Sguardo a Mosca

“È improbabile che Putin cada”, intervista a Stefano Silvestri

"Il suo è un azzardo. Il capo della Wagner gode di appoggi tra i boiardi del regime. Ma non basta. Un golpe? Somiglia più a una guerra civile"

Interviste - di Umberto De Giovannangeli

25 Giugno 2023 alle 09:30

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“È improbabile che Putin cada”, intervista a Stefano Silvestri

Il mondo guarda a Mosca e trattiene il fiato. L’Unità ne discute con uno dei più autorevoli analisti italiani di politica estera: il professor Stefano Silvestri. Già presidente dello Iai (Istituto Affari Internazionali) e oggi consigliere scientifico, Silvestri è membro della commissione Trilaterale, il think tank che punta a promuovere la collaborazione fra Europa, Giappone e Nord America.

Siamo alla resa dei conti in Russia?
Siamo in una situazione di forte confusione. Sembra improbabile che questo colpo di Prigozhin vada verso un tentativo di rovesciamento del regime di Putin. Credo che la cosa sia andata oltre le aspettative. Probabilmente Prigozhin pensava e forse punta ancora a presentarsi come colui che difende Putin dai veri traditori che sarebbero quelli dell’esercito. Però è chiaro che Putin non sembra avere alcuna intenzione di mettere a subbuglio tutta la struttura del potere e il formale assetto dello stato russo come accadrebbe se cedesse all’idea di cambiare l’intero stato maggiore dell’esercito. La confusione era chiara già da una serie di dichiarazioni sull’andamento della guerra, sia della Duma sia anche di alcuni esperti che non avevano molto senso dal punto di vista militare ma lo avevano dal punto di vista politico, per indicare che c’era una dirigenza forse alternativa più decisa ad andare fino in fondo, meno esitante, che cercava di attribuire la difficoltà dell’operazione militare tentata da Putin a esitazioni strategiche, a errori militari più che al fondamentale errore politico che in realtà ha commesso Putin attaccando l’Ucraina. Detto questo, vi sono altre incognite che saranno sciolte sul campo.

Quali?
Bisognerà vedere cosa faranno le altre milizie che ci sono in Russia. Prigozhin finora si era mosso di concerto anche con le milizie cecene. Non mi pare che ci siano dichiarazioni di ceceni che lascino intendere un sostegno, diretto o indiretto, all’azzardo del capo della Wagner.

Il leader ceceno Ramzan Kadyrov si è schierato con Putin e ha annunciato l’invio dei suoi combattenti nelle zone di tensione. Sul suo canale Telegram Kadyrov ha detto: “Quello che sta accadendo non è un ultimatum al ministero della Difesa. È una sfida per lo Stato e contro questa sfida è necessario radunare tutti attorno al leader della nazione: l’esercito, le forze di sicurezza, i governatori e la popolazione civile. I soldati del ministero della Difesa e della Guardia Nazionale nella Repubblica cecena sono già partiti per le zone di tensione. Faremo di tutto per preservare l’unità della Russia e proteggere lo stato”.
Appunto.

