Conversazione con il regista

Intervista a Mario Salieri: “Un porno nasce come un qualsiasi altro film. Oggi il pericolo è la facilità che i ragazzi hanno di imbattersi in certi contenuti. Rocco un grande interprete ma la serie Netflix è noiosa e fatta male”

Cosa vuol dire ideare e girare un film hard, cosa è oggi il cinema porno rispetto a internet, il rapporto dei giovani con la sessualità, l'educazione sessuale e la figura di Rocco Siffredi. Ne abbiamo parlato con il Maestro dei film a luci rosse 'made in Italy'

Interviste - di Andrea Aversa - 12 Marzo 2024

CONDIVIDI

mario salieri

All’anagrafe si chiama Mario Altieri ma tutti lo conoscono come Mario Salieri. Regista e produttore di culto del cinema porno, Salieri è riuscito a trasformare in arte visiva un genere tenuto spesso ai margini dell’industria culturale e imprigionato da cliché e luoghi comuni. Il ‘Maestro’ ha invece liberato questo immaginario, creandone uno nuovo, fatto di storie interpretate da attori e non solo da performer sessuali. Il regista, non a caso, ha vinto numerosi premi. Per questo, ad oggi, Salieri è una sorta di leggenda vivente del settore a luci rosse. I suoi lungometraggi hanno, tra l’altro, vissuto diversi passaggi storici, durante i quali il cinema hard è stato segnato da grandi cambiamenti, soprattutto tecnologici. Novità che ne hanno mutato sia il metodo di produzione che quello di fruizione. Di questo e molto altro abbiamo discusso con lui in occasione di questa intervista.

Chi è Mario Salieri

Nell’epoca in cui il porno è facilmente raggiungibile, andando a influenzare con strema forza l’idea che i giovani hanno del sesso e della sessualità, ci è sembrato doveroso chiedere il parere di chi in questo settore ha sviluppato la propria professionalità, plasmandolo e rendendolo più che un genere. E così, attraverso il racconto della sua esperienza, abbiamo dialogato sull’importanza dell’educazione sessuale, di cosa voglia dire girare un film pornografico e fare parte di questo mondo. Un universo dal quale siamo bombardati di continuo (dai media, dai social, dalle pubblicità), che quasi tutti conoscono. Eppure, nonostante l’epoca, è paradossalmente ‘nascosto’: magari ognuno di noi ha visto almeno un porno nella propria vita ma sa poco o nulla di ciò che c’è dietro a quel prodotto. In proposito, con l’uscita su Netflix della miniserie Supersex dedicata alla vita di Rocco Siffredi, abbiamo chiesto a Salieri anche un commento sull’attore porno più famoso al mondo.

Intervista a Mario Salieri

Cosa vuol dire fare oggi fare cinema porno e com’è cambiato il genere? Quanto e come internet ha inciso nel porno e da quale punto di vista?

