Le regionali in Basilicata

Basilicata palude di Elly Schlein, la rottura Pd-M5s con Azione e il potere dei Pittella

Nessun ritiro, in Basilicata il candidato governatore sarà l’oculista, ufficializza il Nazareno. Calenda e Renzi pronti ad appoggiare la destra

Politica - di David Romoli - 16 Marzo 2024 alle 18:23 AGGIORNATO IL 16 Marzo 2024 alle 18:25

Basilicata palude di Elly Schlein, la rottura Pd-M5s con Azione e il potere dei Pittella

Nel pomeriggio Alfredo D’Attore, segreteria Pd, ufficializza: “Escludo ripensamenti su Lacerenza”. Qualche ora prima era stata una nota informale del Nazareno a bollare come “infondate” le voci su un ritiro in tempi record dell’oculista candidato del centrosinistra in Basilicata.

Nella regione il partito di dubbi ne ha a valanghe. Baruffi e Taruffi, responsabili degli Enti locali e dell’organizzazione di Elly, si sono precipitati in loco, dove la volta scorsa erano per la verità stati accolti piuttosto bruscamente, per sedare i malumori.

Argomento unico ma convincente: “C’è qualche altro nome in grado di mettere tutti d’accordo”. In mancanza del quale il giro di minuetto invece che salvare la situazione la precipiterebbe in farsa. Quel nome non c’è.

Lacerenza non si tocca. Sempre nel pomeriggio il capo di Azione Marcello Pittella, ex governatore ed ex Pd, consigliere regionale, incontra il tavolo del centrosinistra.

In un ripensamento del partito di Calenda, tagliato fuori dalla scelta del candidato e dunque ostile, non ci spera nessuno. Mentre è in corso il colloquio il leader nazionale pubblica su X un commento chiaro: “Vi rendete conto dello scempio che state facendo per correre dietro a Conte?”.

L’obiettivo è impedire almeno che Azione appoggi il candidato del centrodestra, Vito Bardi, azzurro, un passo che sarebbe doppiamente pericoloso perché non solo sancirebbe la sconfitta certissima dell’oculista ma darebbe una spintarella decisiva a Calenda in direzione di Fi.

Tajani lo aspetta a braccia aperte: “Ho apprezzato le parole sia di Renzi che di Calenda: c’è un’ipotesi che si allarghi la coalizione”. Renzi e Iv intanto sparano a zero, mitragliano giochi di parole uno dopo l’altro: “Sono passati dalle primarie al primario”, “Il campo largo è sempre più un campo santo”.

A preoccupare il Pd però è Azione, non Iv. Perché in Basilicata la famiglia Pittella fa il bello e il cattivo tempo da tempo immemorabile. Ritrovarseli contro significa sconfitta garantita e i margini di recupero sono inesistenti.

Al termine dell’incontro Pittella ha dichiarato che Azione è disposta ad appoggiare tutti, anche Chiorazzo, il primo candidato scelto dal Pd su indicazione di Speranza e affossato dai 5S, purché non ci siano veti. I 5S hanno replicato confermando la candidatura Lacerenza.

“Andremo da soli o con Bardi”, confida il leader lucano e la seconda ipotesi, pur ancora incerta, è più probabile della prima. La decisione effettivamente sorprendente di mettere in campo un candidato che si presentato ammettendo di non essersi mai interessato di politica e di essere stato “catapultato nell’impresa” è in effetti di quelle che si fa fatica a spiegare.

Le scosse non si fermano al confine lucano, arrivano al centro con Bonaccini diplomatico ma chiaramente molto critico: “Bisogna usare le prossime ore per chiedere uno sforzo di unità, lavorare per unire senza veti per nessuno”. Non è stato accontentato perché il veto di qualcuno c’è e quel qualcuno si chiama Giuseppe Conte.

Il problema del Pd, come sempre da 10 anni esatti, è il M5s, ma più precisamente è ormai il suo leader che di fare il cespuglio e seguire le indicazioni del partitone guida non ha nessunissima intenzione.

Neppure se i rapporti di forza prospettati dai voti in Sardegna e Abruzzo sono immensamente sproporzionati e la situazione non cambierà neppure se quella sproporzione sarà confermata a livello nazionale dalle europee.

Prodi ci ha provato in pubblico, due giorni fa, presentando con l’ “avvocato del popolo” il volume di Michele Ainis sulla “Capocrazia”: “Se volete vincere mettetevi d’accordo. Se volete perdere continuate così”.

Conte ha respinto cortesemente l’invito dissertando sui molti motivi che ostacolano l’alleanza con chi, come appunto Calenda, “vuole distruggere il M5s”.

Se fosse tutto qui il discorso del leader dei 5S avrebbe senso. Il problema è che per lui anche l’alleanza con il Pd è accettabile solo se si balla al ritmo della sua musica, il che in concreto vuol dire se il Pd, pur con tutta la sua maggiore forza, accetta i candidati, e anche i temi, indicati dall’alleato pur molto più debole.

La Basilicata illustra così in scala ma in maniera impeccabile la palude nella quale è costretta a muoversi la segretaria: in ogni grande città e regione o quasi ci sono aree di potere, come i Pittella in Basilicata, con le quali occorre fare i conti e poco importa che spesso siano interne al partito dal momento che ragionano e si comportano come aree di potere in sé e per sé.

La leader del partito maggiore è quindi quasi sempre tra due fuochi: quello dei potentati locali e quello di Conte che vende la sua alleanza solo a prezzo salatissimo.

Tutto del resto indica che l’obiettivo finale sia ripetere il gioco quando si tratterà di decidere chi candidare alla guida del governo nelle prossime elezioni politiche, perché l’ “avvocato” vede bene soprattutto se stessi e soprattutto non intende lasciare quel ruolo alla leader del partito alleato.

Chiusa in questa tagliola la leader ha preso ormai una decisione: mettere al primo posto, se appena possibile, l’alleanza con i 5S, per quanto esosa possa essere. Perché con i 5S una coalizione esiste, senza di loro no.

È una decisione che comporta rischi alti: non alle europee, dove tutto per il Nazareno dovrebbe andare liscio in virtù del proporzionale ma nella vera prova decisiva per il nuovo Pd di Elly Schlein e per la sua leader: la sorte delle quattro regioni a guida Pd che arriveranno al voto nel 2025. Tutte fondamentali. Tutte a rischio.

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16 Marzo 2024

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