Strage di Stato

Due suicidi in carcere nelle ultime 48 ore, detenuti si sono tolti la vita a Caltanissetta e Genova

Ad oggi, le persone recluse e che hanno deciso di farla finita mentre erano in custodia delle istituzioni, sono state 47 dall'inizio dell'anno. Tra esse c'è anche il giovane prigioniero del Cpr di Roma e senza considerare i quattro agenti della polizia Penitenziaria. Nel 2024, tre morti dietro le sbarre a settimana: una media orribile e spaventosa

Cronaca - di Redazione Web - 27 Giugno 2024 alle 13:13

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Due suicidi in carcere nelle ultime 48 ore, detenuti si sono tolti la vita a Caltanissetta e Genova

Quarantasette suicidi dall’inizio nell’anno. L’ultimo questa mattina nel carcere di Marassi. Il tabellone, che da qualche mese campeggia nel cortile di palazzo di Giustizia viene aggiornato proprio mentre è in corso la tappa genovese della maratona oratoria indetta avvocati penalisti di tutta Italia. “Si tratta di una maratona a staffetta partita il 29 maggio e che si concluderà a Roma l’11 luglio con una manifestazione a livello nazionale per sensibilizzare la politica e l’opinione pubblica sul tema dei suicidi in carcere e in generale delle condizioni di detenzione” spiega Fabiana Cilio, presidente della Camera Penale Regionale Ligure ‘Ernesto Monteverde’. Gli avvocati si rivolgono al ministro della Giustizia Carlo Nordio per chiedere “interventi urgenti a cominciare dalla liberazione anticipata speciale da 60 giorni anziché 45., che non risolverà la situazione ma sarebbe un passo in avanti. Chiediamo inoltre che le misure alternative alla detenzione vengano applicate i in maniera molto più massiccia di quanto accade oggi perché ricordiamo le misure alternative alla detenzione abbassano il tasso di recidiva mentre il carcere le fa schizzare in alto“.

La piaga italiana dei suicidi in carcere

Presente alla maratona anche il garante regionale per le carceri Doriano Saracino: “In carcere si vive male e quindi si muore facilmente – spiega – oggi siamo qui a parlare di suicidi, ma c’è anche il problema delle morti perché se consideriamo i morti per altre cause superiamo il numero di 100“. Saracino sottolinea inoltre la necessità di “potenziare le cure mediche così come le opportunità di lavoro e di reinserimento sociale“. Il Garante chiede inoltre “alla Regione Liguria di modificare la legge sull’edilizia residenziale pubblica che di fatto penalizza chi ha scontato una pena perché non consente un reinserimento sociale perché chi ha una condanna anche di un anno per un reato punito fino a cinque anni perde il diritto alla casa“. Lo stesso Saracino ha poi aggiunto: “Siamo disperati. Stamane avevamo iniziato la nostra maratona davanti il palazzo di giustizia di Genova per porre l’accento proprio sui suicidi in carcere: avevamo alle spalle uno striscione con il numero 46 che, nel giro di poche ore, abbiamo dovuto far diventare 47 perché si è tolto la vita un detenuto quarantenne egiziano, proprio questa mattina, nel carcere della nostra città“.

I garanti, i penalisti e i sindacati della Penitenziaria

Quarantasette suicidi da inizio anno nelle case circondariali italiane, 104 morti complessivamentedietro le sbarre – ricorda Saracino – “Si tratta del 15-20% di suicidi in piu’ rispetto a quanto avviene fuori dal carcere e anche di un numero altissimo di morti dovuti a patologie o altro. Io credo che sia necessario uscire dalla logica del singolo caso e guardare complessivamente a queste oltre 100 morti registrate in sei mesi per capire cosa non funziona nei penitenziari: in carcere ci sono persone anziane, persone con problemi di salute, se tanti mi segnalano carenza di cure, evidentemente un problema c’è“. Bisogna anche capire cosa c’è dietro questi suicidi: “La persona che ieri è morta dopo aver inalato gas aveva una condanna a pochi mesi, quindi per reati di poco conto – sottolinea SaracinoUn altro detenuto che si è tolto la vita lo scorso febbraio, aveva una condanna a sei mesi, poi è stato protagonista di una rissa in carcere e gli hanno dato l’isolamento: si è ucciso. Un altro ancora, a inizio settimana, ha tentato il suicidio e i famigliari mi dicono che era in isolamento da molto tempo. Domani andrò a verificare anche questo caso e a cercare di capire cosa sta accadendo. Il carcere di Marassi rischia di vivere una situazione fuori controllo: inoltre – ricorda – è arrivata l’estate e con sé non porta solo il disagio del caldo, ma anche una distanza maggiore dalle famiglie e altri problemi“.

Il caso di Marassi

Il garante ricorda anche che, a quanto risulta, non esiste uno specifico sostegno per i detenuti che assistono al suicidio di un compagno: “Vedere qualcuno che si toglie la vita e non poter fare nulla, è qualcosa che fa male – racconta – qualcosa che, come alcuni detenuti mi hanno raccontato, non ti togli più alla testa: ci pensi la notte, quando provi a dormire, ti viene davanti quell’immagine in ogni momento – conclude – E ti senti impotente“. La vittima, di origini egiziane, nel 2025 avrebbe finito di scontare la pena per immigrazione clandestina. “Solo due giorni fa – ricorda Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia penitenziariaun altro ristretto era deceduto a Marassi per aver inalato gas dal fornello da campeggio“.

A Caltanissetta

Non solo Genova, purtroppo, anche a Caltanissetta un detenuto si è tolto la vita. Ha dichiarato De Fazio, a riguardo: “Si è impiccato nella tarda mattinata presso la Casa Circondariale di Caltanissetta, il 46esimo detenuto suicida nella spirale di morte che rappresentano ormai le carceri. A questi vanno aggiunti altri 56 decessi per causa diversa, nonché 4 appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria che si sono tolti la vita. Numeri pazzeschi, senza precedenti e che però non paiono suscitare reazioni apprezzabili nella maggioranza di governo, salvo qualche annuncio repentinamente smentiti. Non sappiamo più come dirlo, serve intervenire immediatamente per deflazionare il sovraffollamento detentivo, sono 14mila unità i reclusi in più rispetto ai posti disponibili, rafforzare gli organici della Polizia penitenziaria, deficitari di 18mila unità, ed efficientare l’assistenza sanitaria, soprattutto di natura psichiatrica. Così come bisogna pensare a riforme complessive e strutturali. Non c’è più tempo“. La vittima, 38 anni, è stato descritto come un detenuto modello, protagonista di un percorso di riabilitazione e impegnato a lavorare nella cucina del penitenziario.

27 Giugno 2024

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