In quasi quarantacinque anni di attività nell’industria d’intrattenimento per adulti ho vissuto tantissime trasformazioni epocali e ormai sono abituato ai cambiamenti del genere, tutti preceduti da importanti variazioni delle tecnologie audiovisive. Nel 1979 la fiorente industria del cinema pornografico in pellicola inizia lentamente a cedere il passo alla videoregistrazione domestica in larga scala, nata con l’avvento dell’innovativo ed economico videoregistratore Sony Betamax, sostituito qualche anno più tardi dal VHS. La diffusione della nuova tecnologia analogica determina in breve tempo la chiusura di tutte le sale a luci rosse e soppianta la pellicola, prima con il sistema video BVU e successivamente con i più qualitativi e costosi Betacam e Pollice. Il sopraggiungere dei pratici ed economici sistemi di ripresa video comporta il definitivo abbandono dei complessi e dispendiosi passaggi cinematografici quali il costo delle bobine, il montaggio in moviola, lo sviluppo del negativo, l’ottenimento del nullaosta ministeriale (visto censura), la cartellonistica e infine la stampa di numerose copie per la distribuzione.
Con il pensionamento della pellicola termina anche l’epoca della cosiddetta ‘Golden Age’ del porno, costituita da film ad alto budget quasi esclusivamente di produzione americana e francese, interpretati da attori e attrici particolarmente dotati artisticamente e spesso diretti, con l’utilizzo di pseudonimi, da capaci registi del cinema tradizionale, alcuni dei quali diventeranno in seguito molto famosi. Tuttavia anche nel periodo del ‘video analogico’ non mancano registi e interpreti di qualità, capaci di creare opere di rilievo e in qualche caso veri e propri generi di tendenza. A partire dal 1996 la rivoluzione digitale comporta un drastico crollo dei prezzi della tecnologia video e tutto ciò che prima era possibile realizzare investendo ‘cento’ ora si può creare spendendo ‘dieci’, naturalmente con un pari rapporto qualitativo. I sistemi Betacam e Pollice sono sostituiti dal Dvcam e le sofisticate e costose sale di montaggio dai computer. Il vecchio sistema VHS lascia il passo al DVD e le telecamere a basso costo diventano leggerissime e performanti, anche in condizioni di scarsa luminosità.
Tutto questo consente l’invasione del settore a un vastissimo esercito di ‘film maker’ improvvisati spesso costituito da attori o addetti ai lavori (fotografi, manager, cameramen, elettricisti, etc.) e l’affermarsi di generi quali il ‘Gonzo’ e il ‘P.O.V’. L’inflazione del settore è inevitabile e il successivo crollo dei prezzi di vendita dei DVD conseguente, i produttori e i distributori che non hanno le spalle forti e non sanno o vogliono adeguarsi alle nuove regole di mercato, fondate sulla realizzazione di prodotti economici ma al tempo stesso accattivanti e competitivi, sono costretti a chiudere l’attività. Nonostante tutto anche il periodo del ‘video digitale’ non è privo di abili professionisti e lo ‘star system’, seppure a fatica, riesce in qualche modo a reggere. Internet, già timidamente presente dalla prima metà degli anni novanta, inizia a prendere piede con prepotenza nell’industria per adulti solo nel primo decennio degli anni duemila, al termine del quale decreterà la quasi totale scomparsa del supporto DVD.
Rispetto ai precedenti cambiamenti tecnologici quello costituito dall’avvento di Internet può rappresentare una straordinaria opportunità per gli operatori dell’industria per adulti perché consente di raggiungere un vastissimo pubblico mondiale senza più filtri e barriere. Tuttavia per gli operatori della vecchia guardia, abituati a lavorare con penna, block notes e macchina da scrivere, muoversi nella rete non è cosa facile e una vasta schiera di giovanissimi, dotati di buone nozioni informatiche, prende il sopravvento sul mercato spesso avvalendosi di cospicui finanziamenti concessi da imprenditori e società dal dubbio profilo legale. Negli stessi anni la totale mancanza di una legislazione specifica del settore favorisce la nascita dei colossi della pornografia gratuita quali Youporn, PornHub, Redtube, etc., che quasi sempre riesce a essere tale solo perché favorita dalla pirateria.
Centinaia di milioni di utenti da tutto il mondo possono ora guardare il porno gratis garantendo ai siti di ‘video sharing’ copiosi incassi derivanti dalla pubblicità e dai finanziamenti della AWEmpire, proprietaria del sito LiveJasmin (nel 2011 quarantasettesimo sito al mondo per numero di accessi), che da sempre dichiara di voler decretare la fine della pornografia audiovisiva a favore delle ‘video chat’ erotiche e pornografiche. Anche lo ‘star system’ è travolto da internet perché alla pubblicità offerta dai film i talenti femminili preferiscono quella dei social per poi capitalizzare auto-producendosi su OnlyFans oppure esercitando il mestiere di Escort. Benché asfissiati dalla pirateria dilagante ancora esistono siti a pagamento di grande e medio successo che riescono a sopravvivere solo grazie alla platea di utenti onesti che rifiuta qualsiasi connessione con siti illegali…una goccia d’acqua nell’oceano.

