Parla l'attore

Intervista a Francesco Malcom: “Faccio il lavoro che mi piace in un Paese culturalmente in decadenza. Ma non condivido i valori di oggi. Io ho detto a Rocco Siffredi che avrebbero voluto fare un film su di lui”

È uno degli interpreti più famosi del genere a luci rosse. Con Rocco Siffredi e Roberto Malone ha segnato un'epoca. Con lui abbiamo parlato del genere hard e dei cambiamenti che ha subito (grazie o a causa?) delle innovazioni tecnologiche. La problematica della sessualità per i giovani e 'Supersex' la serie appena uscita su Netflix

Interviste - di Andrea Aversa - 15 Marzo 2024

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Intervista a Francesco Malcom

Se i tifosi del Napoli hanno goduto nel vedere all’opera la Ma.Gi.Ca (il tridente delle meraviglie formato da Diego Armando MaradonaBruno GiordanoAntonio Careca), gli spettatori del porno hanno fatto altrettanto, nel guardare un tris di attori tutto italiano che potremmo chiamare Ma.Si.Ma: ovvero, Roberto MaloneRocco SiffrediFrancesco Malcom. Proprio quest’ultimo, interprete pluripremiato, ha spiegato a l’Unità cosa voglia dire fare un film a luci rosse. Un genere stravolto dall’avvento di internet. Tale tecnologia ha rivoluzionato la fruizione dei contenuti hard, rendendoli accessibili e gratis. Aspetto da non sottovalutare, soprattutto rispetto a come i giovani si relazionano al sesso e alla sessualità.

Chi è Francesco Malcom

Malcom, attraverso il racconto della propria esperienza personale (come e perché ha iniziato questo percorso professionale, dopo aver studiato sceneggiatura e restauro), ci ha raccontato i ‘dietro le quinte’ di un mondo che spesso giudichiamo senza conoscere. Un pregiudizio figlio, non del tabù ormai infranto, ma di una cultura che soprattutto in Italia, influenza in modo poco etico e morale la nostra società. E poi, il ruolo della donna e un interessante retroscena relativo a ‘Supersex‘, la serie appena uscita su Netflix dedicata a Siffredi. Infine, il futuro: cosa c’è in quello di Francesco Malcom, una persona che ha la fortuna di fare ciò che più gli piace.

Intervista a Francesco Malcom

In che modo internet ha stravolto il genere?

Ormai non si parla più di film ma di singole scene. Si girano singoli video che vengono poi pubblicati su internet. La pornografia, in sostanza, è rimasta quella che è sempre stata: un modo per praticare l’autoerotismo, attraverso il sogno e il desiderio di specifiche fantasie e perversioni. Il porno, come sappiamo, si differenzia dall’erotico perché mostra la penetrazione. Negli anni ’70, questi principi hanno inciso molto sul cinema porno. Erano anche gli anni delle contestazioni, dei cambiamenti storici, politici e sociali. Di conseguenza c’erano una forte voglia di emancipazione e libertà. Negli ultimi 40 anni i cambiamenti sono stati tanti e ad oggi, che questi concetti sono stati assimilati, si è andati oltre, veicolando messaggi troppo estremi. Contenuti che si chiamavano una volta ‘all sex’ e che hanno avuto un exploit a partire dal 2008 per adattarsi al web. Prima andavano forti i remake dei film hollywoodiani, un trend di successo. Questi si sforzavano di comunicare un messaggio quantomeno ‘etico’. Tutto questo è stato ormai superato. Da qualche tempo, inoltre, ci sono piattaforme come OnlyFans, un portale che ti evita di avere a che fare con le produzioni. Puoi fare tutto da solo, ti bastano un cellulare, un letto e ovviamente un partner. Però c’è l’altro lato della medaglia: quello di dover seguire i propri fan e assecondarne i desideri. In questo modo il contatto tra chi fa il contenuto e chi lo fruisce è diretto“.

