Il caso di Vigonovo

Omicidio Giulia Cecchettin, le confessioni di Turetta: “Uccisa guardandola negli occhi, ho provato a togliermi la vita”

In fuga in Germania, leggeva notizie su di lui: "Cercavo notizie che mi facessero stare abbastanza male da avere il coraggio per togliermi la vita, ma ho letto che i miei genitori speravano di trovarmi ancora vivo e ciò ha avuto l'effetto opposto"

Cronaca - di Redazione Web - 22 Giugno 2024

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Morte Giulia Cecchettin: la telefonata ai carabinieri

La trasmissione “Quarto Grado” ha diffuso il verbale della confessione di Filippo Turetta: un racconto dell’orrore su un caso che ha sconvolto l’Italia. “Ero molto arrabbiato. Prima di uscire anch’io, ho preso un coltello dalla tasca posteriore del sedile del guidatore. L’ho rincorsa, l’ho afferrata per un braccio tenendo il coltello nella destra. Lei urlava ‘aiuto’ ed è caduta. Mi sono abbassato su di lei, le ho dato un colpo sul braccio, mi pare di ricordare che il coltello si sia rotto subito dopo. Allora l’ho presa per le spalle mentre era per terra. Lei resisteva. Ha sbattuto la testa. L’ho caricata sul sedile posteriore”.

È detenuto nel carcere di Verona, dov’è stato interrogato dal pubblico ministero di Venerzia Andrea Petroni, accusato dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere di Giulia Cecchettin. L’assassinio della 22enne di Vigonovo, in provincia di Padova, laurenda in Ingegneria Biomedica, si è consumato lo scorso 11 dicembre. Gli sono contestati l’omicidio volontario aggravato da premeditazione, crudeltà e legame affettivo, e i reati di sequestro di persona, occultamento di cadavere e porto d’armi. Secondo le indagini avrebbe spiato la vittima con un’app sul suo cellulare e che avrebbe pianificato l’omicidio da inizio novembre. Accusa che l’indagato respinge.

La ricostruzione di Turetta

Turetta ha ricostruito il pomeriggio a fare shopping, la cena in un centro commerciale a Marghera e il viaggio di ritorno verso casa di Cecchettin dov’è esplosa la violenza. “Volevo darle un regalo, una scimmietta mostriciattolo. Con me avevo uno zainetto che conteneva altri regali: un’altra scimmietta di peluche, una lampada piccolina, un libretto d’illustrazione per bambini. Lei si è rifiutata di prenderlo. Abbiamo iniziato a discutere. Mi ha detto che ero troppo dipendente, troppo appiccicoso con lei. Voleva andare avanti, stava creando nuove relazioni, si stava ‘sentendo’ con un altro ragazzo”.

Dalla confessione emerge la gelosia, l’incapacità di accettare, la rabbia per il rifiuto, la violenza esplosa a coltellate. L’autopsia avrebbe riportato 75 coltellate a una morta causata da uno shock emorragico provocato da un colpo alla testa e dalle coltellate. “Ho urlato che non era giusto, che avevo bisogno di lei, che mi sarei suicidato. Lei ha risposto decisa che non sarebbe tornata con me. È scesa dalla macchina, gridando ‘Sei matto, vaffanculo, lasciami in pace'”.

La violenza

Dopo l’aggressione nel parcheggio di Vigonovo verso la zona industriale di Fossò, con la ragazza incredula, che lo implora di lasciarla andare. Avrebbe provato a metterle scotch sulla bocca, lei avrebbe cominciato a dimenarsi e una volta ferma ha cominciato a correre. Un tentativo di mettersi in salvo ripreso in parte dalle telecamere di una ditta intorno alle 23:40. “Avevo due coltelli nella tasca in auto dietro al sedile del guidatore. Uno l’avevo lasciato cadere a Vigonovo. Ho preso l’altro e l’ho rincorsa. Non so se l’ho spinta o è inciampata. Continuava a chiedere aiuto. Le ho dato, non so, una decina, dodici, tredici colpi con il coltello. Volevo colpirla al collo, alle spalle, sulla testa, sulla faccia e poi sulle braccia”.

Filippo Turetta si sarebbe disfatto del corpo della ragazza e avrebbe cominciato una fuga finita in Germania, dopo sette giorni e mille chilometri. “Mi ricordo che era rivolta all’insù, verso di me. Si proteggeva con le braccia dove la stavo colpendo. L’ultima coltellata che le ho dato era sull’occhio. Giulia era come se non ci fosse più. L’ho caricata sui sedili posteriori e siamo partiti. Avevo i vestiti abbastanza sporchi del suo sangue”. Ha raccontato di non aver comprato mai niente da mangiare, di aver speso tutti i soldi in benzina. Aveva soltanto un pacchetto di patatine e una scatola di biscotti.

I tentativi di togliersi la vita e la fine della fuga in Germania

“Volevo togliermi la vita con un coltello che avevo comprato, ma non ci sono riuscito. Pensavo che se avessi fumato e bevuto sambuca sarebbe stato più facile suicidarmi, ma invece ho vomitato in macchina”. Dal telefono ha letto le notizie su di lui. “Ho riacceso il telefono. Cercavo notizie che mi facessero stare abbastanza male da avere il coraggio per suicidarmi, ma ho letto che i miei genitori speravano di trovarmi ancora vivo e ciò ha avuto l’effetto opposto. Mi sono rassegnato a non suicidarmi più e ad essere arrestato”.

22 Giugno 2024

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