È vero che il porno è l’unico modo che hanno i giovani per sviluppare il proprio immaginario esperienziale relativo al sesso?
Da sempre l’immaginario sessuale degli adolescenti è stato influenzato dalla nutrita area delle arti visive. Dapprima la letteratura erotica, poi affiancata o sostituita dal disegno, dalla fotografia e infine dall’audiovisivo hanno costituito un immenso serbatoio d’ispirazione per i giovani e non solo. Il problema è oggi costituito dall’estrema semplicità di accesso a queste informazioni visive da parte di una fascia d’età troppo bassa e per questo non adeguata e spesso priva delle necessarie capacità cognitive.

Quanto sarebbe importante l’educazione sessuale a scuola e come andrebbe insegnata?
Ritengo che il compito debba essere delegato alla famiglia unitamente all’insegnamento di tutti i fondamentali valori etici e morali, compreso il rispetto verso qualsiasi essere umano.

Secondo lei, ci sono ancora molta ipocrisia e bigottismo sul tema?
No.

Come e perché ha iniziato a lavorare nel porno e quando ha approcciato alla regia?
Ho iniziato la mia carriera nell’industria per adulti nel 1979 come importatore di videocassette di genere pornografico dai paesi del nord Europa. La prima esperienza di regia è stata invece nel 1984 dopo aver realizzato una serie di filmati amatoriali.

Da un punto di vista, prima teorico e poi operativo e organizzativo, cosa vuol dire pensare e girare un film porno?
Nel mio caso specifico vuol dire affrontare tutti i passaggi di realizzazione di un normale film a partire dal soggetto e dalla sceneggiatura per poi finire al montaggio e alla sonorizzazione.

Che rapporto ha con gli attori e come si relaziona con loro?
Quasi sempre il mio rapporto con gli attori è pessimo perché sono molto esigente e totalmente intransigente con le persone impreparate, poco motivate e svogliate. Purtroppo con il trascorrere degli anni questa sgradita platea è sempre più nutrita.

Da regista, come si prepara un attore a girare una scena porno?
Per quanto riguarda il mio stile l’attore deve essere soltanto un corpo a disposizione del regista. Nessuna preparazione preventiva ma una direzione attenta e costante durante tutto lo svolgimento della scena.

C’è qualche aneddoto o ricordo particolare dal set che le andrebbe di raccontarci?
Sono talmente tanti che preferisco non citarne nessuno anche perché saranno tutti presenti nella biografia di prossima pubblicazione.

È stato mai vittima di pregiudizio a causa della professione che fa?
Solo da parte di attori, attrici o critici del cinema o del teatro cosiddetto tradizionale.

È stato difficile far accettare alla sua famiglia il suo lavoro?
Assolutamente no.

A quale regista del cinema ‘tradizionale’ si paragonerebbe e qual è il regista che ama di più e al quale si ispira?
In generale sono molto legato artisticamente al periodo del ‘neorealismo’ e quindi a molti registi dell’epoca quali De Sica, Rossellini, Germi, etc. Anche oggi ci sono registi che apprezzo molto, soprattutto quelli che riescono a emozionare raccontando storie in modo semplice evitando l’utilizzo di qualsiasi inutile virtuosismo tecnico o artistico.

