L'appello del Papa

Nuova critica al capitalismo: così può risorgere il popolo

Dopo la caduta del comunismo, Wojtyła indicò nell’alleanza tra mercato e solidarietà il futuro della società. Ma ha prevalso solo la cultura distruttiva del profi tto. Che va rimessa in discussione come ha fatto Bergoglio

Editoriali - di Rocco Buttiglione - 28 Giugno 2023 alle 17:30

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Nuova critica al capitalismo: così può risorgere il popolo

1. Il messaggio di papa Francesco è intensamente politico. Lo si capisce poco perché noi, per la nostra storia, siamo focalizzati prima di tutto sul tema del partito: il partito dei cattolici, il partito cattolico, il partito comunista… Sempre e comunque il partito. Siamo tutti leninisti. Vogliamo costruire il partito per prendere il potere e poi, facendo uso del potere, cambiare la società ed il mondo. Papa Francesco propone una prospettiva (politica) affatto diversa. Si sta dissolvendo un popolo, si è dissolto un popolo.

Chi è capace di ricostruire un popolo? Da dove inizia il processo di ricostruzione o di costruzione di un popolo? Stati senza popolo convocano periodicamente le masse per fare dare una dubbia legittimazione democratica a ceti dominanti non popolari usando (in modo peraltro sempre più precario) strumenti di controllo della pubblica opinione sempre più raffinati. Papa Francesco non pretende di avere una ricetta cha vale per tutti per ricostruire un popolo. Quello che ha però lo offre a tutti. Quello che il Papa ha è la persona di Cristo. Convertendosi a Lui, riconoscendo Lui come la propria identità vera, essi si scoprono membra gli uni degli altri. Diventano popolo. Il popolo nasce dall’interno della coscienza della persona quando uno non può dire io senza pensare noi. La comunione cristiana diventa (ha la naturale tendenza a diventare) solidarietà, comunità umana visibile e solidarietà concreta. Così nasce un popolo.

2. Solo così nasce un popolo? Ed i non cristiani non possono essere popolo? Cristo è venuto per riunire in un unico popolo molti popoli diversi che camminano attraverso la storia. Esistono molte esperienze umane che mettono gli uomini in cammino per diventare popolo. Con tutte queste esperienze la Chiesa vuole dialogare, vuole accompagnarle, vuole parlare loro di Cristo e vuole ascoltare ciò che esse hanno da dire sull’uomo. Due esperienze, in particolare sono cruciali. La prima è quella dell’innamorarsi, dello sposarsi, dell’avere dei figli.

Lì l’uomo vede come il suo centro affettivo si sposta fuori di lui stesso, nella persona amata e poi nei figli generati con lei. Non a caso l’analista implacabile della società liquida, Zygmunt Bauman ci dice che dove un uomo e una donna si innamorano lì la società liquida inizia a solidificarsi: nasce un noi e nasce un popolo. Qui al popolo della sinistra dovrebbero fischiare le orecchie. Non è stato Feuerbach a scrivere che l’amore sessuale fa emergere nella coscienza il Gattungswesen, l’essere di specie, l’essere popolo e non solo individuo?

L’altra esperienza dove l’uomo supera la propria individualità e diventa comunità è quella del lavoro. Si lavora sempre insieme con altri e nel lavoro continuamente ci si accorge di avere bisogno dell’altro e, al tempo stesso, di dover venire in aiuto dell’altro. Il lavoro è il nostro lavoro, l’opera è la nostra opera. L’uomo è sollecitato con una particolare intensità a diventare popolo proprio attraverso la comunità degli uomini del lavoro. Anche qui la gente di sinistra (quello che era una volta il popolo della sinistra) dovrebbe sentirsi fischiare le orecchie: non è stato Proudhon a rivendicare il ruolo della comunità dei lavoratori e a dire che il capitalismo paga all’operaio il valore del suo lavoro individuale mentre tiene per se il valore sociale del lavoro, tutto ciò che al valore del prodotto finito aggiunge la comunità dei lavoratori?

