La sentenza

Alessia Pifferi condannata all’ergastolo per la morte della figlia Diana: la lasciò morire di stenti a 18 mesi

Cronaca - di Redazione - 13 Maggio 2024

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Alessia Pifferi
Alessia Pifferi

Ergastolo per Alessia Pifferi. Dopo circa 3 ore di camera di consiglio, i giudici della Corte d’Assise di Milano, presieduta dal giudice Ilio Mannucci Pacini, hanno emesso la sentenza più pesante nei confronti della donna 38enne accusata dell’omicidio della figlia Diana, morta di stenti a 18 mesi.

La sentenza per Alessia Pifferi per la morte della figlia

La bambina era stata lasciata da sola in casa dalla madre dal pomeriggio del 14 luglio al 20 luglio di due anni, per una “vacanza” col compagno. I giudici nella sentenza hanno escluso la premeditazione: hanno inoltre condannato Pifferi a due anni di sorveglianza speciale a pena espiata, con provvisionali di 20 e 50 mila euro nei confronti della madre Maria Assandri e della sorella Viviana, entrambe parti civili nel processo.

È una sentenza giusta, la prima tappa per l’accertamento della verità. Ci ho creduto sempre e con questo verdetto hanno riportato al centro del processo la vittima”, è stato il primo commento “a caldo” del pubblico ministero De Tommasi dopo la lettura della sentenza. “Ho visto una donna che ha recitato una parte, mi aspettavo l’ergastolo“, ha aggiunto.

La battaglia tra accusa e difesa

Accolta dunque la richiesta dell’accusa, che col pm Francesco De Tommasi aveva chiesto l’ergastolo senza benefici, definendo Alessia Pifferi “una bugiarda e un’attrice”. Al contrario l’avvocato difensore della donna, Alessia Pontenani aveva chiesto l’assoluzione di Pifferi o la condanna per abbandono di minore morte in conseguenza di altro reato: “È evidente che non volesse uccidere la bambina”, ha ribadito in aula il legale durante la sua arringa, sottolineando che il reato commesso era “abbandono di minore” e non appunto omicidio.

Di parere opposto l’avvocato Emanuele De Mitri, legale di parte civile: “Ci troviamo di fronte a un caso agghiacciante, nel quale la responsabilità è chiara. In questo processo c’è soltanto una verità: Alessia Pifferi è colpevole dell’omicidio della piccola Diana“. “Pifferi ha ucciso la propria figlia, lasciandola da sola senza acqua né cibo per sei giorni. Sapeva chiaramente che la figlia sarebbe morta. Pifferi ha tradito la piccola Diana, ha tradito il corpo di Diana. Pifferi – ha aggiunto il legale – è stata una donna presuntuosa. Non ha chiesto aiuto alla famiglia, pur sapendo che la famiglia l’avrebbe aiutata, nascondendo cosa faceva“.

Le perizie psichiatriche

Un processo che si è basato anche su contestate perizie psichiatriche. Quella voluta dai giudici della Corte d’Assise di Milano aveva accertato che Alessia Pifferi era effettivamente capace di intendere e volere.

Diverso il risultato dei test psicologici eseguiti in carcere sull’imputata, poi finiti al centro di un’indagine che vede coinvolte due psicologhe del carcere di San Vittore e l’avvocatessa di Pifferi, indagate per falso e favoreggiamento: avrebbero aiutato Alessia Pifferi a ottenere la perizia psichiatrica falsificando un test psicodiagonistico sostenendo che la donna soffrisse di un deficit cognitivo.

(articolo in aggiornamento)

di: Redazione - 13 Maggio 2024

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