Il marito accusato di omicidio

Morte Isabella Linsalata, il dolore della sorella e dell’amica: “Sentiva le tisane amare”

News - di Redazione Web - 19 Marzo 2024

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Isabella linsalata morta a Bologna
Isabella linsalata morta a Bologna

Isabella Linsalata, 62 anni, ginecologa, fu trovata morta nella sua casa di Bologna il 31 ottobre 2021. Ventidue giorni prima era morta anche la mamma di Isabella, Giulia Tateo. Le due donne, secondo la procuratrice aggiunta Morena Plazzi e il pm Domenico Ambrosino, sarebbero state avvelenate con un mix di psicofarmaci e anestetico messe nella tisana che il marito avrebbe fatto bere prima alla suocera e poi alla moglie. Per le due morti è imputato il marito di Isabella Linsalata, l’ex medico della Virtus Basket, l’oftalmologo Giampaolo Amato, 64 anni. L’uomo si è dichiarato innocente. Ma Isabella Linsalata “non si sarebbe mai suicidata, amava troppo la sua famiglia, i suoi amici e i suoi pazienti: non lo dico perchè era mia sorella, ma era una persona unica”, ha detto la sorella Anna Maria durante l’udienza del processo che vede imputato il cognato. La donna si è costituita parte civile.

Nell’aula della Corte di assise di Bologna, nel corso della prima testimonianza del processo al marito Giampaolo Amato, sono state mostrate le foto di Isabella Linsalata, il giorno in cui venne trovata cadavere nel suo letto, alle 12.30 circa del 31 ottobre 2021.

In aula le foto di Isabella trovata morta nel letto

La donna, 62 anni, era coperta da un piumone, riversa sul lato destro del letto. “Ho sollevato la coperta – ha ricostruito la marescialla capo dei carabinieri Barbara Pittiglio, che intervenne quel giorno dopo i medici del 118 ed è stata la prima chiamata sul banco dei testimoni – e non c’era alcun segno o traccia riconducibile ad attività delittuosa”. La sottufficiale ha ricordato come il marito si avvicinò per accarezzare il corpo della moglie, ma lei lo allontanò per mantenere intatto lo stato dei luoghi. Il primo sopralluogo ricostruì come Linsalata era separata dall’ex marito, ex medico della Virtus e oculista, che viveva al piano sottostante. Amato, in custodia cautelare in carcere, è presente in aula. Inizialmente, ha ricostruito la testimone, si valutò di procedere in via amministrativa.

La testimonianza dell’amica di Isabella: “Sentiva le tisane amare”

Nel corso dell’udienza sono stati ascoltati diversi testimoni, tra cui Monica Gaudioso, amica della 62enne, che ha raccontato le confidenze che le aveva fatto Isabella. “C’erano problemi familiari di cui parlavamo spesso. Aveva saputo che il marito aveva una relazione con un’altra donna”, ha raccontato, come riportato dall’Ansa. Da quanto tempo? “Io l’ho saputo nel 2019 e non me lo disse subito. Lei lo aveva saputo circa un anno prima”. La convivenza cessò e il marito si trasferì al piano di sotto e nell’ultimo periodo la moglie, ha riferito l’amica, “si era resa conto dell’andamento della relazione e ne aveva preso atto, la trovavo anche più serena rispetto al passato, meno angosciata”.

L’intenzione a quel punto era quella di separarsi dal marito: “Voleva formalizzarlo e ne parlò con lui”. Poi il tema dei malesseri, rispondendo al pm Morena Plazzi: “La seguivo come medico e come amica, aveva stanchezza e sonnolenza, non era normale. Nel 2019 a febbraio decisi di farla ricoverare” e poi nei mesi successivi ci furono altri episodi: “Isabella cominciò a capire che qualcosa nel suo fisico non andava, qualcosa di strano stava succedendo. Beveva le tisane alla sera e diceva ‘le sento amare, facciamo qualcosa’. Fece esami delle urine da cui risultarono valori molto alti di benzodiazepine”. Ma Linsalata decise di non denunciare: “Mi disse che non voleva creare problemi alla famiglia e mi diede i referti, dicendo ‘tienili tu'”, ha raccontato Gaudioso.

