Il castello di sabbia

Processo Consip: così giornali e Pm hanno calunniato Alfredo Romeo per 7 anni

Anni di persecuzione, di linciaggio da parte dei mass media. Accuse pesantissime: corruzione, turbativa d’asta. Ma il processo ha dimostrato che non c’era niente. Un castello di sabbia. Qualcuno pagherà? No

Editoriali - di Piero Sansonetti - 12 Marzo 2024

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Processo Consip: così giornali e Pm hanno calunniato Alfredo Romeo per 7 anni

Alfredo Romeo è stato assolto perché il fatto non sussiste. E con lui sono stati assolti Tiziano Renzi, Luca Lotti e diversi altri imputati. Sono state condannate solo due persone: il maggiore Gian Paolo Scafarto, dei carabinieri, e Alessandro Sessa anche lui ufficiale dei carabinieri.

Per capirci: gli unici condannati sono gli uomini del Pm di Napoli Henry John Woodcock, che è il magistrato che ha avviato il caso Consip e che da anni ha preso di punta Alfredo Romeo.

Vi sto parlando soprattutto di Romeo per due ragioni. La prima è che è il mio editore e siamo amici. E quindi oggi sono molto contento. Alfredo, finalmente, ha avuto giustizia.

Il secondo motivo è più serio: tutta l’inchiesta Consip ha girato attorno a Romeo, e Romeo è stato l’unico a finire in prigione, e Romeo ha subito danni economici enormi, e Romeo è stato messo a bersaglio da tutti i grandi giornali, dal Fatto, dalla Repubblica, dal Corriere, dalla Verità e da moltissimi altri.

Fissato su una croce, scarnificato, scrutato, insultato, vilipeso. Senza mai nemmeno un dubbio sulla sua innocenza. Quando ha provato a difendersi è stato messo a tacere, le sue interviste censurate, il suo nome gettato nel fango, le sue aziende contrastate e punite in tutti i modi.

Hanno subito danni per più di un miliardo e mezzo, forse due. I carabinieri sono andati a prenderlo a casa il primo marzo del 2017, e lo hanno trascinato prima a Regina Coeli e poi a Poggioreale. Il primo marzo era il giorno del suo sessantaquattresimo compleanno.

Lo ha festeggiato così: in cella di isolamento. Sua mamma, molto anziana, ha avuto la notizia dalla Tv mentre le guardie erano ancora in casa di Alfredo, gli stavano mettendo le manette, la mamma ha avuto la notizia dalla Tv perché gli uffici stampa dello Stato si erano preoccupati di informare i giornali e le Tv prima ancora che l’arresto avvenisse. Spettacolo, spettacolo, si fa così per fare giustizia.

Poi sei mesi in cella. Mi ha raccontato che erano in sei compagni di prigione e la cella era grande una decina di metri quadrati. Due file di letti a castello. L’armadietto, il cesso e sopra il cesso la cucina.

Non so se i suoi compagni di prigione fossero innocenti o colpevoli, neanche di quali reati fossero accusati, non credo avessero la coscienza più sporca di quelli che stavano perseguitando Romeo e forse stavano perseguitando anche loro.

Romeo c’ha messo sette anni per cavarsela, e se l’è cavata anche perché ha potuto pagare gli avvocati, fare le indagini difensive, provare la sua innocenza e dimostrare che lui era vittima e non colpevole.

Non bastava che non ci fosse uno straccio di prova contro di lui: è lui che ha dovuto portare le prove dell’innocenza. Probabilmente i suoi compagni di cella non avevano gli stessi mezzi, e magari erano innocenti anche loro, e magari, però, sono ancora in prigione. Sentitemi bene perché questa cosa è certa: in prigione ci sono migliaia di innocenti.

Il caso Consip non esiste. Non è mai esistito. Ora finalmente la cosa è accertata e conclamata. Alfredo Romeo non ha truccato nessun appalto ma anzi è stato danneggiato negli appalti.

La balla gigantesca dello scandalo è stata solo il boccone ghiotto sul quale si è gettata l’informazione. Oggi ho dato un’occhiata ai siti dei giornali principali.

