Gli anti-Costa

Legge bavaglio e l’ignoranza di Procure, Fnsi, Travaglio e 5 Stelle

La crociata dei “mai più senza la gogna”. L’ex vicepresidente della Consulta, Maddalena, dice che ci avviamo alla dittatura, ma la legge era così quando lui era alla Consulta, e forse non lo sapeva!

Editoriali - di Piero Sansonetti - 28 Dicembre 2023

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Enrico Costa
Enrico Costa

Paolo Maddalena, giurista di livello – credo – ed ex vicepresidente della Corte Costituzionale (e anche presidente facente funzioni), quindi il top del top del diritto, ha rivolto un appello accorato al Presidente della Repubblica perché non firmi l’emendamento-Costa alla legge che disciplina la pubblicabilità degli atti giudiziari.

Ha detto Maddalena: “Continuando così non si fa altro che galoppare verso la dittatura”. E poi ha aggiunto che l’emendamento-Costa è una scelta “infame e pericolosissima”. Come capite, la situazione è molto grave: stiamo rischiando la dittatura, come successe cent’anni fa. E neppure una dittatura qualsiasi: una dittatura infame.

Per colpa dell’irresponsabile deputato di Azione Enrico Costa. Un uomo che potremmo paragonare all’onorevole Facta che nel 1922 spalancò le porte a Mussolini… C’è una cosa però che mette in dubbio il teorema Maddalena: l’emendamento-Costa non fa altro che riportare la legge che disciplina la pubblicità degli atti giudiziari a come essa era fino al 2017.

Esattamente uguale. E quindi quando il dottor Maddalena presiedeva la Corte, credo tra il 2009 e il 2011, noi ci trovavamo a vivere, a nostra insaputa, in una dittatura che aveva cancellato la libertà di stampa e aveva violato l’articolo 21, anzi aveva stracciato la Costituzione. E la cosa – questo è l’aspetto curioso – avveniva anche all’insaputa dello stesso dottor Maddalena. Che tranquillamente presiedeva la Corte Costituzionale di un regime dittatoriale senza saperlo.

Forse ho sbagliato, nelle righe iniziali di questo articolo, a definire il dottor Maddalena…. Vabbé, lasciamo stare Maddalena. Parliamo degli altri. Per esempio della Fnsi, cioè il sindacato giornalisti, parliamo dell’Anm, cioè del partito dei Pm, e poi parliamo dei Cinque Stelle e addirittura del Pd.

Dicono che con l’emendamento si torna al Medioevo. Sì, dicono così. E quale sarebbe questo Medioevo? Quello del governo Letta, immagino, quello del Governo Monti. Durante i loro governi, sostenuti soprattutto dal Pd, la legge era esattamente quella che sarà dopo l’approvazione dell’emendamento Costa.

Ma – dicono all’unisono giornalisti, Pm e partiti di opposizione – in questo modo i procedimenti giudiziari saranno segreti e il cittadino non potrà sapere. Albamonte, ex capo dell’Anm, sostiene addirittura – sembra di capire da una sua intervista – che l’Italia diventerà come la Cina comunista, dove le persone spariscono sequestrate e annientate dallo Stato. E’ così?

No. A nessuno sarà impedito di sapere niente. Nulla cambierà nei processi. Nessuna prova a carico, o indizio a carico, sarà minimamente scalfito o storpiato o silenziato da questo nuovo regime. Nulla cambierà nel funzionamento del processo.

Succederà semplicemente che alcuni aspetti delle indagini che generalmente rimangono segreti – e a disposizione solo della polizia giudiziaria che indaga e del Pm- per diversi mesi, a volte per più di un anno, resteranno non segreti ma semplicemente non pubblicabili ancora per qualche settimana o – in caso di lentezza della giustizia – per qualche mese fino alla conclusione delle indagini preliminari.

I giornalisti continueranno a disporre di tutto il materiale che vogliono, semplicemente saranno costretti a lavorarci un po’ sopra e non potranno più fare il copia incolla del materiale fornito loro dal Pm che di solito è parziale e fazioso.

Tanto parziale e fazioso che ogni anno lo Stato deve pagare milioni di euro di risarcimento agli ex detenuti che sono finiti in prigione o per degli errori o per la malevolenza dei Pm. I quali ex detenuti non saranno mai comunque risarciti in nessun modo per la gogna subita dai giornali e dalle Tv.

In ogni caso non cambierà praticamente nulla. Anche perché alcuni giornali annunciano già che faranno obiezione di coscienza, cioè violeranno la legge. Coraggiosissimi. Il radicale Roberto Cicciomessere, scomparso qualche mese fa, fece obiezione di coscienza al servizio militare e finì in prigione. Credo che ci restò tre mesi.

Qualche anno prima era toccato a Pietro Pinna, che, a due riprese, scontò circa un anno e mezzo in una prigione militare. Padre Balducci e don Milani furono processati soltanto per avere approvato l’obiezione di coscienza in alcuni loro scritti.

Quanta prigione dovrà fare Travaglio se – per obiezione di coscienza, cioè spinto da una grande forza morale – pubblicherà le ordinanze prima del tempo violando la legge? Nessun giorno di prigione. 250 euro di multa.

Perché allora questa rivolta, che ha tutti i crismi della pagliacciata? Per una ragione, credo, semplice: gli editori – fate attenzione, quando siete in presenza di una forte rivolta dei giornalisti è quasi sicuro che a guidarla siano gli editori – temono che questa norma, che in maniera molto molto molto blanda accenna al diritto alla presunzione di innocenza, possa essere la porta dalla quale passano poi nuove riforme che in modo effettivo ristabiliscano lo stato di diritto e smontino quell’obbrobrio italiano dei XXI secolo che è il processo mediatico, il quale di fatto, almeno a certi livelli, ha sostituito del tutto il processo penale.

Temono riforme che vadano in questo senso, perché almeno da un quarto di secolo gli editori hanno fondato tutte le proprie strategie editoriali sul processo mediatico. Gli altri settori del giornalismo sono passati in secondo piano e lasciati degradare. Capite che un ritorno pieno dello Stato di diritto raderebbe al suolo queste strategie, e in parte anche le strategie dei partiti, specialmente di quelli di sinistra e naturalmente di quelli qualunquisti.

E così, l’opposizione che non aveva mosso paglia quando è stato abolito il reddito di cittadinanza, che ha tolto risorse vitali a milioni di poveri, e ha subito abbastanza in silenzio anche il rifiuto del reddito minimo, stavolta si scatena. “Toglietemi tutto ma non il mio breil…” la ricordate quella pubblicità?

Beh, il “mio breil” oggi è la gogna. Cioè il più reazionario dei simboli della reazione. Persino su un giornale come il Manifesto – presidio storico del garantismo di sinistra, erede di Rossana Rossanda – persino sul manifesto appaiono articoli filo-gogna. Indignatissimi. Io dico che la sinistra, se si riduce a questo rincattucciamento patibolare, ha le ore contate.

28 Dicembre 2023

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