Hamas, la guerra e l'economia

Le conseguenze della guerra in Israele, effetti negativi su gas e petrolio: lo spread italiano sfonda quota 200 punti

Economia - di Redazione - 9 Ottobre 2023 AGGIORNATO 9 Ottobre 2023 alle 12:56

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Le conseguenze della guerra in Israele, effetti negativi su gas e petrolio: lo spread italiano sfonda quota 200 punti

Da una parte le conseguenze politico-militari, dall’altra quelle economiche. I timori di un nuovo sanguinoso e lungo conflitto in Medioriente, innescato dall’offensiva scagliata sabato 7 ottobre da Hamas contro Israele, si fanno subito sentire sui mercati internazionali.

Lo spread

Una situazione di incertezza che l’Italia in particolare sta pagando. La tensione sul mercato obbligazionario sulla scia dei timori innescati dal conflitto tra Hamas e Israele sta avendo ripercussioni sullo spread tra Btp italiani decennali e Bund tedeschi: il differenziale ha toccato un massimo di 211 punti per poi ripiegare, e viaggia ora oltre i 207 punti. Il tasso del decennale sale al 4,91%.

Gas e petrolio

La parola chiave è “incertezza”, una vera e propria bestemmia per i mercati internazionali che, al contrario, sono alla continua ricerca di stabilità. È in questa ottica che vanno interpretate le quotazioni al rialzo di petrolio e gas naturale: il petrolio, in avvio, è arrivato a superare il 5 per cento in Europa e sono in scia anche le “opzioni” a Wall Street. Per il gas il rimbalzo è addirittura superiore, oltre il 7 per cento.

La situazione italiana

La situazione di emergenza rischia di far esplodere altre problematiche, mi riferisco a quello dell’energia, come accaduto per la guerra della Russia in ucraina, per l’approvvigionamento di gas e petrolio”. Queste le parole a caldo, intervenendo su RaiNews24, del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso in merito ai possibili sviluppi per l’Italia dal conflitto tra Hamas e Israele.

Da quei paesi giungono altre risorse alla nostra Europa. Dobbiamo capire e comprendere anche se dobbiamo pensare all’autonomia strategica del nostro continente per l’approvvigionamento energetico ma non solo“, ha aggiunto l’esponente di Fratelli d’Italia.

I rapporti con Algeria e Azerbaigian

L’elefante nella stanza, il non detto di Urso, è però il problema sistemico del governo di Roma e non solo. La crisi energetica scatenata dall’aggressione della Russia in Ucraina il 24 febbraio dello scorso anno ha costretto le cancellerie europee a fare a meno delle risorse energetiche di Mosca e ripiegare in fretta e furia su altri mercati.

Per l’Italia la risposta è stata affidarsi al governo autoritario di Algeri come risposta alla crisi energetica: nel pieno dell’attacco di Hamas contro Israele lo stesso governo di Algeri ha ben pensato di condannare l’attacco palestinese bensì la controffensiva dell’aeronautica dello Stato ebraico su Gaza e espresso “piena solidarietà per il popolo palestinese”.

Come ricorda Federico Fubini, parliamo della stessa Algeria da cui, dopo lo stop alle forniture di gas dalla Russia, si è buttata nelle mani del suo governo per ottenere il prezioso gas: fra il 2021 e l’anno scorso l’import di metano in Italia dal Paese del Nordafrica è cresciuto da 22 a 26 miliardi di metri cubi.

Situazione simile si è vissuta negli scorsi giorni con l’Azerbaigian che ha aggredito il Nagorno-Karabakh, la regione separatista dove la popolazione armena è stata costretta a lasciare le proprie abitazioni in una sorta di “pulizia etnica”. Di fronte all’offensiva l’Italia e l’Unione Europea intera sono rimaste sostanzialmente in silenzio: il gas azero è infatti una delle nuove fonti indispensabili per fare a meno della Russia di Vladimir Putin.

di: Redazione - 9 Ottobre 2023

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