La guerra in Vaticano

Chi è Viganò e perché il Vaticano lo accusa di scisma: l’arcivescovo nemico di Papa Francesco

News - di Redazione - 21 Giugno 2024 alle 11:09

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Carlo Maria Viganò
Carlo Maria Viganò

Ha ricoperto numerosi ruoli apicali nelle gerarchie vaticane, ora rischia il processo dalla Chiesa con l’accusa più grave, quella di scisma.

Chi è Viganò

Parliamo di Carlo Maria Viganò, arcivescovo nato a Varese 83 anni fa, una lunghissima carriera con incarichi di alto profilo in Vaticano, ultimo quello di nunzio apostolico negli Stati Uniti, incarico mantenuto dal 2011 al 2016, con le dimissioni col raggiungimento del 75esimo anno di età.

L’arcivescovo si è fatto un nome anche al di fuori delle “cerchie vaticane” per le sue discutibili esternazioni e per le battaglie contro il papato di Francesco, situazione questa che ha portato alla convocazione presso il Dicastero per la dottrina della fede con l’accusa del delitto di scisma per “negato la legittimità del Papa, la rottura della comunione con lui e il rifiuto del Concilio Vaticano II”, ovvero la riunione di tutti i vescovi del mondo in cui tra il 1962 e il 1965 vennero discussi i rapporti tra la Chiesa e la società moderna.

Le polemiche per le sue posizioni

Nel corso degli ultimi anni ha ripetutamente espresso posizioni no-Vax, definendo “psico-pandemia” quella di Coronavirus e parlando di uccisioni deliberate dei contagiati “per farci accettare mascherine, lockdown, coprifuoco”.

Convinto “sovranista”, Viganò nel corso degli anni ha mostrato il suo sostegno a Donald Trump ma anche a Vladimir Putin: l’invasione dell’Ucraina per Viganò era riflesso di “trappola” ordita dal “deep state” ai danni del leader russo.

Viganò affascinato anche dall’ascesa di Giorgia Meloni. Dopo la vittoria della leader di Fratelli d’Italia alle Politiche, disse che “la prossima presidente del Consiglio vorrà rivedere le proprie posizioni filoatlantiste e europeiste, tornando ad assumere quel ruolo di vera alternativa di Destra all’egemonia dell’ordoliberismo e della sinistra”, previsioni in realtà smentite dalle posizioni filoatlantiste ed europeiste della premier.

Diventato un punto di riferimento per la galassia di estrema destra statunitense, ha anche sostenuto le teorie del complotto del “Grande Reset”, ovvero la sostituzione etnica attraverso i migranti.

La guerra di Viganò a Papa Francesco

Nel corso degli ultimi anni il suo obiettivo principale era diventato il papato di Francesco. Quando il Vaticano apre alla possibilità di benedire coppie omosessuali, Viganò attacca parlando di “falsi pastori, i servi di Satana, ad iniziare dall’usurpatore che siede sul Soglio di Pietro”, con chiaro riferimento proprio al pontefice Bergoglio.

Una guerra che ha avuto il suo culmine nel 2018, sulla spinosa questione di Theodore McCarrick, abusatore di seminaristi, cardinale Usa a Washington accusato di aver abusato i suoi seminaristi.

Come ricorda il Corriere della Sera, mentre Francesco è in viaggio in Irlanda, Paese scosso dalle indagini governative sulla pedofilia nel clero locale, Viganò diffuse un “dossier” nel quale sosteneva che i massimi esponenti della Chiesa, compreso Papa Francesco, fossero da anni a conoscenza degli abusi sessuali commessi da McCarrick e che non avessero fatto nulla per lungo tempo, prima di deciderne la sospensione.

In realtà il Vaticano due anni dopo, con la pubblicazione del “Rapporto McCarrick”, smontò le accuse di Viganò, che aveva chiesto le dimissioni di Bergoglio.

Posizioni ultraconservatrici che paradossalmente hanno isolato lo stesso Viganò. “Ha assunto posizioni talmente estremiste che da tempo non viene più seguito neanche dai cardinali ultraconservatori e da gran parte della galassia tradizionalista”, ha raccontato a La Stampa un prelato d’Oltretevere.

di: Redazione - 21 Giugno 2024

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