La guerra in Medioriente

L’antisemitismo non si batte uccidendo i palestinesi

Noi ci troviamo di fronte a un numero spaventoso di crimini dalle due parti, e di fronte al problema di trovare una soluzione alla questione palestinese e di fermare l’antisemitismo, che è il padre e la madre di tutti i razzismi.

Editoriali - di Piero Sansonetti - 23 Dicembre 2023

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L’antisemitismo non si batte uccidendo i palestinesi

Se si è costretti a dire “sto coi palestinesi” o “sto con gli ebrei”, vuol dire che si è perso ogni senso della ragione e della civiltà. È chiaro che esistono due problemi distinti e confliggenti.

Uno riguarda la condizione disastrosa nella quale vivono (e soprattutto muoiono o temono la morte ) alcuni milioni di palestinesi; l’altro problema è il dilagare dell’antisemitismo nel mondo (che si accompagna alla paura nella quale vivono tutti i giorni alcuni milioni di cittadini israeliani).

Ignorare una di queste due questioni è un atteggiamento irragionevole. Però diffusissimo. La tendenza prevalente è quella a criminalizzare i palestinesi oppure gli ebrei. E questo per una ragione molto semplice.

Perché in questo frangente della storia questi due popoli sono guidati da governi irresponsabili. Che si sono macchiati e si stanno macchiando di crimini orrendi: l’infamia del 7 ottobre di Hamas, la tragedia delle stragi di guerra realizzate dall’esercito israeliano.

Chi vuole criminalizzare i palestinesi osserva che la responsabilità di tutto quello che sta accadendo è interamente di Hamas perché ha agito per prima scatenando la forma più furiosa e sadica di terrorismo.

Chi al contrario vuole criminalizzare Israele osserva che Israele ha già ucciso 10 o 20 mila civili e una cifra vicina ai 10 mila minorenni dei quali circa 5000 bambini. E ha raso al suolo Gaza.

Sono ragionamenti macabri e insensati. Cioè è insensata la valutazione su quale delle due aggressioni sia più delittuosa. Noi ci troviamo di fronte a un numero spaventoso di crimini dalle due parti, e di fronte al problema di trovare una soluzione alla questione palestinese e di fermare l’antisemitismo, che è il padre e la madre di tutti i razzismi.

In queste pagine dell’Unità pubblichiamo un discorso splendido, pronunciato l’11 ottobre del 1982 da uno dei più prestigiosi intellettuali italiani del dopoguerra, Bruno Zevi, in occasione del feroce attentato alla Sinagoga di Roma, avvenuto due giorni prima, che provocò molti feriti e uccise Stefano Gay Taché, un bambino ebreo di 2 anni.

Lo pubblichiamo perché è un discorso bellissimo, e sembra pronunciato in queste ore. E perché pensiamo che non bisogna scegliere tra Zevi e il rapporto di Oxfam su Gaza che pubblichiamo. Non sono contrapposti: raccontano la stessa storia e ci chiamano allo stesso impegno e alla stessa lotta. Perché non ci siano mai più Stefano Gay Taché. Né tra i bambini ebrei né tra i bambini palestinesi.

23 Dicembre 2023

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