Il live

Quella volta che Calcutta si è preso anche Napoli: il concerto sold out al Palapartenope

Quasi due ore di hit, il pubblico che gli ha ricantato in faccia ogni pezzo. Impallidisce ogni confronto con altri cantanti passati da queste parti ultimamente. A giugno parte il tour estivo

Spettacoli - di Antonio Lamorte

23 Dicembre 2023 alle 18:25 - Ultimo agg. 23 Dicembre 2023 alle 18:50

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FOTO DA YOUTUBE (DAZN)
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Lo ha garantito lui che la Tachipirina 500 se ne prendi due diventa mille e quindi ha recuperato e si è presentato a Napoli nella miglior forma possibile per chiudere questo primo tour del nuovo album. Calcutta, nome d’arte di Edoardo D’Erme, eroe del cantautorato pop che nell’arco di una decina d’anni è stato chiamato indie o it-pop, ha riempito il Palapartenope. Sold out vero, tenda stracolma la sera di venerdì 22 dicembre, dieci giorni dopo la data prevista, saltata per una febbre altissima. Soltanto rinviata, e menomale, sarebbe stato difficile recuperarla più avanti. Un concerto che resterà nei ricordi di tanti.

Cantato dalla prima all’ultima canzone da un pubblico super coinvolto – impallidisce, almeno sotto questo aspetto, qualsiasi altro paragone al karaoke affibbiato ad altri live recenti. Al Palapartenope negli ultimi mesi sono passati altri artisti più o meno big della musica italiana. Ko al primo round, no contest, 6-0 6-0: a voler fare paragoni. Serpeggiava un’atmosfera speciale, un coinvolgimento totale. Dall’entourage: il tour (DNA Concerto, Live Nation) è stato tutto così, certo qui il volume del pubblico sembrava anche più alto.

Ogni brano un boato, ogni ritornello un coro. “Facile con un pubblico così”, ha detto Calcutta in zuccotto e occhiali da sole. Quasi due ore di concerto, un brano dopo l’altro, dritto per dritto. Sfoghi funky, intermezzi elettronici. Calcutta ha lasciato fare spesso al pubblico, quasi inutile cantare su alcuni pezzi. A riprova che per chi ascolta non è necessario l’heavy rotation in radio, Sanremo, i social, i talent, l’onnipresenza sui media. Calcutta si è fatto desiderare: è tornato dopo quattro anni con un nuovo album di inediti, Relax (Bomba Dischi), e la gente glielo ha ricantato in faccia tutto quanto. Anche a Napoli, piazza da sempre definita piuttosto particolare. Non per lui.

2017: al Lanificio, centro storico, la fila che arrivava fino a Porta Capuana, ricorda chi quel concerto lo aveva organizzato. 600 o 700 persone. E Calcutta in maglietta del Napoli di Maradona costretto per tre volte a fare la stessa scaletta, con la gente che quasi non lo faceva scendere dal palco – due album all’attivo all’epoca, il primo Forse… passato però sottotraccia prima dell’esplosione con i brani di Mainstream. Al Palapartenope non ha avuto bisogno neanche di ricorrere a brani scritti e cantati per e con altri – Piovesse il tuo nome con Elisa, per esempio, o La luna e la gatta con Takagi & Ketra, Jovanotti e Tommaso Paradiso.

Difficile pensare a una maniera migliore di concludere questo giro. Quasi due ore di hit quindi, a cavallo tra il mainstream e l’alternativo dicevamo, niente falso bis. Finale con Tutti: un coro unico a cantare che siamo tutti falliti, esauriti, bolliti ma almeno in quel momento forse un po’ meno soli. È il pop d’autore, è nazionalpopolare. Calcutta è stato più volte definito un artista generazionale, servirà ancora del tempo per decifrare il sentimento di una generazione definita con spocchia (“Ok boomer”) di “sdraiati“. Dalla voce “Calcutta” si potranno pescare degli spunti per capire. Ripartirà a giugno per un tour estivo.

23 Dicembre 2023

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