Il delitto e la sentenza

Perché Chico Forti è stato condannato all’ergastolo: l’omicidio di Dale Pike, i 24 anni di carcere negli USA, il ritorno in Italia

L'affare di un albergo a Ibiza, la sabbia delle spiagge di Miami, i due colpi di calibro 22 esplosi alla nuca, l'omicidio Versace. I nodi e i misteri di un caso lungo 26 anni

Cronaca - di Redazione Web - 20 Maggio 2024

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Chico Forti è stato trasferito nel carcere di Verona dopo aver passato la scorsa notte nel carcere circondariale di Rebibbia a Roma. “Spero un giorno di poter essere libero perché sono innocente”, ha detto dopo il ritorno in Italia a 24 anni dall’inizio della sua detenzione in Florida, negli Stati Uniti, accusato della morte di Dale Pike e condannato all’ergastolo nel 2000. Un caso controverso, ancora oggi oggetto di dibattito, tra chi esprime solidarietà a Forti, ritenendolo vittima di malagiustizia, e chi invece sosteneva la tesi della sentenza. Un caso a dir poco controverso, pieno di punti oscuri, dettagli misteriosi, elementi ancora oggetto di diatriba quello dell’imprenditore e produttore cinematografico di Trento.

Che oggi ha 65 anni, nato a Trento nel 1959, Enrico all’anagrafe, già campione di windsurf – primo italiano a competere alla Coppa del Mondo professionisti PWA (Professional Windsurfing Association) – fino a un incidente automobilistico che lo costrinse a lasciare lo sport nel 1987. Sposato due volte, due divorzi, l’ultimo con la modella Heather Crane da cui aveva avuto tre figli. Si era nel frattempo specializzato nella produzione di video, soprattutto di sport estremi. Cominciò a occuparsi di produzioni video con la società Hang Loose e mediazioni immobiliari. Promosse anche il “World Festival on the beach” di Mondello per il club velico Albaria. Riuscì a trasferirsi negli Stati Uniti dopo aver partecipato al quiz televisivo “Telemike” di Mike Bongiorno al quale vinse una grossa somma di denaro.

Chi era Dale Pike

La sua vita cambiò il 16 febbraio 1998, quando in un boschetto sulla spiaggia Sewer Beach vicino Miami venne ritrovato il cadavere di Dale Pike, 42 anni, imprenditore australiano, ucciso con due colpi di pistola calibro 22 alla nuca. Era completamente nudo. A ritrovare il corpo fu un surfista, l’orario della morte fu stimato in un lasso di tempo tra le 20:00 e le 22:00. Pike era arrivato da Madrid a Miami il giorno prima, Forti lo aveva prelevato in aeroporto e gli aveva dato un passaggio in auto fino a Key Biscayne, località di mare. Pike secondo l’accusa stava provando a impedire la vendita di un hotel di Ibiza di proprietà del padre, Anthony Pike, proprio all’imprenditore trentino, a un prezzo molto inferiore rispetto al vero valore di mercato. Anthony Pike soffriva di demenza senile, l’accusa riteneva che Forti avesse provato a raggirarlo per ottenere l’albergo.

Secondo le ricostruzioni Forti aveva lasciato il 42enne intorno alle 19:00. In un primo momento negò sotto interrogatorio di aver incontrato Pike prima della morte, l’accusa portò a sostegno della ricostruzione i tabulati telefonici del cellulare di Forti, che mostravano come fosse stato vicino alla spiaggia del ritrovamento, e le tracce di sabbia rinvenute nell’automobile. La difesa invece insistette sull’assenza di testimoni, impronte digitali o resti di DNA. Provò anche a orientare le indagini verso Thomas Knott, un vicino di casa tedesco di Forti con precedenti per truffa che aveva messo in contatto l’imprenditore italiano con Anthony Pike, che però aveva un alibi.

L’arresto e la condanna di Chico Forti

Forti venne arrestato e sottoposto a un interrogatorio di 14 ore quando il 20 febbraio si recò alla polizia, senza un avvocato, con una serie di documenti relativi alle trattative con Anthony Pike. Ammise di aver incontrato Pike il 15 febbraio. Secondo la ricostruzione del sito che ne chiede la liberazione fu arrestato per frode, circonvenzione di incapace e concorso in omicidio. Fu liberato su cauzione e scagionato dalla frode, che comunque l’accusa continuò a utilizzare come movente dell’omicidio.

L’arringa finale dell’accusa venne pronunciata dopo 24 giorni di processo il 15 giugno del 2000. “La Corte non ha le prove che lei sig. Forti abbia premuto materialmente il grilletto, ma ho la sensazione, al di là di ogni dubbio, che lei sia stato l’istigatore del delitto. I suoi complici non sono stati trovati ma lo saranno un giorno e seguiranno il suo destino. Portate quest’uomo al penitenziario di Stato. Lo condanno all’ergastolo senza condizionale”. Almeno cinque gli indizi della colpevolezza per i giudici: la sabbia ritrovata in auto, uguale a quella di Sewer Beach, i tabulati telefonici; la calibro 22 di Forti; la prima testimonianza che Forti avrebbe ritrattato; la mancanza di un alibi solido. La difesa replicò che la sabbia era la stessa di tutte le spiagge di Miami, che la pistola era stata comprata da Forti ma in uso da Knott, che la prima bugia era stata provocata dalla paura.

Perché il caso Forti e l’omicidio Versace sono collegati

Ogni ricorso messo in piedi contro la sentenza è stato respinto senza motivazione. All difesa di Forti non venne dato diritto di replica. Mai concessa la riapertura del processo. Alcuni misero in relazione la sentenza con Il sorriso della Medusa, un documentario, una video inchiesta per Rai3 prodotto da Forti sul caso Versace, in cui venivano sollevate perplessità sull’operato della polizia di Miami sull’omicidio del famoso stilista consumatosi a Miami Beach il 15 luglio del 1997. Gli omicidi vennero tra l’altro consumati a soli due chilometri di distanza in linea d’aria, entrambi lo stesso tipo di pistola ed entrambi con un due colpi alla nuca.

Il ritorno in Italia di Chico Forti

La Convenzione di Strasburgo garantisce il diritto di un condannato a scontare la sua pena nel suo Paese di origine. A questa si è appellato l’avvocato difensore di Forti, Joe Tacopina, per ottenere il trasferimento in Italia. Il governatore trumpiano Ron DeSantis ha accolto l’istanza. Già nel 2020 l’allora ministro degli Esteri Luigi Di Maio aveva annunciato che Forti sarebbe tornato in Italia. A quell’annuncio non aveva fatto seguito il trasferimento. L’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva annunciato il trasferimento il primo marzo grazie alla “collaborazione con il governo dello Stato della Florida e con il governo federale degli Stati Uniti”. Forti si trova al momento nel carcere di Montorio a Verona, lo stesso dov’è detenuto Filippo Turetta, il ragazzo accusato dell’omicidio dell’ex fidanzata Giulia Cecchettin. Forti ha chiesto di voler vedere la madre, Maria Lonar Forti, 96 anni. Madre e figlio non si incontrano dal 2008. La richiesta sarà vagliata dal Tribunale di Sorveglianza.

20 Maggio 2024

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