Il vicepresidente Pd

Intervista a Toni Ricciardi: “Nessuno rimpiange Minniti, sui migranti il Pd ha fatto mea culpa”

«Avremmo dovuto abolire la Bossi-Fini, ora abbiamo idee e proposte chiare. Le migrazioni, se gestite, sono una ricchezza. Per il governo Meloni è una questione su cui fare affari e lucrare voti. Il piano Mattei? Solo fuffa e propaganda»

Interviste - di Umberto De Giovannangeli - 12 Gennaio 2024

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Intervista a Toni Ricciardi: “Nessuno rimpiange Minniti, sui migranti il Pd ha fatto mea culpa”

Di “piani Mattei” è lastricato l’abisso del Mediterraneo. L’Unità ne parla con Toni Ricciardi, vice presidente del gruppo PD alla Camera dei deputati, storico delle migrazioni.

“Caro PD, sono morti 61 naufraghi. Il Governo è responsabile. Ti interessa?” È il titolo di prima pagina de l’Unità di giovedì. La sua risposta?
Vorrei essere molto chiaro: abbiamo denunciato con forza l’ignobile disumanità con cui il governo tratta i migranti considerati “non persone”. E quanto siano disumani e incapaci lo denunciamo dal primo giorno. Un’inchiesta internazionale rivela pesanti responsabilità da parte dell’Italia e di Frontex nel naufragio di Cutro, in cui hanno perso la vita 94 persone — tra cui 35 bambini. Proprio quella tragedia ha aperto il vaso di Pandora, chiarendo molto bene l’atteggiamento del governo Meloni rispetto alle migrazioni, una questione su cui fare affari economici e lucrare voti. Questo è un governo che punisce e ostacola chi salva esseri umani; un governo che si è inventato il reato di solidarietà. Esiste, tuttavia, un problema di rimozione collettiva tra i cittadini delle tragedie legate alle migrazioni che chiama in causa ognuno di noi e la nostra capacità di generare empatia nei confronti di chi muore mentre cerca la salvezza. Un tema che interroga chiaramente le nostre coscienze. Per me affrontare questa rimozione è un punto prioritario. Dal punto di vista politico, come PD abbiamo avanzato una proposta organica sul tema dei migranti e soprattutto abbiamo una proposta organica di superamento della Bossi-Fini. Le migrazioni, se gestite, sono una ricchezza.

Il “Piano Mattei”, gloria e vanto del governo Meloni, è diventato legge (169 sì, 119 no, 3 astenuti). Sotto la retorica, il niente?
Questo è un esecutivo che parla tanto, si affida alla comunicazione ma non ha davvero la minima idea di cosa significhi governare. Evocano il piano Mattei per richiamare nella mente e nel cuore dell’opinione pubblica il famoso piano Marshall. Se stessimo semplicemente ad analizzare la quantità di risorse e la narrazione che allora fu fatta nell’Europa che doveva ricostruire sulle macerie della guerra, ci rendiamo conto che con Meloni la montagna non ha partorito neppure un topolino. Ricordo che non c’è solo il piano Marshall perché l’Italia ha una lunga storia di accordi bilaterali: dal 1868 fino al 1956 ne ha siglati 185. Siamo stati il paese per eccellenza nell’ambito degli accordi bilaterali con cui offrivano forza lavoro, mobilità che ha contribuito alla rinascita dell’Italia e dell’intero Continente. Ricordo che gli accordi tutelano la forza lavoro e prevedono l’interscambio di merci, capitali, diritti e doveri. Mi chiedo: di cosa stiamo parlando visto che il governo nel piano Mattei non prevede accordi bilaterali con i singoli paesi e non prevede che tali accordi vengano sottoposti alla verifica del parlamento. La triste verità è che il piano Mattei è una scatola vuota, solo fuffa e propaganda utile a far credere che improvvisamente siamo in grado di risolvere i nostri problemi con il continente africano. Purtroppo, questo piano stravolge la legge sulla cooperazione internazionale, sposta risorse e ruoli dal ministero degli affari esteri accentrandoli a Palazzo Chigi e tutto questo a costo quasi zero. Dovrebbero spiegare cosa pensano di fare con 2 milioni di euro. Temo si tratti di un modo per dare qualche prebenda. Dei 3 miliardi promessi, trovati svuotando irresponsabilmente il Fondo per il clima, non c’è traccia.