Almeno un paio di generazioni di persone hanno ammirato i suoi film in questo modo: aspettando che andassero in onda di notte, sulle reti locali. Non si poteva scorrere in avanti e non si vedevano le scene di nudo integrali. Questo portava gli spettatori ad ascoltare i dialoghi e a prestare attenzione alla trama. Insomma, si guardava il film. È forse anche questo uno dei segreti del suo successo? Non ci si è mai trovati di fronte al solo porno ma di fronte ad una vera e propria storia. Qual è la difficoltà di unire la narrazione di un qualcosa al porno e qual è, invece, il lato divertente, interessante?
Il mio pubblico è da sempre costituito da spettatori molto attenti alla trama e alla ricerca dell’erotismo, ancor prima della pornografia. La grande difficoltà di costruire una narrazione credibile è dettata dalle scarse qualità interpretative degli attori e delle attrici del circuito porno. Anche se molti/e sono particolarmente bravi/e nel praticare il sesso esplicito seguendo con attenzione le indicazioni del regista spesso non sanno recitare e questo costituisce un serio limite anche perché sono pochi quelli che riescono ad apprendere. Per superare l’ostacolo affianco al cast del circuito porno attori e attrici del cinema o del teatro tradizionale che con il loro prezioso e insostituibile contributo rendono credibile il percorso narrativo.

È uscita una serie Netflix su Rocco Siffredi. È la figura che più di tutte ha sdoganato il porno (se così possiamo dire) e tra le più famose nel mondo del porno. Ci parli di lui.
Era l’ottobre del 1984 e tutto era pronto per realizzare a Ischia i miei primi quattro film. Avevo selezionato il cast a Parigi avvalendomi della preziosa collaborazione di Gabriel Pontello, mitico interprete del fotoromanzo ‘Supersex’, che figurava anche tra gli attori protagonisti. Qualche giorno prima dell’inizio delle riprese l’attore di origini marocchine mi telefona supplicando di portare con sé un cameriere italiano che aveva conosciuto in una pizzeria di Parigi e poi collaudato in un club di scambio. A suo dire un concentrato di bellezza e talento, dotato di un grande pene sempre in perfetta erezione. Accettai l’offerta senza esitazione e non ebbi modo di pentirmi. Rocco interpretò con grande efficacia i film e lo accreditai nel cast con il nome di Rocco Tano Jr. (Siffredi, ispirato dal cognome di Alain Delon nel film ‘Borsalino’, sarebbe arrivato solo più tardi).
Da quel momento nacque una lunga collaborazione artistica interrotta solo dal suo temporaneo trasferimento in Germania dove era diventato tra gli attori preferiti della potente società di produzione VTO, di proprietà della pornostar polacca Teresa Orlowsky e del marito Hans Moser. Rocco è riuscito a costruire una straordinaria carriera avvalendosi della sua bellezza, simpatia e intelligenza ma soprattutto grazie alla non comune capacità di raggiungere una perfetta erezione in qualsiasi circostanza e con qualsiasi partner senza il contributo di alcun farmaco.
Per dovere di cronaca è anche necessario dire che la sua storia professionale è stata favorita da alcune fortunatissime congetture, ma questo fa parte della vita e non è di certo un demerito. Sono riuscito con grande fatica a concludere la serie trasmessa da Netflix perché l’ho trovata noiosa, paradossale, interpretata male e diretta peggio. Per fortuna nella fiction non appare alcuna citazione alla mia persona perché tra la mafia Corsa, le comunità di zingari aggressivi e gli omicidi avrei forse rischiato di essere stato rappresentato dagli autori come un pericoloso camorrista.

Cosa c’è nel futuro di Mario Salieri?
Portare i miei film in versione censurata nei festival del cinema tradizionale e sulle grandi piattaforme internet e affermare che il mio stile di pornografia è un vero e proprio genere, al pari di tutti gli altri. Il mio ultimo lavoro ‘Natale in casa Varriale’ oltre che a partecipare in concorso alla 77° edizione del Festival del cinema di Salerno, all’Ostia International Film Festival a al Lift-Off Global Network 2024 di Berlino ha anche vinto due riconoscimenti al Queenstown Film Festival in Nuova Zelanda: Miglior Dark Comedy e Menzione Speciale della Giuria. Per un film porno senza il porno ritengo sia un risultato straordinario. Immaginate che valore potrebbero avere dei film del terrore senza le scene di paura, dei film d’azione senza l’azione o delle commedie divertenti senza le scene comiche.

12 Marzo 2024

Condividi l'articolo