“Isabella non si sarebbe mai uccisa”

L’ipotesi che Isabella Linsalata possa essersi suicidata “è da escludere anche solo per le sue idee religiose. Non c’era nulla che potesse far pensare a questo. Anche nei discorsi che faceva, è stata preoccupata e in certi momenti anche disperata per quello che era successo, ma mai ha accennato a che potesse esserci quest’ipotesi”, ha continuato Monica Gaudioso. Queste idee religiose potrebbero aver condizionato, ha spiegato la testimone, anche la scelta di Linsalata di non parlare in famiglia dei risultati della analisi che nel 2019 segnalarono, dopo i malesseri avuti, altissimi valori di benzodiazepine.

“Lei aveva in cuor suo, fino ad un certo punto, la speranza che la situazione” con il marito “potesse mettersi a posto e tentava di non distruggere la famiglia”. L’amica della 62enne ha detto anche che Linsalata non assumeva le benzodiazepine e si sospettò, parlando con lei, quindi, che qualcuno potesse averle somministrato ansiolitici a propria insaputa. “Era arrivata alla conclusione che doveva essere così. La certezza l’abbiamo avuta dopo con i risultati. Ma lei non voleva ammettere e voleva tenere la cosa a tacere. Era un dire senza dire”, ha ribadito la testimone.

“Isabella non volle denunciare per non rovinare la famiglia”

“Abbiamo discusso delle possibili cause e la conclusione non detta, ma chiara, fu che il sapore amaro delle tisane dipendesse proprio da una somministrazione non volontaria di benzodiazepine”, ha continuato l’amica di Isabella e sua dottoressa, Monica Gaudioso. Poi ha raccontato ai giudici cosa accadde dopo che si procedette alle analisi delle tisane che Amato preparava alla moglie e risultò, nel maggio del 2019, un valore “enormemente alto” di benzodiazepine. La donna, dunque, sospettava che il marito le mettesse i farmaci nella tisana di nascosto ma – ha testimoniato Gaudioso – “lei non volle far sapere dell’esito di quegli esami e non volle presentare una denuncia per non distruggere la sua famiglia”, ma si limitò a “non bere più le tisane”. La testimone, chiamata dalla Procura, ha spiegato che l’amica sapeva della relazione del marito con un’altra donna, ma che “aveva preso atto della situazione e aveva intenzione di formalizzare la separazione”.

La sorella di Isabella Linsalata: “Dovevo togliermi i dubbi”

Anna Maria Linsalata, sporella di Isabella, ha ricostruito quanto avvenuto il giorno in cui la sorella venne trovata cadavere in casa, con l’angoscia perché non le rispondeva al telefono, mentre lei si trovava lontana da Bologna. “Stavo vivendo un incubo”, ha ripetuto. Poi ha sottolineato la stranezza di due morti analoghe, nella stessa maniera, nel sonno: “Era un momento in cui entrambe si stavano riprendendo, da situazioni diverse. Mia mamma da un’operazione chirurgica” e la sorella Isabella dalla crisi col marito: “Dopo essere stata così male in quel rapporto iniziava a reagire”.

Mi trovavo in questa situazione con i dubbi per quanto successo negli anni precedenti. Volevo togliermeli, volevo che mi dicessero che mia sorella era morta per cause naturali. Non potevo restare così, non mi avrebbe fatto vivere serenamente, per la mia pace interiore, non mi davo una spiegazione. Cercavo di mettere insieme tutti i fatti e non mi davo una risposta. Allora su consiglio di un amico mi rivolsi all’avvocato Merlini e decidemmo di nominare un perito”.

Anna Maria Linsalata ha raccontato che la donna con cui il medico Giampaolo Amato aveva una relazione extraconiugale in alcuni periodi “faceva telefonate continue tanto che mia sorella ha eliminato la linea fissa e poi mandava email con foto di loro due che si baciavano. La relazione era iniziata alcuni anni prima. “Una volta mi disse che le aveva inviato un’intera cartella di foto”, ha continuato. L’audizione di Anna Maria Linsalata si è conclusa con l’esame della Procura e riprenderà il 3 aprile, con le domande del suo legale di parte civile, avvocato Maurizio Merlini.

19 Marzo 2024

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