Ma quanta prudenza nel dare la notizia! Chissà se chi oggi confeziona i giornali si ricorda di come furono confezionati gli stessi giornali sette anni fa.

Chissà se almeno i più spietati, quelli che guidarono il linciaggio, quelli che addirittura rimproveravano i colleghi di non essere abbastanza rigorosi contro l’imprenditore napoletano, chissà se oggi avranno il pudore di pronunciare, magari sottovoce, tra le righe, a mezza bocca, quella parolina che è così difficile da pronunciare: “scusi avvocato Romeo, siamo stati avventati”. Vedrete: non lo faranno.

L’assoluzione pronunciata ieri dal tribunale è piena, completa, totale e non lascia dubbi. Il fatto non sussiste. Romeo era sotto processo per reati gravissimi: turbativa d’asta, corruzione, corruzione aggravata e poi traffico di influenze.

Volevano dargli vent’anni di galera. Volevano seppellirlo e radere al suolo le sue aziende. Poi i reati via via erano caduti. E infatti i Pm, tre anni fa, chiesero che il processo si fermasse e che non ci fosse rinvio a giudizio.

Ma il Gip non accettò. Sto parlando del Gip Gaspare Sturzo, l’incorruttibile Sturzo, il severo Sturzo, il prestigioso Sturzo, che disse di no ai Pm. Disse: niente da fare, il processo va avanti perché così ho deciso io.

Altri tre anni. Di sofferenze, di danni, di gogna. Chissà se oggi il Gip Sturzo (che oltretutto mi ha querelato, perché, come molti magistrati, ritiene che i giornalisti abbiano il diritto di criticare i politici ma mai di criticare i magistrati) si starà facendo qualche domanda. Chissà se sta riflettendo sui suoi errori. Se ragionerà sui danni che i suoi errori hanno prodotto per tanta gente.

Me lo chiedo spesso come se la cavano i magistrati con la loro coscienza. Specie in questi casi. Io personalmente da qualche anno mi occupo del caso Consip, e vi assicuro che a chiunque non fosse travolto dalla faziosità appariva chiarissimo che il caso Consip era soltanto un castello di sabbia. Costruito per sbaglio? Questo non lo so.

Forse costruito con qualche maliziosità. Forse con un retropensiero politico. Forse l’obiettivo era il presidente del Consiglio. Dico: Renzi. Voi direte: possibile? Beh, sì, in Italia queste cose succedono. Anche abbastanza spesso. Berlusconi docet. E docet Bassolino, Penati e tanti altri. Inchiodati e massacrati e poi assolti.

Per questo io penso che il garantismo sia qualcosa di più di un urlo (per quanto isolato) di chi ama lo stato di diritto. Io penso che il garantismo è il principio fondamentale sul quale si può costruire una democrazia moderna, libera, vera, non prigioniera di poteri mostruosi, fortissimi, incontrollati, come per esempio il potere delle procure.

Il garantismo non è solo una religione delle anime belle. È la chiave del futuro, della modernità. E il garantismo non ha colore. È per tutti. È la lotta contro la sopraffazione, contro gli eccessi dei poteri, contro lo spionaggio, l’intrusione nelle vite, lo stato etico.

Lo vediamo in questi giorni cosa succedeva: un giornale aveva a sua disposizione le strutture della Procura nazionale antimafia! Uno scandalo pazzesco, che non esploderà, vedrete.

E sapete perché non esploderà? Perché in questo scandalo, o in scandali molto simili e non ancora emersi, sono coinvolte centinaia di giornalisti. E faranno muro. E faranno muro i loro giornali. E le Procure, senza i giornali, sono un potere di cartapesta.

Sono troppo pessimista? Beh, il mio pessimismo nasce da 50 anni di questa professione. Ho visto come è nato il potere procure-giornali. Ho visto come il giornalismo è finito in fondo alla melma. E però…

E però oggi, almeno, festeggio. E penso con pietà e dolore a quei miei colleghi, poveretti, che sanno di avere partecipato a un linciaggio e ora, ne sono certo, nel loro intimo si vergognano. Ma dura poco. Qualche ora. Poi ricominciano.

12 Marzo 2024

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