Dalle affermazioni della presidente del Consiglio e dalle politiche messe in atto dal governo, quale idea la destra ha dell’Africa e del ruolo dell’Italia nel Mediterraneo?
Non ha alcuna idea perché alla fine dei conti si va avanti con la solita litania. Si fanno dettare la politica di cooperazione da ENI e dalle grandi multinazionali. Le intenzioni sembrano piuttosto chiare: far arrivare dall’Africa più gas e molti meno migranti. Fanno un salto indietro creando una struttura parallela a quella dell’Agenzia per la cooperazione allo sviluppo, creata nel 2014 proprio per integrare tutte le iniziative degli attori pubblici e privati in azioni più integrate e di maggiore forza. La nuova struttura fa capo a Giorgia Meloni, che così si intesta questa iniziativa, come del resto va facendo dall’inizio del suo mandato, e soprattutto la scelta dei funzionari della nuova struttura. L’idea alla base del Piano è abbastanza chiara: bloccare le migrazioni, attraverso un fantomatico sviluppo, in cambio delle forniture di gas. Mi domando quale Stato africano, in una situazione di grave crisi economica e politica, si assumerà la responsabilità di prendersi indietro i migranti. La Tunisia, stremata economicamente, ha rifiutato i soldi dell’Unione europea per esternalizzare le frontiere. Il tentativo inglese di creare campi di “accoglienza” dei migranti in Ruanda è fallito. E poi la geografia dei Paesi produttori di gas e petrolio non sempre coincide con quella dei Paesi di origine dei migranti. Questo governo gira a vuoto. Andrebbero riprese le visioni del processo di Barcellona che purtroppo è fallito amaramente.

In che senso, si spieghi?
Il processo di Barcellona immaginava un ruolo diverso dello spazio Mediterraneo. Ricorderà la narrazione del Mediterraneo del Sud e del Nord. Addirittura, ci furono assessorati regionali al Mediterraneo, città proiettate nella programmazione verso uno spazio comune, poi le primavere arabe, che non abbiamo compreso, e l’inerzia dei governi europei del tempo, hanno spazzato via una grande intuizione politica.

Sulla difesa dei più indifesi, i migranti, così come sulla guerra a Gaza, la sinistra, il PD, non stanno giocando troppo sulla difensiva?
Io non credo affatto, anzi. Per quanto riguarda Gaza abbiamo espresso parole molto chiare: la brutalità che Hamas ha dimostrato con gli attacchi terroristici del 7 ottobre non deve giustificare in alcun modo l’altra brutalità sui civili palestinesi, perché Hamas non è la popolazione palestinese. Le decine di migliaia di morti civili a Gaza dicono che si è andato ben oltre ciò che è il diritto di difesa, rispetto agli attacchi terroristici di Hamas. Su questo la comunità internazionale non può stare a guardare e deve intervenire per chiedere un cessate il fuoco immediato e l’avvio delle interlocuzioni per fermare questa carneficina e creare un percorso di pace e che faccia finire questo conflitto che rischia di allargarsi anche ad altri paesi della regione.

