Marlon Brando, i 100 anni del mito del cinema: “Se non fossi diventato attore sarei stato un truffatore”

Nasceva a Omaha il 3 aprile del 1924 l'icona del cinema mondiale. "Non so fare nient’altro, tanto vale impegnarmi ad essere il migliore attore possibile". Due Premi Oscar, una vita tormentata, l'impegno per i diritti civili

Cinema - di Redazione Web - 3 Aprile 2024

CONDIVIDI

FOTO DA LAPRESSE
FOTO DA LAPRESSE

Avrebbe compiuto 100 anni oggi Marlon Brando: divo intramontabile del cinema, ancora indimenticato. Un’icona pop oltre che un interprete irripetibile. “Dato che non so fare nient’altro, tanto vale impegnarmi ad essere il migliore attore possibile”. È rimasto come uno tra gli attori più conosciuti e celebrati nella storia del cinema mondiale. È stato tra i primi interpreti del Metodo Stanislavskij negli Stati Uniti e un attivista per i diritti civili. Protagonista di una vita tormentata e burrascosa, degna di uno di quei protagonisti che aveva interpretato nei suoi film.

Brando nacque il 3 aprile 1924 a Omaha, in Nebraska, terzo figlio di Marlon Brando Sr., produttore di pesticidi e materie chimiche, e Dorothy Julia Pennebaker. Il cognome Brando era un’americanizzazione di Brandau, la famiglia paterna era di origini tedesche. Un’infanzia segnata dal rapporto difficile con il padre e dall’amore per la madre, una donna provata dall’alcolismo e dalla depressione. “Quando da bambino non sei desiderato finisci per essere costantemente alla ricerca di un’identità per farti accettare”. Da bambino ribelle e turbolento, venne cacciato dall’accademia militare in Minnesota, si trasferì a New York nel 1943.

Chi era Marlon Brando

Si iscrisse ai corsi di recitazione di Stella Adler nella Dramatic Workshop di Erwin Piscator: un’epifania l’incontro con il Metodo Stanislavskiij che perfezionò all’Actors Studio di Lee Strasberg. “Fotti e fuggi, colpiscili, stendili, sorprendili”. Il debutto nel 1950, nel film Il mio corpo ti appartiene (The Men) di Fred Zinnemann. L’anno dopo il ruolo da protagonista in Un tram che si chiama desiderio di Elia Kazan, basato sull’omonimo dramma del 1947 di Tennessee Williams che scrisse anche il copione. Il dramma andò in scena per oltre un anno a Broadway. Brando interpretava Stanley Kowalski, marito di Stella, violento e dominante. Fu nel backstage di quello spettacolo che si consumò l’episodio che diede quella forma storta al suo naso: un pugno mentre tirava di boxe con uno dei tecnici. Si rifiutò sempre di farselo addrizzare. Quel ruolo gli valse la prima candidatura al Premio Oscar.

Il successo e i premi Oscar

A seguire altre pellicole di grande successo come Viva Zapata!, nel ruolo del rivoluzionario messicano, Giulio Cesare, nei panni di Marco Antonio, Il selvaggio di László Benedek del 1953 in cui interpretava Johnny Strabler, Capo di una banda di motociclisti chiamata Banda dei Ribelli Motociclisti (“Black Rebel Motorcycle Club” nell’originale, abbreviato in BRMC). E quindi Fronte del porto – per il quale vinse il suo primo Oscar come attore protagonista – , Désirée, Bulli e Pupe, Sayonara per cui Brando ottenne una nomination al Premio Oscar come miglior attore non protagonista. In Gli ammutinati del Bounty, ispirato al romanzo L’ammutinamento del Bounty di Charles Nordhoff e James Norman Hall del 1932 a sua volta ispirato alla vera storia dell’ammutinamento del 1789, interpretò il 1º tenente Fletcher Christian, secondo in comando del capitano William Bligh che è a capo dell’HMS Bounty, nave che salpa dall’Inghilterra alla volta di Tahiti. Al fianco di Sophia Loren recitò nel 1967 in La contessa di Hong Kong, diretto da Charlie Chaplin per la prima e unica volta al lavoro con un film in bianco e nero.

L’Oscar come miglior attore protagonista arrivò anche nel 1972 per il ruolo di Don Vito Corleone in Il Padrino, diretto da Francis Ford Coppola, che lo dirigerà anche in un altro capolavoro, Apocalypse Now del 1979, ambientato durante la guerra nel Vietnam e ispirato al romanzo breve di Joseph Conrad, Cuore di tenebra. La prima statuetta gli era stata rubata, la seconda non la ritirò mandando al suo posto da Sacheen Littlefeather che tenne un discorso di protesta contro le discriminazioni nei confronti della comunità nativa americana. Non l’unico impegno politico dell’attore: Brando si schierò contro l’apartheid, a favore dei Freedom Rider, per i diritti degli afroamericani e a tutela degli animali. Partecipò anche alla Marcia su Washington del 1963 con i colleghi Burt Lancaster, Sidney Poitier, Charlton Heston e Harry Belafonte.

Nello stesso anno, nel 1972, uscì un altro film destinato a restare nella storia del cinema: Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci. L’ultimo film interpretato da Marlon Brando è stato The Score, del 2001, diretto da Frank Oz e interpretato da Robert De Niro ed Edward Norton.

La vita privata di Marlon Brando

La vita privata di Marlon Brando fu ricca di relazioni. Il gossip riempì pagine dei veri o presunti flirt con Ursula Andress, Claudia Cardinale, Grace Kelly, Marlene Dietrich, Rita Hayworth, Édith Piaf, Ava Gardner, Ingrid Bergman e Marilyn Monroe. Oltre che con partner maschili. Brando si sposò tre volte, con l’attrice Anna Kashfi nel 1957, con la collega Movita Castaneda nel 1960 e con la polinesiana Tarita Teriipia, dalla quale si separò nel 1972. Si parla inoltre un totale, minimo presunto, di undici figli avuti dalle tre mogli e da altre relazioni. Adottò anche la figlia della sua assistente Caroline Barrett e dello scrittore James Clavell e altri due bambini tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80.

Il primogenito, Christian Devi, nel 1990 venne condannato a dieci anni di carcere per aver ucciso il fidanzato della sorellastra Tarita Cheyenne, che non riuscì mai a riprendersi da quell’episodio e che si tolse la vita nel 1995. Brando morì il primo luglio 2024 a Los Angeles. Le sue condizioni di salute erano peggiorate rapidamente nel giro di pochi anni, dai primi anni 2000 si era progressivamente ritirato nella sua villa su Mulholland Drive, dove era vicino di casa di Jack Nicholson. Soffriva di diabete e di probabili disturbi alimentari. Fatale la crisi respiratoria, venne cremato e le ceneri disperse tra la Death Valley in California e Tahiti.

Dopo la sua morte venne pubblicato Listen to me, un docufilm del 2015 in cui erano raccolte le registrazioni delle sue sedute di autoipnosi. “Se non fossi diventato attore non so cosa avrei fatto, forse sarei diventato un truffatore, un bravo truffatore”.

3 Aprile 2024

Condividi l'articolo