Musica

Fela Kuti: chi era il genio e icona dell’Afrobeat, al cinema il film sulla sua vita “Il mio dio vivente”

Arriva nelle sale il film di Daniele Vicari tratto dall'archivio di Michele Avantario, morto prematuramente con il sogno di realizzare un film sul suo idolo. "Si immerge in quella realtà senza alcun senso di superiorità, senza nessuna dialettica terzomondista"

Cinema - di Antonio Lamorte - 21 Marzo 2024

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SCREENSHOT DAL FILM
SCREENSHOT DAL FILM

Fela Kuti il genio, l’artista, padre e icona dell’afrobeat, rivoluzionario del suono e della società, agitatore politico. Alla musica, alla vita, al messaggio di Fela Kuti è dedicato il film di Daniele Vicari che ha pescato nell’enorme archivio di Michele Avantario che sull’icona dell’afrobeat, diventata suo amico, aveva coltivato per anni il sogno di dedicare un film. Si chiama Fela – Il mio dio vivente, arriva nelle sale italiane il 21 marzo con Luce Cinecittà. Il documentario ha debuttato alla Festa del Cinema di Roma. Una maniera anche di ricordare Avantario, scomparso prematuramente nel 2003, come ha spiegato la moglie del cineasta Renata Di Leone.

Fela Ransome-Kuti, di etnia Yoruba, nacque ad Abeokuta nel 1938. Fin da piccolo fu influenzato dall’highlife, la musica che dall’incrocio tra ritmi indigeni, marce militari occidentali, inni religiosi e ballate marinare si era diffusa a partire dalla costa del Ghana negli anni Venti del ventesimo secolo. Kuti arrivò a Londra nel 1958 dove si iscrisse al Trinity College of Music e studiò tromba. Proprio nella capitale britannica fondò il suo primo gruppo, i Koola Lobitos, con l’amico Kimo Kombi Braimah e con alcuni espatriati caraibici. Una formazione jazz. Quando nel 1964 tornò in Nigeria formò una seconda versione dei Koola Lobitos, cui si aggiunse un anno dopo il percussionista Tony Allen. Si unirono anche il trombettista Tunde Williams e i sassofonisti Lekan Animashaun e Christopher Uwaifor.

La musica di Fela Kuti

È in questa esperienza, e in pezzi come Ololufe Mi, che si possono riconoscere le radici di quello che diventerà lo stile e il sound dell’afrobeat. Fu a Los Angeles, dove nel 1969 arrivò con il suo gruppo in tour, che scrisse la sua “prima canzone africana”, My Lady Frustration. È secondo alcuni critici e osservatori la nascita dell’afrobeat, altri indicano invece Obe. A Lagos, nel 1970, Fela Kuti ribattezzò il suo gruppo Africa 70 e cominciò a tenere concerti ogni domenica pomeriggio al club Afro-Spot. La prima hit fu Jeun Ko’ ku, che venderà 200mila copie e che apparirà in apertura dell’album trance-funk Afrodisiac. A segnare il salto di qualità a livello internazionale furono i due dischi Roforofo Fight e Shakara, entrambi usciti nel 1974 negli Stati Uniti con l’etichetta Editions Makossa.

Il successo e la politica di Fela Kuti

Fela Kuti a partire dal 1973 si trasferì con il suo entourage – un centinaio di persone – in una casa a due piani nella Agege Motor Road di Lagos. Una sorta di comune. Fondò un’organizzazione giovanile chiamata Young African Pioneers, contribuì a creare un think tank pan-africanista e comprò una pressa tipografica per poter pubblicare pamphlet contro la dittatura. Fu arrestato per possesso di marijuana nell’aprile del 1974 e rilasciato un paio di settimane dopo. Fece erigere una recinzione di filo spinato e dichiarò l’indipendenza della Kalakuta Republic dalla Nigeria. Dopo un secondo raid della polizia Fela Kuti finì in ospedale.

Com’è morto Fela Kuti

Quando la guerra del Biafra conobbe il suo momento più feroce, nel 1969, Fela Kuti si schierò con gli Ibos che volevano instaurare una repubblica nella Nigeria orientale, nonostante fosse uno Yoruba. Si appassionò alla questione afroamericana, alle teorie di Malcom X e al pensiero delle Pantere Nere che ispirarono anche il suo pan-africanismo. Molte delle copertine dei suoi album hanno rappresentato degli sfottò alla classe politica nigeriana. Zombiedel 1976 fu un attacco frontale ai militari nigeriani. Il gruppo divenne Egypt 80 poco prima della morte dell’artista icona dell’afrobeat, il 2 agosto 1997 a causa di un arresto cardiaco.

Fela Kuti – Il mio dio vivente

Il film è raccontato in prima persona di Avantario, che conobbe Fela Kuti personalmente a Roma, a metà anni ’80. A prestare la voce all’artista, icona, mito dell’afrobeat è l’attore Claudio Santamaria. Vicari ha avuto accesso allo sterminato archivio di immagini tra foto e video di Avantario grazie alla vedova del cineasta Renata Di Leone, produttrice con Giovanni Capalbo del film attraverso Fabrique e insieme a Luce Cinecittà e Rai Cinema. Un’occasione per il grande pubblico, che ancora non conosce questo artista geniale, di avvicinarsi a una traiettoria artistica unica e speciale.

“Eravamo partiti dall’idea di realizzare un film su Fela Kuti – spiega Vicari all’ANSA – ma vedendo le immagini di Michele mi ha incuriosito il suo modo di riprendere la Nigeria e Lagos. Ho capito che non voleva fare tanto un film su Fela Kuti quanto documentare la propria esperienza, utilizzando il video come una forma di esplorazione. Ci fa un regalo pazzesco, perché si immerge in quella realtà senza alcun senso di superiorità, senza nessuna dialettica terzomondista, ma sul piano di un essere umano che va incontro a un altro, che incontra un mondo e ne viene attraversato. Si fa conquistare dalla musica e dalla personalità di Fela Kuti, dal suo modo di concepire i sentimenti, di comunicare i pensieri”.

21 Marzo 2024

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