Chi è Yevgeny Prigozhin e quanto è forte, non solo sul piano militare?
Prigozhin è un avventuriero, uno che è stato in prigione a San Pietroburgo, dove già conosceva Putin, non dimentichiamo che il presidente russo viene da lì. Prigozhin aveva fatto i soldi con delle catene di fast food e dopo con il catering che ha conquistato anche il Cremlino. Poi, però, è andato oltre. E ha sviluppato questa specie di esercito privato, il gruppo Wagner, che si è mosso per molto tempo di pieno concerto con la presidenza russa, non tanto in Russia ma soprattutto in Medio Oriente e in Africa. Dove peraltro si continua a muovere. Le milizie della Wagner restano attive in Libia, nel Sahel, in Sudan…E in quei casi, erano chiaramente appoggiate, supportate e pagate dallo stato russo. Prigozhin può godere di appoggi in particolare tra i grandi boiardi del regime, quelli delle grandi industrie di stato, che a loro volta hanno spesso milizie private. In questi circoli c’è chiaramente insoddisfazione nei confronti della guerra in Ucraina, che ha posto a questi oligarchi grossi problemi, bloccando loro i crediti, l’accesso al mercato occidentale. Questa non è gente che vuole andare a svernare in Iran. Vuole godersi la vita sulla Costa Azzurra o a Montecarlo. Non sono certo felici di questa situazione. Quanto questo si possa trasformare in un colpo di stato, è difficile dirlo anche se a me pare improbabile. Questi devono tutto a Putin, quel tutto non vorrebbero ridarlo indietro, preferirebbero tenersi quello che hanno avuto. Lo stesso problema ce l’ha Prigozhin, il quale continua a non attaccare esplicitamente Putin ma a scagliarsi contro i vertici militari. Ma è un gioco che non regge. Non puoi andare contro Putin dicendo viva Putin. È un vecchissimo trucco che non funziona. La dichiarazione di Putin è particolarmente dura…

In che senso?
Putin è andato a ricordare l’anarchia russa del 1917. Non so se Prigozhin pensi di essere Lenin che riuscì, nonostante non avesse dietro di sé potenti armate, perché crollò lo stato imperiale russo. Oggi non mi pare che siamo alla vigilia del crollo del sistema imperiale di Putin. Certo è che gli accadimenti di queste ore dimostrano senza ombra di dubbio cosa questa guerra sta infliggendo alla Russia. Evidentemente i danni sono ancora superiori a quelli che noi riusciamo a vedere.

È una forzatura fare un parallelismo con il golpe anti Gorbaciov che segnò la fine dell’Unione Sovietica?
Quel golpe riuscì a imprigionare Gorbaciov, ma non riuscì ad assicurarsi il controllo di Mosca. Alla fine, l’esercito non marciò. In questo frangente l’esercito è scavalcato. Ma continua ad esistere ed è una realtà piuttosto forte. Così come suppongo continuino ad esistere le forze di polizia russe. Credo che abbiano un interesse vitale a stare insieme con il capo dello stato. Sappiamo bene che quando avvengono i putsch quelli che stavano nelle forze di polizia sono tra i primi che ci rimettono la pelle. Mi sembra diverso da quello condotto contro Gorbaciov. Quello fu un tentativo di reinstaurare l’Unione Sovietica nel momento in cui sembrava che Gorbaciov non la difendesse al meglio, in realtà portò alla effettiva dissoluzione dell’Urss, perché poi Eltsin dichiarò l’uscita della Russia dall’Unione Sovietica e quindi ne sancì la fine. Allora era un gioco tutto di vertice, adesso non so se resterà tale. Perché se si muovono le truppe sul terreno, se ci saranno scontri militari è piuttosto una situazione simile a quella individuata da Putin con il riferimento al ’17, con diversi eserciti rivali russi si scontrano tra russi sul territorio russo. È più guerra civile che colpo di stato. Vedremo, magari si risolverà in un fallito colpo di stato.

Questo precipitare degli eventi dentro la Russia quanto potrebbe incidere sul fronte ucraino?
Questo è chiaramente un regalo alle forze ucraine. La cosa da vedere, ma è ancora troppo presto da valutare, se questo aprirà uno spiraglio a negoziati di pace oppure no. Sia Putin sia un suo eventuale successore potrebbero essere portati ad avere una posizione più dura, oppure potrebbero approfittare degli eventi dicendo che la situazione è cambiata e quindi è possibile negoziare. In ogni caso, se questa cosa avvenisse, confermerebbe che questa guerra può finire soltanto nel momento in cui Mosca accetta che finisca. Il rischio maggiore è quello dell’anarchia. Non solo perché questo comporterebbe una frammentazione di fronti, continuazioni di guerre, morti, distruzioni, ma perché sarebbe l’anarchia in un paese con un fortissimo arsenale nucleare. E questo è molto, molto pericoloso.

25 Giugno 2023

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