delle parole più belle che possa esistere “Libertà!“.

Chi sbaglia chi commette reati è giusto che paghi la sua condanna perché ci sono delle leggi che vanno rispettate. Ma la legge, così come ogni cittadino comune, devono rispettarla anche le istituzioni. Le condizioni in cui versano oggi le carceri italiane sono a tutti gli effetti un reato commesso dalle istituzioni che non rispettano la Costituzione e si mettono allo stesso pari di qualsiasi criminale se non peggio proprio perché loro rappresentano la giustizia.

2 Luglio 2024

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