La testimonianza sul campo

“Bombardamento a Gaza col fosforo bianco”, la denuncia di Giuditta Brattini

Parla una cooperante italiana che si trova a Gaza. Racconta la distruzione, la disperazione, i morti, i feriti, gli ospedali messi fuori uso, il disastro umanitario. Chiede: vi interessano queste cose?

Interviste - di Angela Nocioni

22 Ottobre 2023 alle 15:30

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“Bombardamento a Gaza col fosforo bianco”, la denuncia di Giuditta Brattini

Lei parla da Rafah, nella Striscia di Gaza sotto le bombe. “Siamo 45 persone, tutti operatori umanitari, in un campo della agenzia delle Nazioni unite per i profughi palestinesi, siamo in attesa dell’autorizzazione dall’Egitto di lasciar passare il convoglio umanitario. Viviamo in un parcheggio macchine e dormiamo in macchina o a terra. Qua accanto ci sono 35mila famiglie evacuate dalla Striscia per i bombardamenti in corso, ce ne sono anche altre, in scuole soprattutto. Prima ero a Gaza city, a Tal el Hawa, il mio quartiere nel centro di Gaza che è stato raso al suolo”.

L’ultimo bombardamento?
Stanotte qui davanti, bombardano continuamente, sono bombe dal cielo”.

Giuditta Brattini è una cooperatrice volontaria per la riabilitazioni di bambini e adulti, lavora da anni nella Striscia con l’associazione Gazzella e con Fonti di pace. Parla al telefono.
“Il ministero della salute qui ieri ha mandato i dati della Striscia di questi giorni: 4137 morti, 70 per cento dei quali bambini, donne e vecchi, 14mila feriti, 1400 corpi si stima siano ancora sotto le macerie e la metà di loro sono di bambini. Israele ha bombardato un ospedale nella città vecchia di Gaza, dove c’erano feriti, medici e famiglie evacuate dalle case che avevano cercato rifugio nei giardini dell’ospedale, altri sette ospedali a Gaza sono stati parzialmente danneggiati e quindi non funzionano in parte, mancano medicinali e materiale sanitario monouso, altri centri sanitari nella Striscia sono stati resi inutilizzabili. Israele continua a chiedere di evacuare gli ospedali ma finora il personale medico si è rifiutato di spostare i pazienti perché non c’è niente nella Striscia che possa accogliere così tanti feriti. Finora dall’inizio dei bombardamenti israeliani 46 medici sono stati uccisi, 85 persone tra i sanitari sono state ferite e hanno colpito 23 ambulanze. C’è tanta gente in uscita verso sud ma adesso anche verso Raffah in cerca di una fuga dalle bombe verso l’Egitto. Finora dovrebbero essere circa 500mila gli evacuati passati per i centri delle Nazioni unite e più di 200mila le altre persone che sono scappate senza trovare posto nei campi e sono andate da altre famiglie, da parenti. Ma i numeri non sono sicuri. Stamattina c’è arrivata la circolare di avviso ufficiale per dire che anche i centri delle Nazioni unite non sono più sicuri, e lo sappiamo, ma dove possiamo andare? E’ stata bombardata anche la chiesa ortodossa, 16 morti. Giornalisti qui non ce ne sono, l’informazione da qui non c’è, giornalisti che chiedono di entrare nella Striscia di Gaza non esistono, l’informazione sulla realtà di qui non la dà nessuno. Giornalisti che raccontano da Israele la paura dei civili in Israele ci sono, quelli per raccontare la paura delle persone di qui da qui, dalla Striscia sotto le bombe no, non ci sono”.

Da Gaza City fino a lì come è arrivata? Sotto la protezione di chi?
Il nostro Consolato a Gerusalemme ha creato tutte le condizioni per compiere l’evacuazione, tutti i documenti e il coordinamento sono stati del Consolato, ora siamo sotto la protezione delle Nazioni unite. All’interno dei rifugi ci sono molte infezioni batteriche e ci sono molti casi di febbre alta soprattutto tra i bambini per carenze di norme igieniche, qui c’è un gabinetto per 45 persone, pensate alle famiglie nei campi con migliaia di persone. A Gaza nel primo bombardamento dell’8 di ottobre hanno centrato accanto a noi un edificio, molti morti e i feriti sono stati subito soccorsi dagli infermieri dell’ospedale lì vicino, i vetri delle case si sono tutti rotti e molte persone delle case sono ferite. Non ho visto con i miei occhi, ma i medici mi hanno mostrato la documentazione di corpi di bambini e adulti, alcuni morti e alcuni feriti. Tra il 9 e il 10 di ottobre nell’attacco nella zona di Tal el Hawa agli abitanti era stato comunicato che dovevano andarsene perché avrebbero bombardato, molti si sono rifugiati negli ospedali, dopo il bombardamento l’aria era molto acre, forte, il giorno dopo i medici dell’ospedale hanno detto che era stato utilizzato il fosforo nell’attacco.

Chi le ha detto che era stato usato fosforo bianco?
I medici dell’ospedale.

Come viene diffuso l’ordine israeliano di evacuazione?
Quando devono bombardare arriva un ordine di evacuazione sui telefoni di tutte le persone, e questo dà una idea del controllo diretto che ha Israele sulle persone che stanno a Gaza, e tutti scappano, ovviamente non tutti abbastanza in fretta ed è così che si trovano famiglie intere morte nelle case di civili bombardate. Tutti scappano dove possono, come possono, cercano una struttura sanitaria perché la considerano più sicura. Ma non pensate che c’è un piano di evacuazione, nessuno organizza l’evacuazione.

Voi in Egitto come ci andate?
Il trasferimento lo facciamo con le macchine dell’Onu. Nel primo campo in cui ci siamo fermati venendo qui ho incontrato famiglie che conosco scappate dalle loro case, case distrutte, vogliono tornare, non farsi spingere in Egitto, vogliono tornare nelle loro case e ricostruirle.

Dalle persone palestinesi con cui parla che vivono nella Striscia come le risulta sia stato accolto l’attacco di Hamas a Israele?
Con sorpresa, la mattina del 7 ci siamo svegliati, ci siamo tutti svegliati con questo lancio di razzi verso Israele e non capivamo, ci siamo telefonati, poi abbiamo saputo dell’attacco. La gente palestinese è ancora sorpresa anche perché mai si era vista questa capacità di Hamas di entrare in Israele. Quello che sento dire da tutti i palestinesi con cui parlo è che la situazione nella Striscia come era arrivata ad essere prima degli attacchi del 7 ottobre non era più sopportabile, questo è quello che sento dire da loro.

Perché?
Perché sono sotto assedio dal 2007, perché sono chiusi lì senza un futuro, senza un vero lavoro, nessuno però mi pare di capire avrebbe voluto una esplosione di questo genere anche perché è evidente che ora pagano loro, i civili. Mai ho udito tra i palestinesi di un dissenso alla resistenza all’occupazione israeliana, magari dipende da una mancanza di libertà nell’esprimersi, questo non lo so, quello che sento dire che vogliono i palestinesi che vedo qui, lo sento da tutti grosso modo, è che loro vorrebbero vedere un’unità delle fazioni palestinesi. Ma se la domanda è se hanno condannato l’attacco di Hamas devo dire che, per quel che vale, io la parola condanna non l’ho sentita.

 

22 Ottobre 2023

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