Cosa vuol dire fare un film porno oggi?

Innanzitutto è stato necessario adeguarsi al cambiamento. Soprattutto da un punto di vista tecnologico e di ricambio generazionale. Si comunicano meno le storie e più il messaggio prettamente legato alla prestazione fisica. Spesso, purtroppo, come violenza e sopraffazione. Quindi meno positività e più tratti negativi che tra l’altro, di frequente – non sempre – danno l’idea dell’uomo che sottomette la donna. Il porno non è affatto questo, anzi, è un genere che presenta diverse declinazioni pedagogiche. Certo, dipende anche dall’immaginario proposto e al quale il pubblico è abituato. E in fondo è anche una questione di gusti personali. Ma se è il logaritmo che decide per te, allora la cosa si fa inquietante“.

Nel cinema porno è reale l’immagine della donna-oggetto?

Non sempre, dipende. Capita che il concetto è legato a una certa idea del prodotto che si vuole fare. Ma anche al contesto socio culturale nel quale il contenuto è realizzato. L’Italia in questo è di sicuro più maschilista e la donna è stata più volte rappresentata come una prostituta assatanata di sesso. Ad esempio, in Francia, sono obiettivamente più avanti. L’industria pornografica francese ha tra le sue regole quella di una donna consapevole che può e deve godere come meglio crede. Certo, rispetto alla donna, l’uomo ha due caratteristiche fisiche oggettive: l’erezione e l’orgasmo. E le scene si concludono con la venuta maschile, mai con quella femminile. Questo a dimostrazione del retaggio culturale di cui ho accennato. Sono due punti dove non esiste finzione. Io, ad esempio, cerco di assecondare l’attrice. Le mie scene non sono tutte uguali, proprio perché noi in quanto individui, non siamo tutti uguali e dobbiamo saperci rapportare l’un l’altro. Cerco di evitare il concetto di ‘format’, insomma. Proprio su questo, oggi, la donna è idealizzata come un pezzo di carne messa a disposizione di un branco di lupi. E questo avviene in contenuti che si ripetono e sono uguali, nelle location, nelle scene, nelle inquadrature. Non è un bel messaggio. Però è necessario ribadire una cosa: il ruolo più importante è quello delle donne, sono fondamentali. Noi maschietti fungiamo più da supporto”.

Come il porno influenza la sessualità. Sarebbe utile insegnare educazione sessuale ai giovani?

La domanda è retorica. Certamente che i ragazzi sono influenzati dal porno. Ma non solo da esso. Il discorso si collega alla domanda precedente. Basta pensare a quando il nudo e il sesso siano comunicati quotidianamente sui media, ad esempio con le pubblicità. Questo senza considerare film e serie televisive. Qui non c’entrano bigottismo e tabù, ormai più che superati, siamo nell’epoca dei contenuti porno gratis e a portata di click. C’è un problema culturale che andrebbe risolto sia con l’educazione sessuale che con quella digitale, ovvero all’uso di determinati dispositivi e tecnologie. Sono convinto che ad aver aperto la strada a quello che possiamo definire un impoverimento delle nostre aspettative, sono stati i reality show. Con queste tipologie di spettacoli i ragazzi si chiedono, giustamente, ‘ma che studio e lavoro a fare?’. In fondo sembra molto facile ottenere visibilità e guadagni. C’è da dire che anche in questo è rilevante il contesto socio-culturale. Ad esempio, più o meno 30 anni fa, fui chiamato in Francia per girare degli spot – a sfondo pornografico – sull’utilizzo degli anti concezionali, prodotti da Canal Plus e dal Ministero della Sanità e diretto da registi come Gaspare Noè e Cedric Klapisch. Cortometraggi che sarebbero stati proiettati nelle scuole. Roba che qui in Italia è tuttora inimmaginabile. Questo è un problema anche politico, indipendentemente, sia a destra che a sinistra“.

Come ha avuto inizio la sua carriera. Perché ha scelto di fare questo lavoro?