Capitolo migranti.
Sui migranti ci siamo scagliati con forza contro i decreti vergognosi che fanno pagare sulla pelle delle persone più fragili l’incapacità di questo governo di costruire delle politiche migratorie. Scelte disgustose e disumane sui minori non accompagnati. La ridicola esternalizzazione e delocalizzazione della questione migratoria in Albania. L’accoglienza diffusa, unico modo per coinvolgere le comunità locali e creare convivenza, spazzata via senza motivo. E ancora, migranti lasciati morire in mare, ma nel frattempo si sono inventati l’emergenza migrazione, che non è oggettiva, ma burocratica volta semplicemente a gestire gli affidamenti diretti, gli appalti e i subappalti. Abbiamo detto chiaramente, anche a costo di essere impopolari in un Paese che vive di percezioni, che le politiche migratorie devono essere in linea con i diritti internazionali, con i trattati e le carte a partire da quella di Ginevra sui diritti delle rifugiate e dei rifugiati. Aggiungo che ho chiesto un impegno al governo (ovviamente bocciato), nell’ambito dell’esame del piano Mattei, per attuare concretamente un piano operativo per l’istituzione di centri di mobilità tra Africa e Italia. Servirebbe un piano straordinario di gestione e programmazione di misure di cooperazione internazionale in materia di mobilità umana tra Africa e Italia, altro che sciocchezze. Le migrazioni sono una ricchezza e vanno professionalizzate e non usate, impropriamente, per vincere le elezioni.

Marco Minniti, un tempo ministro dell’Interno PD, oggi convertitosi al “melonismo”, affermò che “sicurezza è parola di sinistra”. In quell’estate iniziò la guerra alle Ong che operavano nel Mediterraneo. Lei come declinerebbe la parola “sicurezza”?
Mi rifiuto di declinare la parola sicurezza come migrazione che è un fenomeno percettivo. L’assioma sicurezza-migrazione è un gravissimo errore politico. Noi dobbiamo guardare i dati reali mentre la destra usa questo fenomeno come benzina elettorale, scegliendo di usare la logica repressiva in una chiave demagogica e populista che non risolve i problemi, ma li alimenta. Tra l’altro segnalo che con quelli del “chiuderemo le frontiere”, gli sbarchi sono più che raddoppiati. Un’allucinazione collettiva. Comunque, lo scontro tra chi alza muri e aperturisti non ha mai funzionato: arrivare a mediazioni in base a dove soffia l’opinione pubblica non funziona più. Per fortuna dalle nostre parti non si rimpiange più così tanto Minniti: il diniego al vergognoso finanziamento della guardia costiera libica è il nostro mea culpa. Lo ribadisco, non si affronta una questione socio-economica e sanitaria in termini di esclusiva sicurezza. Penso tutto il male possibile della gestione prefettizia che trasforma i migranti in “non persone”. Ma del resto, cosa aspettarsi da un governo la cui espressione massima in materia migratoria si chiama Piantedosi che è diventato famoso per parlare di esseri umani come carico residuo. Eppure, anche lui, che è irpino come me, è figlio della migrazione economica.

L’Europa e le migrazioni nell’anno delle elezioni.
Intanto sfatiamo un falso mito: l’Europa non ci ha mai lasciato soli. La Ue corrisponde all’Italia per ogni migrante quasi 20mila euro. Come li spendiamo? Questo governo ha dichiarato lo stato di emergenza per facilitare gli affidamenti diretti a privati per la gestione dell’emergenza. Nel frattempo, non ha fatto nulla sul nuovo patto migrazioni e asilo che ci penalizza su tutta la linea con le maggiori criticità che restano tutte in capo ai paesi di frontiera visto che non è stato toccato il principio cardine del regolamento di Dublino, che fa ricadere l’onere dell’esame della domanda d’asilo al primo paese d’ingresso in Europa. Purtroppo, la campagna elettorale delle europee si svolgerà in chiave nazionale e molte forze politiche tenderanno erroneamente a utilizzare la questione in termini percettivi. Noi dobbiamo dire con forza che le migrazioni, piaccia o meno, sono un comparto economico che solo nel nostro paese vale almeno 2 miliardi l’anno. In Europa mancano politiche capaci di affrontare in modo globale il fenomeno e ciò accade, soprattutto per colpa dei governi di destra che sono prigionieri della loro argomentazione securitaria e rifiutano ogni logica redistributiva, l’organizzazione di canali legali, una mare nostrum europea, decreti flussi Ue e corridoi umanitari. La sinistra italiana parta dai suoi errori. Abbiamo sbagliato anche noi: avremmo dovuto abolire la Bossi Fini. Tuttavia, abbiamo finalmente le nostre proposte chiare e delineate.

12 Gennaio 2024

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