Il vicepremier durissimo

Chi è Antonio Tajani, il vicepremier di Forza Italia che ha detto: “Mai alleati coi fascisti”

Il ministro degli Affari recita da numero uno e alza la tensione tra Lega e partner di governo in vista delle urne. Se prima avevamo dubitato di lui, ci eravamo sbagliati

Politica - di Fulvio Abbate - 4 Luglio 2023 alle 19:30

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Chi è Antonio Tajani, il vicepremier di Forza Italia che ha detto: “Mai alleati coi fascisti”

“Tajani c’è”, di più, finalmente esiste. Sia detto parafrasando una frase da mani anonime tracciata con lo spray sui cartelli che indicano gli svincoli autostradali, lì a indicare l’esistenza dell’Altissimo, “Dio c’è”, appunto. E ora anche Antonio Tajani si manifesta. Da poche ore possiamo dire che Tajani ha corpo, voce e forse anche luogo. Politico, s’intende. L’uomo sembra essere uscito dalla seconda fila, dal grigio tenue, conquistando infine la piena solennità dell’abito antracite istituzionale. Fino a ieri di lui eravamo invece costretti a rilevare soprattutto un’espressione contratta, trattenuta, la rigidità del collo sopra la camicia bianca, collo taglio “francese”, sottomissione un po’ curiale, l’attesa, il timore d’esprimere opinioni che non dispiacessero il “principale”, Silvio Berlusconi, che l’ha assemblato politico.

Ora, in assenza di quest’ultimo, d’improvviso, come nelle tardive apparizioni celesti, Antonio Tajani, romano, già studente del liceo classico “Tasso”, lo stesso di Walter Veltroni, trascorsi da giovane dirigente monarchico, forse perfino Guardia d’onore del Pantheon, sembra aver conquistato l’altorilievo, se non marmoreo, discretamente sbalzato. L’occasione giunge con la sua netta risposta consegnata a Matteo Salvini dallo scranno della Farnesina. Tajani, si sappia, è attualmente ministro degli affari esteri del governo Meloni. Tajani che alza così la tensione tra Lega e alleati nella prospettiva delle elezioni europee. Tajani che boccia ogni ipotesi con l’estrema destra di Le Pen o dei tedeschi post-nazisti dell’Afd. Salvini replica: “No ai diktat”.

Ma intanto Antonio T. conquista se stesso: “Voglio essere molto chiaro, sono anche vicepresidente del Ppe: per noi è impossibile qualsiasi accordo con Alternative Fur Deutschland e con il partito della signora Le Pen. Il futuro di FI è quello di una grande forza moderata, saremo il centro della politica italiana e abbiamo un ruolo importante da svolgere visto che il Pd si sta spostando verso sinistra. FI sarà un punto di riferimento per i delusi anche dal centro del centrosinistra, siamo noi attrattivi. Ci sarà anche qualche ingresso significativo nei prossimi giorni”.

Un pronunciamento antifascista, che porta idealmente a ritrovarne il profilo accanto ai volti di chi, sebbene fedele monarchico, giunse a Porta San Paolo, a Roma, il 10 settembre del 1943 per sbarrare in armi la strada ai tedeschi; granatieri di Sardegna e lancieri di Montebello, con loro anche i primi partigiani dei Gap e lo stesso Giuseppe Albano, “il gobbo del Quarticciolo”. Tajani da immaginare dunque con il fazzoletto azzurro delle formazioni vicine a casa Savoia intorno al collo davanti a Salvini e Meloni. La persona pubblica di cui avevamo in parte dubitato spina dorsale e determinazione mostra adesso pienamente se stessa, diventa, direbbe il filosofo, ciò che è, Antonio Tajani. Battesimo tardivo, certo, e tuttavia apprezzabile, da meritare un brindisi resistenziale.

Resta quindi da festeggiare la venuta al mondo di Antonio Tajani, politico, la sua posizione chiaramente democratica, centrista, il suo “mai con i fascisti”. Tajani addirittura eroe, come il carabiniere Salvo D’Acquisto. D’altronde, restando nella psicologia, non è affatto vero che gli eroi debbano possedere il coraggio, anzi sovente questi ultimi, proprio gli eroi, come racconta la letteratura, diventano tali per puro merito ed estro del momento. Irrilevante, interrogarsi se queste sue parole definiranno l’esistenza certa e incrollabile di un centro politico in grado di bilanciare i populismi, la vocazione postfascista e l’antico riflesso condizionato di una destra ringhiosa, xenofoba, sostanzialmente antieuropeista.

Al momento occorre soltanto immaginare il corteo che lo innalza lungo il perimetro romano del Palazzo: da Campo Marzio, sede del negozio “Davide Cenci”, simbolo d’ogni grisaglia o blazer pienamente ministeriali, a via dei Fori Imperiali, là dove il fascismo issò le statue degli imperatori trascorsi. Tajani dunque per in giorno accanto a Cesare, Augusto, Ottaviano, Traiano, Marco Aurelio e perfino Nerone che, a dispetto di quello che impropriamente restituisce la leggenda, era un autentico moderato, se non addirittura un doroteo.

4 Luglio 2023

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