Io sono sempre stato, anche da ragazzino, un fruitore di film porno. L’idea di fare un lavoro che mi avrebbe fatto viaggiare e andare a letto con donne bellissime, oltretutto a pagamento e senza lo sforzo di dover rimorchiare, mi ha affascinato fin dai tempi della scuola. Una sera di tanti anni fa stavo guardando una puntata del Maurizio Costanzo Show. Era ospite Roberto Malone, un mito del cinema porno. Capii, ascoltandolo, che quello dell’attore a luci rosse è un vero e proprio lavoro. Così la curiosità si impadronì di me ma non sapevo a chi rivolgermi per fare un provino. Un giorno, mentre vivevo a Firenze dove studiavo restauro di dipinti, lessi un annuncio per un casting da fare a Milano ma non veniva specificato il “genere” o perlomeno io non lo avevo intuito. Inviai agli organizzatori alcune mie fotografie e mi furono comunicati luogo e orario dell’appuntamento. Quando mi presentai fu chiaro che avevo fatto colpo perché il mio viso incarnava uno stereotipo differente da quello dell’uomo-macho. I miei erano tratti da adolescente, da collegiale nonostante avessi già 22, 23 anni. In quel momento capii che si trattava di un provino per un film porno e ne fui felice. Il casting andò bene e fui scelto per il film ma prima dovetti fare tutte le analisi per le malattie sessualmente trasmissibili. La pellicola si chiamava ‘Incontro a Venezia’ ed era ovviamente ambientata nel capoluogo veneto. Giravo con Simona Valli, una star dell’epoca. Ricordo la mia prima scena, da girare sopra una gondola al largo. Era febbraio e faceva molto freddo e lei era molto bella ma ancora più fredda. Non fu facile essere pronto, passavano continuamente le moto vedetta della polizia e fui costretto a rivestirmi più volte e una volta passato il ‘pericolo’ dovevo ricominciare daccapo. Alla fine andò tutto bene. Poi ho partecipato a produzioni minori, finché – dopo aver incontrato il Maestro Mario Salieri – fui scritturato per il film ‘Adolescenza perversa’, ambientato negli anni ’20. Il film fu un successo, vinse molti premi. Anche io riuscii inaspettatamente a conquistare il mio primo Oscar. Ero candidato insieme a Rocco Siffredi, Ron Jeremy e Peter North. Ma non sapevo neanche della nomination, quindi non ero presente alla serata di gala. L’annuncio me lo diede lo stesso Salieri, mi telefonò da Barcellona dove ci fu l’evento per le premiazioni. Io dormivo e in sottofondo sentivo grida, esultanze e il rumore di bottiglie stappate. Io credendo ad uno scherzo, chiusi la telefonata. Poi ricordo un’altra telefonata, altrettanto degna di nota. Anni dopo, quando ero già un attore affermato, mi chiamò l’operatore che mi aveva filmato durante il mio primo provino. Mi disse che la donna che mi aveva aiutato nella preparazione al provino era la moglie. Io, sentendomi costernato, gli chiesi scusa ma lui invece mi rispose che ne andava orgoglioso“.

Come ci si prepara nel girare una scena?

Non c’è bisogno di alcuna preparazione particolare. Questo lavoro lo si fa se lo si vuole. Se non ci si fa prendere dal panico e dalle ansie. È un lavoro nel quale è necessario andare sempre avanti con professionalità per concludere le scene. Ogni imprevisto o defaiance difficilmente viene dimenticata a dispetto di tutte le altre centinaia di scene andate bene. Bisogna essere predisposti a questo tipo di pressione. Ricordo ancora le parole del Maestro Salieri durante il mio primo set con lui: Sii consapevole che si tratta di un lavoro difficile. Sono pochi ad esserne all’altezza. Nei miei film le scene possono durare anche ore. Sono impostate in modo chiaro e specifico, non va coperta la donna e i movimenti devono essere eleganti’. Il sottotesto era chiaro: non farti false illusioni poiché non ti darei una lira! In realtà, in seguito alla mia affermazione come attore, ricordo anche che mi disse: ‘Come vedi ho sempre ragione, con te ho avuto fiuto“.

