Il caso del sottosegretario

I detenuti vengono torturati ma in Italia si parla delle dimissioni di Delmastro…

Il sottosegretario fa parte di un governo, e pure di un Parlamento, dove praticamente quasi nessuno solleva obiezioni sul 41bis

Giustizia - di Frank Cimini - 2 Dicembre 2023

CONDIVIDI

Il sottosegretario Andrea Delmastro
Il sottosegretario Andrea Delmastro

Ci sono molte ragioni per cui il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro ha il diritto e persino il dovere di restare al suo posto. Innanzitutto va precisato che sarebbero un precedente molto pericoloso le dimissioni in seguito a un decreto che dispone il giudizio.

Sarebbe in pratica come tornare alla farsa di Mani Pulite quando bastava un avviso di garanzia, e a volte nemmeno quello, affinché il politico di turno andasse a casa, oltre a dover sopportare la gogna mediatica che lo indicava al pubblico ludibrio.

Il processo che inizierà il prossimo 12 marzo davanti al Tribunale di Roma accerterà se Delmastro ha commesso un reato. E poi ci saranno anche altri due gradi di giudizio. Calma e gesso.

Ma la ragione vera, in fondo, è prettamente politica. Il sottosegretario, oltre ad affermare di non aver fatto nulla di penalmente rilevante e, potesse tornare indietro, che lo rifarebbe tranquillamente, dice di essere di essere orgoglioso di aver difeso l’articolo 41bis del regolamento penitenziario addirittura combattendo contro una alleanza organica tra anarchici e mafiosi che in realtà sta nella fantasia, non solo sua.

Il contesto della vicenda è importantissimo. Delmastro sta in un governo e pure in un Parlamento dove sul 41bis quasi nessuno ha da muovere critiche.

Il 41bis sta nel Dna di questa repubblica nel senso che è pure perfettamente costituzionale, in linea se non con la Carta del 1948, certamente con quella Costituzione materiale adeguata alle leggi della madre di tutte le emergenze entrata in vigore ormai circa mezzo secolo fa con il contributo di tutti i partiti.

Il 41bis è tortura, ma la tortura in questo benedetto paese non ha neanche una norma adeguata a contrastarla come reato tipico del pubblico ufficiale. E va sempre ricordato che ben cinque condannati come responsabili del sequestro e delle torture sull’imam Abu Omar avevano ricevuto grazie totali o parziali dal Quirinale, prima per decisione di Giorgio Napolitano poi di Sergio Mattarella.

Nell’applicazione dell’articolo relativo al carcere duro si è andati ben oltre lo spirito e la lettera dello stesso. Che non bisognerebbe esagerare lo ha esplicitato persino la direzione nazionale antimafia e antiterrorismo nel caso di Alfredo Cospito, senza però riuscire a convincere il Tribunale di Sorveglianza di Roma unico organo deputato a decidere sui reclami contro il 41bis provenienti da tutto il paese.

Una sorta di Tribunale speciale di cui l’Italia aveva fatto a meno persino nei cosiddetti anni di piombo scegliendo l’uso speciale dei tribunali ordinari. E il problema sarebbero le dimissioni di Delmastro? Il principe De Curtis avrebbe la risposta giusta.

2 Dicembre 2023

Condividi l'articolo