3. Marx ha tentato di condurre il Movimento dei Lavoratori dalla utopia alla scienza. Il movimento delle forze produttive doveva entrare in contraddizione con il modo di produzione capitalistico e da questa collisione doveva nascere la nuova società socialista. La critica “scientifica” , materialistica, del capitalismo doveva dunque sostituire la critica etico/religiosa (Weitling, Proudhon) che aveva animato le prime fasi della storia del Movimento Operaio. La critica scientifica è fallita.

Il capitalismo ha superato le sue crisi e ha guadagnato nuovi spazi di dominio e di controllo, ha disgregato la comunità dei lavoratori decentrando la produzione , inventando nuovi modi di coordinare e unificare i lavori senza che i lavoratori nemmeno mai giungano a vedersi in faccia e chiamarsi per nome. Ha disgregato le famiglie, tecnicizzato la sessualità, mandato in soffitta il romantico fare l’amore a favore del più pratico e meno impegnativo fare sesso. Su questo tema ha scritto pagine fondamentali Herbert Marcuse nel suo articolo sulla Desublimazione repressiva: liberare gli istinti per togliere energia alla ragione. Il materialismo dialettico ha perso la sfida con il materialismo volgare.

4. Quando è caduto il comunismo Giovanni Paolo II ha proposto una nuova alleanza di mercato libero e solidarietà. A 30 anni di distanza possiamo dire che questa alleanza è stata rifiutata. Abbiamo avuto molto mercato (neanche tanto libero) e poca, pochissima solidarietà. Il crollo del capitalismo non c’è stato ma il capitalismo continua a produrre inquinamento e distruzione dell’ambiente naturale ed alienazione e depressione nell’ambiente umano. Dopo il crollo del sistema alcuni aspetti della critica di Marx hanno mantenuto la loro validità. Il sistema economico dominante è orientato alla produzione di valori di scambio (cioè infine di denaro) e non alla produzione di valori di uso (cose utili per la vita e la felicità degli uomini).

C’è bisogno di una nuova critica del capitalismo che non può essere materialistica (sul terreno del materialismo il capitalismo ha vinto) ma deve essere etico/religiosa, deve partire dalla dignità della persona umana. Con Fratelli tutti e con Laudato sí papa Francesco offre i primi abbozzi di questa critica: misura il sistema esistente con la misura del Vangelo e lo trova carente. Mons. Paglia sottolinea anche i Messaggi del Papa ai Movimenti Popolari, dove rivive lo spirito originario del Movimento Operaio.

5. Troverà questa opera di ricostruzione di identità di popolo una eco nella alta politica, nella politica dei Parlamenti e dei Governi? Il tempo davanti a noi è breve. La globalizzazione solo economica, la globalizzazione economica non accompagnata dalla globalizzazione dell’etica e della politica già è fallita. Già si stanno creando blocchi commerciali chiusi che presto si trasformano in blocchi imperialistici che si contendono il controllo delle materie prime e dei mercati e poi diventano blocchi militari che di queste materie prime e di questi mercati cercano di impadronirsi con la forza.

Già abbiamo in corso “una guerra mondiale a pezzetti” ed abbiamo la guerra in Europa. Questa situazione ricorda da vicino quella degli anni 30, quando germogliavano le cause che poi hanno condotto al conflitto mondiale. Per rispondere alla crisi che ci attanaglia la Chiesa offre la proposta di una personalità comunionale, che crea comunità , famiglie, nazioni che non affermano la loro identità le une contro le altre ma vedono crescere la loro identità nel dialogo delle une con le altre. Come questo diventi politica la Chiesa non lo sa: i cristiani devono cercarlo pazientemente nella storia, in dialogo con tutti coloro che sentono l’urgenza di questo compito. Chi risponde all’appello? C’è qualcuno nella sinistra che risponde a questo appello?

28 Giugno 2023

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