È mai stato vittima di pregiudizi o discriminazioni legate alla sua professione?

Non particolarmente. Superato l”ostacolo’ con la mia famiglia, è stato tutto sempre molto semplice. I miei genitori di sicuro all’inizio sono rimasti sconvolti e avrebbero preferito che facessi altro nella vita. Ma una volta resosi conto di cosa facevo e vedendo che stavo bene, l’hanno tranquillamente accettato. Il pregiudizio si supera quando si conosce con chi e cosa si ha a che fare. C’è da dire che non ho mai inseguito la popolarità, proprio per evitare di diventare un ‘personaggio’ e preservare la mia intimità che non è certo il mostrarmi nudo in pubblico. Infatti, ho rifiutato di andare più volte al Maurizio Costanzo Show. Certo, se qualcuno mi riconosce per strada e mi ferma per una foto o un saluto, sono contento. Gli unici pregiudizi sono sempre arrivati dal mondo del cinema ‘tradizionale’, che tra l’altro ho trovato meno ‘pulito’ e culturalmente chiuso del mio settore. Ho anche avuto qualche ruolo all’interno di alcuni lungometraggi. Ma capitava anche che alcune produzioni mi volessero o per scene di nudo oppure mi proponevano ruoli poco interessanti. E per questo motivo ho detto anche molti ‘no’“.

Rocco Siffredi

Rocco Siffredi ed io abbiamo un ottimo rapporto. Io ero un fan suo e di Malone. Ti racconto un aneddoto in merito alla serie uscita in tv. Innanzitutto, sono favorevole che finalmente il cinema italiano proponga contenuti più forti. Dopodiché ricordo che circa 4 anni fa, prima che esplodesse la pandemia, mi chiamò un regista pugliese come me. Mi disse che voleva fare un film su Siffredi. Chiamai Rocco e glielo raccontai, chiedendogli se potevo dare il suo numero al regista. Lui era inizialmente titubante e fantasticammo su quale attore potesse interpretare il suo personaggio. Poi ho scoperto che la produzione aveva cambiato del tutto idea e progetto, attori e regista compresi. Ora non so nel dettaglio come è andata a finire ma considerata l’uscita della serie su Netflix credo sia stato un lieto fine“.

Quali sono i progetti futuri di Francesco Malcom?

Continuo, non senza difficoltà, a fare quello che mi piace. Oggi per un attore come me è difficile rapportarsi con i nuovi prodotti. Rinuncio a tutte quelle proposte di lavoro che ritengo eticamente discutibili, ovvero scene troppo estreme oppure degradanti per il genere femminile. Questo mi ha spinto a fondare la mia casa di produzione. Sono concentrato nel creare alcuni format, di cui riproduco personaggi caratterizzati dalla satira come Il Dottor Sburioni, L’Esorchista o lo Sceicco Del Kazzar, che propongo sul mio sito ufficiale: Francescomalcom.com. Ce n’è stato uno in particolare al quale sono molto legato: ‘Meritocazzia’, Era un modo per testare tanti giovani aspiranti attori porno, ma con ironia. Infatti il motto era: l’unico talent show in cui le raccomandazioni non bastano. Gli aspiranti interpreti dovevano avere un’erezione davanti alla telecamera, inquadrati sul viso e nel frattempo, mentre venivano ‘preparati’ da una valletta, Lady Fellatio, dovevano rispondere ad alcune domande, stile quiz. In realtà ciò che trovavo divertente era che fosse tutto incentrato a catturare la loro reazione che la loro erezione. Chi superava la prova avrebbe avuto un contratto di lavoro e, credetemi, ne ho dovuti bocciare parecchi“.

15 Marzo 2024

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